L'inflazione rialza la testa: +1,3%, livello più alto dal 2018 © Da video
Secondo le stime preliminari dell'Istat, nel mese di ottobre 2026 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,9% su base mensile e a +5,4% su base annua (da +4,2% del mese precedente). La dinamica dell'inflazione è influenzata prevalentemente dall'andamento dei prezzi degli energetici, regolamentati (da +25,8% a +59,5%) e non (da +22,5% a +29,4%), di quelli degli alimentari non lavorati (da +5,5% a +7,5%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,6% a +3,1%), cui si aggiunge l'attenuazione del calo dei prezzi degli alimentari lavorati (da -0,6% a -0,2%).
Il dato più alto da oltre tre anni
Questo +5,4% su base annua è il dato più alto da oltre tre anni, tornando a quello di agosto 2023. Dopo casa, elettricità e combustibili, la divisione di spesa che è cresciuta di più su base tendenziale è quella dei trasporti (+9,3%) seguita da informazione e comunicazione (+4%). Il settore che ha avuto l’andamento più contenuto è quello di abbigliamento e calzature (+0,7%) ma una crescita dei prezzi contenuta è stata registrata anche dalla sanità (+1,3%) e l'istruzione (+1,3%). Ristoranti e alloggio segnano un +3,3% tendenziale, mentre per i prodotti alimentari e le bevande analcoliche si registra a ottobre un +2,9%. L'inflazione acquisita per il 2026 per abitazione, acqua, elettricità e combustibili è del 7,8% mentre quella acquisita per i trasporti è già al 5%.
A settembre retribuzioni +2,5%, meno dell'inflazione
L'indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a settembre 2026, rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta del 2,5% rispetto a settembre 2025. L'aumento tendenziale è stato del 2,3% nel settore privato (3,3% nell'agricoltura, 2,6% nell'industria e 2,1% nei servizi privati) e del 3,2% per la P.A. Lo comunica l'Istat sottolineando che nei primi nove mesi dell'anno la retribuzione oraria media è cresciuta del 2,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. "Per il secondo trimestre consecutivo - sottolinea l'Istituto - la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali è inferiore a quella dell'inflazione".
