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Epidemie virtuali: tutti i videogiochi in cui il virus fugge dal laboratorio

Da The Division a Unforeseen Incidents: tutte le volte in cui il mondo videoludico è stato colpito da temibili pandemie nate in provetta

Il mondo guarda con estrema attenzione l'evoluzione dell'epidemia di massa nata in Cina, dopo le rivelazioni sull'origine dell'agente patogeno in un laboratorio militare di Wuhan. Il centro, che studia i virus più pericolosi conosciuti al mondo, avrebbe iniziato a condurre degli esperimenti militari su nuove sostanze in grado di scatenare vere e proprie pandemie.

A quanto pare, lo scorso dicembre un tecnico di laboratorio sarebbe entrato in contatto col virus, incubandolo inavvertitamente e dando il via al contagio. Uno scenario che, perlomeno nel mondo dei videogiochi, è stato riproposto in più di un'occasione.

 

Le immagini che vanno in onda in questi giorni, infatti, sembrano prese dai più catastrofici videogames mai creati fino a oggi: la redazione di Mastergame ha selezionato cinque giochi che parlano di un contagio nato dalle provette di un laboratorio, aggiungendo inoltre tutti quei titoli in cui l'epidemia ha dato origine a eventi apocalittici come la nascita dei temibili non-morti. Scenari che sembrano quasi suggerire come la realtà stia superando opere di finzione.

 

Epidemic


 
EPIDEMIC

Sviluppato da Genki e lanciato sulla prima PlayStation nel 1996, Epidemic è uno sparatutto in soggettiva ambientato nella fittizia città di Neural City. È il 2038: dopo una epidemia di massa causata dal temibile virus Gigari, capace di uccidere chiunque fosse esposto all'agente patogeno nel giro di dieci giorni, il mondo è stato decimato e gli unici superstiti sono stati costretti a realizzare una città sotterranea per evitare ulteriori contagi.

 

Nel caso di Epidemic, la sostanza era stata creata da un folle di nome Sirus, che intendeva modificare il DNA degli esseri umani sfruttando quello di una creatura aliena di nome Kileak. Il progetto del Dr. Kim, nato nel primo capitolo della serie intitolato "Kileak: The DNA Imperative", si è evoluto in un vero e proprio virus curabile grazie a una pianta chiamata Lafres Flower, presente esclusivamente in superficie, grazie alla quale gli scienziati hanno trovato un antidoto.

 

Roadwar 2000

 

ROADWAR 2000

Nel 1986, Strategic Simulations lancia su tutti i computer da gioco, Amiga, Commodore 64 e Atari ST inclusi, uno strategico a turni ambientato in un futuro (per i tempi) post-apocalittico che ricordava vagamente l'idea alla base di Mad Max e Kenshiro. Con gli Stati Uniti colpiti da un virus lanciato da un gruppo di terroristi, la popolazione è stata ancora una volta decimata riducendo in ginocchio il Paese.

 

In Roadwar 2000, il giocatore è chiamato a combattere i terroristi mettendo insieme un esercito, esplorando vari scenari per scovare nuove risorse e potenziarsi fino a ottenere l'attenzione di ciò che resta del governo americano. Con il supporto dei politici, il giocatore avrebbe collaborato col governo per combattere le forze terroristiche e recuperare otto scienziati dispersi nel territorio, da riportare in un laboratorio segreto per lavorare a una cura.

 

Syphon Filter

 

SYPHON FILTER

Quello creato da Eidetic, il team che sarebbe diventato poi Bend Studio (conosciuto attualmente per l'esclusiva PS4 Days Gone), Syphon Filter è probabilmente uno dei giochi più popolari in termini di epidemie di massa nate in un laboratorio. Lanciato su PlayStation nel 1999, lo sparatutto in terza persona vedeva il giocatore nei panni dell'agente speciale Gabriel Logan, impegnato a sventare una minaccia batteriologica nota appunto come Syphon Filter.

