Noell Maggini. Quando la moda è intersezionale
© Ufficio stampa
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I capi dello stilista toscano di origine Sinti sono un manifesto di avanguardia, eleganza e inclusività
di Elena MisericordiaNoell Maggini, nato a Prato, di origini Sinti, classe 1994, è oggi un affermato fashion designer. La passione per la moda lo accompagna sin da piccolo, quando attraversava l’Italia insieme ai propri genitori, avvolto dalle luci inebrianti del luna park di famiglia, così giungendo a contatto con le culture locali più affascinanti e disparate del nostro Bel Paese.
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Dopo essersi diplomato nella scuola privata Loretta Oltremari, ha lavorato per importanti Maison prima di lanciare il marchio omonimo. Nel 2020 è stato considerato un prodigio dell’alta moda italiana.
La creatività dello stilista toscano emergente si manifesta attraverso capi couture taylor made, frutto di un rigoroso studio, che pone al centro l’artigianalità, l’inclusività, il rispetto dei tessuti e la tutela dell’ambiente.
Pezzi unici destinati alla vendita sul mercato italiano e internazionale, ciascuno dei quali viene disegnato, tagliato e realizzato a mano con tessuti già esistenti a stock. Le singole creazioni, pertanto, sono sempre in numero limitato, fino all’esaurimento delle materie prime. Questo processo dona nuova vita a materiali destinati ad essere smaltiti ed evita il consumo di nuove risorse. La vision del brand è infatti quella di riuscire a soddisfare le esigenze di una classe di consumatori attenti alla qualità, all’importanza di una filiera produttiva ecosostenibile, oltre che ai principi di inclusività e di integrazione.
Lo stilista toscano concepisce la moda come espressione di libertà e strumento per combattere il pregiudizio. Il brand, sin da subito, ha fatto dell’intersezionalità il proprio motto, immaginando un uomo e una donna scambiarsi capi d’abbigliamento davanti ai propri armadi, con naturalezza e spontaneità, senza alcuna differenza di genere.
Per la Follow-Winter 26-27, Noell Maggini presenta la collezione “Non dirmi come mi devo vestire”, dedicata ad una persona consapevole e anticonformista, stanca di dover giustificare e spiegare le proprie libere scelte. Abiti concepiti come atto di liberazione visiva e concettuale, che raccontano un individuo che agisce come vuole, senza chiedere il permesso. I capi parlano e raccontano una verità interiore che non ha più bisogno di essere taciuta.
In questa visione, i look proposti favoriscono il dialogo tra apparenti contrasti: capi oversize, morbidi e voluminosi, si sovrappongono a seta fluida e abiti aderenti. Un disordine ordinato, costruito con precisione sartoriale, ma, al tempo stesso, carico di istinto. Nulla è casuale, tutto profondamente personale. L’abbigliamento non è concepito come una corazza ma, al contrario, come strumento per esprimere la propria individualità e le proprie emozioni più profonde.
Chi è Noell Maggini? Quali sono le tue origini e qual è stato il tuo percorso di formazione?
Sono nato a Prato il 25 agosto 1994, in una famiglia di sinti giostrai italiani. I miei genitori si sono incontrati in un luna park, dove le rispettive famiglie lavoravano. Durante la mia infanzia, al seguito dell’attività itinerante della mia famiglia, ho avuto l’opportunità di conoscere tutte le sfumature delle diverse zone d’Italia. Questo mi ha permesso di incontrare tante persone e di osservare molte sfaccettature dell’essere umano, purtroppo anche quelle negative. Porto su di me la cicatrice della discriminazione: nonostante sia italiano da generazioni, il fatto di avere origini sinte per molto tempo non mi ha reso la vita facile. Spesso le persone non conoscono i sinti italiani e li trattano come stranieri, nonostante siano presenti in Italia dal 1422. Ho sempre sognato di diventare stilista: mi ritengo una persona semplice e concreta, amo l’artigianato e penso che la moda sia il mio mezzo per comunicare. Ho studiato in una scuola privata della mia città d’origine, Prato, la Loretta Oltremari. Da lì ho avuto varie esperienze in case di moda, che mi hanno formato nella sartoria e nell’artigianato fiorentino.
La passione per la moda da dove deriva?
Non so mai come rispondere a questa domanda: provengo da un mondo che non ha nulla a che fare con la moda, ma fin da piccolo ho sempre desiderato fare questo. Già alle scuole elementari disegnavo abiti e li mostravo alle maestre.
Quando e com’è nato il brand che porta il tuo nome?
Come dicevo, dopo essermi diplomato in una scuola di moda a Prato, ho iniziato a lavorare in questo settore come apprendista. Nel frattempo, la sera, portavo avanti progetti personali con un taglio più couture. In quel periodo, un pomeriggio, andai a comprare dei tessuti e il proprietario del negozio notò la mia attenzione ai dettagli: mi chiese cosa volessi realizzare e, dopo averglielo spiegato, mi propose di utilizzare le sue stoffe per una collaborazione. Successivamente, ho presentato una collezione uomo/donna in occasione di Pitti Uomo a Firenze e la stampa ha iniziato a scrivere di me. Rimasi sorpreso e ho cominciato a credere che questo progetto personale potesse trasformarsi in un brand. Da lì in poi ho realizzato molte collezioni di capi unici, che mi hanno poi incoraggiato a dare vita al mio marchio. Fino al 2022 ho presentato esclusivamente capi couture; poi, insieme ai miei soci, ho deciso di intraprendere un percorso di espansione e creare collezioni ready-to-wear.
Quali sono le cifre stilisitico-distintive delle tue creazioni?
Credo che le emozioni siano sempre state il leitmotiv della mia creatività: mi piace trasformare un messaggio in un abito. Le mie origini sinte, invece, alimentano quel senso di movimento e libertà. Spero sempre che i miei capi raccontino le fasi della mia vita, in continua evoluzione.
A quale pubblico ti rivolgi?
Le mie creazioni si rivolgono a chiunque si sia stancato di passare inosservato, a chi voglia esprimersi pienamente e a chi immagini un mondo in cui l’intersezionalità sia una forma di arricchimento.
Progetti e sogni per il futuro?
Oggi sto lavorando alle nuove collezioni e non vedo l’ora di mostrarle a tutti. Uno dei miei sogni più grandi è sfilare durante la Milano Fashion Week: sarebbe davvero importante per me.