storie di moda

Madame T. Quando il bikini diventa un alleato di autostima

Il beachwear dal design contemporaneo che abbraccia la bellezza del corpo femminile in tutte le sue forme

di Elena Misericordia
09 Set 2026 - 05:00
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Madame T è il nuovissimo brand beachwear fondato, proprio all’inizio di quest’anno, da Michele Teodori, in arte La Madame.

Madame T. Quando il bikini diventa un alleato di autostima

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© Ufficio stampa
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Il progetto del giovane e talentuoso fashion designer si pone innanzitutto il nobile obiettivo di promuovere, sopra ad ogni cosa, l’accettazione e l’amore per il proprio corpo, indipendentemente dai canoni stereotipati di bellezza che la società ci impone. Quei puri costrutti sociali – riguardanti, ad esempio, il peso corporeo, la taglia degli abiti, il colore della pelle e il genere di appartenenza – ci rendono psicologicamente vincolati a modelli estetici spesso irraggiungibili, alimentando dentro di noi frustrazione, bassa autostima e senso di inadeguatezza.

Madame T, al contrario, abbraccia la diversità corporea, promuovendo una visione inclusiva della bellezza. Mentre riviste patinate e social media ci propongono costantemente ideali estetici irreali, frutto di una selezione accurata e di un’elaborazione digitale, che nascondono la verità dietro ad un velo di perfezione artificiale, La Madame ci invita a considerare tutti i corpi ugualmente belli nella propria imperfetta autenticità. Perché è del tutto normale avere quei cosiddetti “inestetismi”, quali cellulite, smagliature, cicatrici e variazioni di peso, che invece l’uso di filtri e app di fotoritocco consentono di eliminare in un istante, allineandosi alle stigmatizzazioni feroci dell’industria della moda. 

I bikini Madame T portano con orgoglio il nome di donne vere: Frida, Alma, Gilda, Lola e Viola, interpretando con fierezza la sofisticata varietà dell’universo femminile, in grado di spaziare con disinvoltura dai campi da beach volley e dalle piscine olimpioniche ai salotti eleganti delle dive contemporanee, dai beach club più esclusivi di Mykonos alle spiagge hippie di Ibiza, sino alle distese sabbiose easy-chic della Provenza.

Interamente cuciti a mano, utilizzando tessuti selezionati, confortevoli e morbidi al tatto, non si sfilacciano al secondo lavaggio, non perdono la forma, non sbiadiscono a fine estate. Ma soprattutto si rivolgono a donne libere, autentiche, consapevoli e ironiche. Donne che hanno superato la prova costume con il più smagliante dei sorrisi.

Chi è Madame T? Quali sono le tue origini e qual è stato il tuo percorso di formazione?  
Mi chiamo Michele Teodori, ho trent’anni e vengo da Bergamo. Oggi rubo la voce al mio alter ego, La Madame, e vi racconto come sono arrivato fin qui. Da piccolo venivo bullizzato e per molto tempo ho portato addosso troppe insicurezze sul mio fisico. Per anni non sono andato al mare senza togliermi la maglietta davanti a nessuno. È stato un percorso lungo e difficile. Con il tempo, grazie ai miei amici e alla terapia, ho iniziato a superare alcuni dei miei blocchi. Poi è arrivata la danza: la Heels dance, che si balla sui tacchi. La mia insegnante Ester continuava a ripetermi: “Guardati, guardati allo specchio, sei una figa, sei Beyoncé, spacca!”. A un certo punto ho iniziato a crederci davvero. Da lì ho capito una cosa: quella voce – quella che ti dice che vai bene così, che puoi prenderti il tuo spazio, che puoi goderti la giornata senza chiederti ogni tre minuti come appari – non ce l’hanno tutti. Ma dovrebbero. Per darle forma, ho creato La Madame: la versione di me che porta tutto fino in fondo, senza freni. La mia Ester, milanese, settant’anni, con un salotto a Magenta, dove le sessioni di chiacchiere durano cinque ore e c’è sempre un calice pronto. Usa “tesoro” come punto di domanda, non si nasconde, non si scusa, non fa la simpatica se non ne ha voglia. Dice quello che pensa, ma più forte.

