Chi controlla lo stretto di Hormuz
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L'attacco contro l'Iran e la rappresaglia di Teheran contro i Paesi del Golfo rischiano di scatenare un vero e proprio shock sui mercati
L'attacco contro l'Iran e la rappresaglia di Teheran contro i Paesi del Golfo rischiano di scatenare un vero e proprio shock sui mercati e sul commercio internazionale. Un assaggio si è già avuto in queste ore: centinaia di petroliere e navi di gas liquefatto ferme ai lati dello Stretto di Hormuz e le portacontainer commerciali dei colossi internazionali della logistica come Maersk costrette a deviare dal Golfo hanno spinto il prezzo del petrolio e del gas.
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I prezzi del gas naturale europeo potrebbero più che raddoppiare se il trasporto attraverso lo Stretto di Hormuz venisse interrotto per un mese, secondo Goldman Sachs. Gli indici di riferimento in Europa e in Asia non hanno quasi scontato i premi di rischio associati all'Iran, scrivono gli analisti in un report. Circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, proveniente principalmente dal Qatar, transita attraverso questo punto nevralgico e un blocco di un mese potrebbe far aumentare i prezzi europei e quelli spot del gas naturale liquefatto asiatico del 130% fino a 25 dollari per milione di unità termiche britanniche, sintetizza Bloomberg sulla base dei calcoli di Goldman Sachs. Tuttavia, secondo gli analisti, l'impatto sul gas naturale statunitense sarebbe probabilmente limitato. Gli Usa sono un grande esportatore netto di questo combustibile super raffreddato, mentre gli impianti di liquefazione operano tipicamente a pieno regime, lasciando loro poco margine per aumentare le spedizioni.
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Il prezzo del gas accelera ancora e vola sopra i 40 euro al megawattora, ai massimi da febbraio del 2025, mentre si guarda agli sviluppi in Medio Oriente e all'impatto della chiusura dello stretto di Hormuz. Ad Amsterdam le quotazioni registrano un balzo del 36% a 43,80 euro al megawattora. Corre anche sulla piazza di Londra, con un rialzo del 37,7% a 109,24 penny per unità termina britannica (Btu).
Petrolio in volo in avvio di settimana dopo gli attacchi di Usa e Israele all'Iran. Dopo aver toccato un rialzo massimo del 13% il Brent viene scambiato a 78,80 dollari con un progresso dell'8,28% mentre il Wti passa di mano a 72,24 dollari al barile con un rialzo del 7,79%