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Lavoro, lʼesperto a Tgcom24: "Crescono i contratti ma non le ore lavorate. Ecco perché i dati Istat non dicono tutto"

Il giuslavorista Giampiero Falasca spiega come mai cresce il numero di occupati mentre il paese è in stagnazione

L'entusiasmo per l'occupazione che riparte è durato esattamente due ore, il lasso di tempo che è intercorso tra la pubblicazione dei dati Istat sul mercato del lavoro italiano e la diffusione della stima del Pil, inchiodato a zero nel secondo semestre dell'anno. Come può infatti crescere il numero di occupati se il paese è in stagnazione e pronto anche alla recessione?

Nel mese di giugno il tasso di disoccupazione è sceso al 9,7%, il valore più basso dal gennaio 2012, cioè da sette anni e mezzo, mentre il numero degli occupati si è attestato al 59,2%, il nuovo massimo storico dal 1977 a oggi. Non va, però, di pari passo l'andamento del prodotto interno lordo, sebbene il ministro dell'Economia Giovanni Tria speri in un miracolo per i prossimi mesi e un avanzamento almeno dello 0,2%. Abbiamo chiesto le ragioni di tale discrepanza a Giampiero Falasca, avvocato giuslavorista e partner dello studio DLA Piper, autore del "Manuale di diritto del lavoro" edito dal Sole 24 Ore.

I dati Istat sul lavoro sono attendibili, nel senso sono specchio fedele dello stato di salute del mercato italiano? Quali sono gli aspetti che non vengono censiti?
Le rilevazioni mensili dell'Istat non raccontano le dinamiche di medio e lungo periodo. Non ci dicono la tendenza perché restano troppo legate al momento. E purtroppo la politica e i commentatori hanno la brutta abitudine di commentare l'ultimo dato, di restare schiacciati sul numero più recente senza sapere che non è esaustivo.

Stando all'Istat il mercato del lavoro sarebbe in ripresa. E' davvero così?
Nei dati divulgati ieri riscontro almeno tre elementi degni di attenzione: 1. Le ore lavorate non sono aumentate. Si sono fatti più contratti ma non sono cresciute le ore di lavoro: vuol dire che ci sono più contratti flessibili (leggi regolari) o precari (leggi fuori legge). 2. La stagionalità: i dati positivi potrebbero essere insomma circoscritti nel tempo e non durare perché riguardano solo un preciso momento dell'anno. 3. La cassa integrazione: questo strumento ha avuto un boom nei mesi passati ma i lavoratori che l'hanno avuta risultano ancora attivi. E' questo il dato che forse spiega meglio di ogni altro perché le ore di lavoro non sono aumentate a fronte di un maggior numero di contratti. Detto questo, non è uno zero virgola che denota il miglioramento del mercato del lavoro. Quando Renzi e Gentiloni mostravano numeri ben più consistenti tutti li minimizzavano, quindi non capisco questo entusiasmo per miglioramenti davvero contenuti.

Il miglioramento dell'occupazione è in qualche modo legata al Decreto dignità?
No, non c'è un nesso e chi dice che la situazione del lavoro sta migliorando grazie al decreto dignità non ha idea di come funzioni in questo momento il mercato italiano. La realtà è che le aziende stanno facendo uno slalom per scansare il decreto, norma che a mio avviso non solo non farà morire il precariato ma alla lunga lo incentiverà. Al momento vediamo gli effetti del regime transitorio.

È troppo presto per valutare gli effetti delle politiche attive?
Bisognerebbe chiedersi se il reddito di cittadinanza è servito a qualcosa ma al momento la risposta è no. I navigator non sono ancora operativi ma il reddito è già stato erogato. L'effetto divano non è più una eventualità, ma una certezza.

Quanti sono i lavoratori contrattualizzati con forme diverse dal Tempo determinato e dal Tempo indeterminato? Quanto valgono i precari italiani?
I dati Istat non includono queste tipologie, ma ci sono svariati indicatori che fotografano il mondo del precariato. In primis l'osservatorio sui precari dell'Inps. In linea generale posso dire che tali tipologie rappresentano tra il 10 e il 12% della forza lavoro, sicuramente sotto il 15%.

L'esercito delle partite Iva come si colloca in questo quadro?
I titolari di partita Iva si dividono tra veri liberi professionisti e chi subisce abusi ed è costretto ad aprire la posizione perché altrimenti non lavora più. Per la flat tax a inizio anno c'è stato boom di aperture di partite Iva quindi la situazione è abbastanza nebulosa.

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