Quando e com’è nato il brand? Come mai questo nome? 
Ho lavorato nel settore beachwear per diversi anni. A inizio 2026 ho capito che era arrivato il momento giusto per buttarmi nella mia avventura personale, creando qualcosa di mio nell’ambito che amo. Il suono del nome “Madame” mi piaceva, mi trasmetteva subito l’idea di “una che ne sa”, che può aprire la bocca perché ha qualcosa da dire, non per sparare parole a vanvera. La “T” deriva invece dal fatto che, nel mio immaginario, mi piace pensare che il suo nome di battesimo sia Teresa. Ed è anche l’iniziale del mio cognome. Le due cose non si escludono ma convivono.

Perché i bikini? Che ruolo svolge il costume nel guardaroba di una donna? 
Il beachwear perché, come dicevo, era il settore che conoscevo meglio: anni di esperienza non si buttano. Ma soprattutto perché il bikini è il capo più onesto che esiste. Non puoi nasconderti, non puoi aggiungere uno strato. Sei tu e basta. E, per godersi davvero le vacanze, una donna deve sentirsi libera, sicura, bella. Non è un dettaglio, è il punto di partenza.

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Che importanza assumono artigianalità e qualità dei materiali? 
Cerco materiali che risultino piacevoli al tatto, che abbiano qualità, ma soprattutto che siano insoliti. Ultimamente sto andando a scovare tessuti che non nascono per il beachwear – materiali da intimo, catene, accessori, crochet — e provo ad adattarli, trasformarli, per farli diventare qualcosa di inedito nel mondo dei costumi da bagno. Un esempio è Viola, il bikini con il pizzo che ricorda un intimo: ha quella sensualità delicata che di solito non trovi in spiaggia. Ha avuto un gran successo questa estate. Sono queste le sfide che mi divertono di più.

Che messaggio vuoi trasferire con le tue creazioni? 
Che nessuno dovrebbe sentirsi come si sentiva quel ragazzo che per anni non si toglieva la maglietta al mare. Fregarsene, godersi ogni momento, divertirsi sempre…purtroppo non è scontato per tutti. Per me non lo era. Vorrei che sui miei social e sul mio sito si vedessero tutti i tipi di fisicità. Sembra semplice. Non lo è. Non sapete quanto sia difficile trovare una ragazza curvy che sia serena all’idea di essere fotografata e pubblicata. Oppure ragazze snelle che, soltanto per un centimetro di cellulite, si rifiutano di apparire. All’ultimo shooting ho scattato delle foto di spalle e non le ho ritoccate perché volevo che fossero naturali, reali. L’agenzia della modella mi ha chiamato chiedendomi di rimuoverle. Ecco perché serve questo brand. La vera bellezza non è la perfezione, non è il filtro, non è la posa giusta. È una donna che ride, che mangia, che balla, che non sta lì a preoccuparsi di come appare. Madame T esiste per ricordarlo alle donne ogni volta che indossano un suo costume.

A quale figura femminile ti rivolgi? 
A quella che entra in un posto e tutti rimangono colpiti, ma lei non ci sta nemmeno pensando. Sta ridendo, sta mangiando, si sta godendo la giornata. Non si sta chiedendo se va bene così. Perché in realtà va benissimo: è quella donna lì e non si nasconde, si mostra in tutta la sua naturale bellezza e autenticità.

Progetti e sogni per il futuro? 
È solo l’inizio e sono felicissimo di come sia andato il debutto. Ma c’è ancora tantissima strada da fare. Voglio continuare a portare innovazione e creatività nel prodotto: già dalla prossima stagione arriveranno i primi fuori acqua e poi…chissà! Una delle priorità è entrare nelle boutique giuste, non ovunque, ma nei punti vendita dove il prodotto venga capito e valorizzato. Il B2B è un percorso che voglio costruire con cura. E, parallelamente, vorrei che Madame T diventasse un brand che si segue pur non avendo ancora comprato nessun pezzo…perché ci si riconosce, perché ci si diverte, perché ci si identifica nei suoi valori. Madame T non deve affermarsi come uno di quei marchi dagli obiettivi irraggiungibili che ti pongono immediatamente su un altro piano…tutte le donne sono cool e devono ricordarselo sempre!