 

Dopo una misteriosa epidemia virale nata sulle vette dell'Himalaya, il giocatore avrebbe scoperto che in realtà il virus era nato con il chiaro intento di sterminare alcune etnie specifiche grazie alla sua capacità di essere riprogrammato a piacimento dal suo creatore. Dagli Stati Uniti al Kazakistan, Logan avrebbe così cercato in tutti i modi di distruggere ogni campione dell'agente patogeno per evitare un'epidemia di massa.

 

Tom Clancy's The Division

 

TOM CLANCY'S THE DIVISION

Creato dal team svedese Massive Entertainment sotto l'egida di Ubisoft, The Division è basato sui romanzi dello scrittore americano Tom Clancy e parla di un virus chiamato Febbre del Dollaro, un ceppo molto resistente del vaiolo che è stato diffuso appunto tramite le banconote durante il Black Friday. Ambientato in una New York completamente devastata dall'epidemia, il gioco ci mette nei panni di un Agente della Strategic Homeland Division, meglio nota come La Divisione.

 

Il virus in questione era stato creato da un terrorista ambientale, il cui scopo era quello di decimare la popolazione degli Stati Uniti al fine di preservare le condizioni del pianeta: sette mesi dopo l'infezione del dollaro che ha colpito New York, il virus si è esteso nel resto del mondo colpendo anche la Washington D.C. vista nel sequel The Division 2.

 

Unforeseen Incidents

 

UNFORESEEN INCIDENTS

Realizzato dal team indipendente tedesco Backwoods Entertainment, Unforeseen Incidents è un'avventura punta e clicca ispirata ai classici LucasArts degli anni '90 che mette i giocatori nei panni di un tuttofare di nome Harper Pendrell, che si trova suo malgrado a dover affrontare una misteriosa epidemia che ha colpito la piccola cittadina di Yelltown.

 

Nel corso dell'avventura, tra enigmi e puzzle da risolvere, il giocatore avrebbe scoperto la realtà sulla diffusione del misterioso agente patogeno che ha costretto gli abitanti a restare rintanati nelle proprie dimore o di affidarsi ai medici della RHC, azienda farmaceutica al lavoro sul contenimento del virus e su una potenziale cura.

 

Dying Light

 

BONUS: QUANDO IL VIRUS DIVENTA UN INCUBO

I casi più famosi di epidemie videoludiche sono certamente quelli in cui il virus non uccide il genere umano, ma lo trasforma in un'orda di famelici non-morti pronti a divorare chiunque sopravviva. Quelli più celebri sono certamente i vari episodi di Resident Evil: chi, guardando al caso di Wuhan, non ha associato immediatamente il virus ai folli piani della perfida Umbrella Corporation? Negli anni, la compagnia ha sfornato una serie di agenti patogeni che hanno trasformato uomini e animali in creature orrorifiche costringendo un gruppo di agenti speciali, da Leon Kennedy a Jill Valentine, ad agire sul campo per scovare una cura.

 

Famosissimo anche il caso di The Last of Us, il cui virus riprende il caso di un agente patogeno realmente esistente noto come Cordyceps, che colpisce le formiche rendendole degli zombi cannibali. Nel caso del gioco d'azione di Naughty Dog, si scopre che la cura è nascosta in piena vista sotto agli occhi dei due protagonisti e si lotta per restare in vita in un mondo completamente devastato dal virus. Anche Dying Light, gioco d'azione in prima persona realizzato dai polacchi di Techland, un virus nato in laboratorio ha trasformato tutti gli abitanti di Harran (città-stato in Turchia) in famelici non-morti dormienti di giorno ma spietati al calar delle tenebre.

 

Tra i tanti casi videoludici, da Ninja Blade a World War Z (spin-off dell'omonimo lungometraggio con protagonista Brad Pitt), trova spazio anche il recente Days Gone, che nel corso della storia si scoprirà essere quasi un sequel spirituale del succitato Syphon Filter (entrambi i giochi sono stati creati dallo stesso team): nell'Oregon devastato da una improvvisa epidemia, infatti, il fenomeno dei Furiosi è nato da una provetta nei laboratori di una corporazione chiamata NERO. Speriamo che non sia questo il caso del Coronavirus.

 


 

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