In crescita tra il 2012 e il 2013

Il peso dei prodotti contraffatti sull'e-commerce

Secondo Confesercenti, le vendite su internet di prodotti non originali sono cresciute del 60% tra il 2012 e il 2013

26 Nov 2015 - 04:00
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Le imprese italiane nutrono sentimenti ambivalenti verso l'e-commerce. Alcune temono che farà scomparire la rete commerciale tradizionale, altre lo considerano un'opportunità. Tuttavia, mentre le statistiche sembrano dare ragione ai secondi, la presenza dei prodotti contraffatti danneggia gli imprenditori che hanno puntato sull'e-commerce.

Secondo un'indagine di Confesercenti, dell'Istituto di ricerca SWG e del Politecnico di Milano, nel 2015 gli italiani, che hanno fatto acquisti on-line, sono stati 17 milioni: l'11% in più rispetto all'anno precedente. Lo hanno fatto principalmente per risparmiare tempo e denaro – una ricerca Doxa per conto di Groupon rivela che l'acquisto on-line consente un risparmio medio del 35% –, correndo però il rischio di comprare prodotti contraffatti.

I siti di vendite on-line, che contengono nei loro cataloghi prodotti non originali, sono molti: stando ad un rapporto Ref – Confesercenti su Abusivismo e Contraffazione, diffuso a settembre, sono otto su dieci. A pagarne le conseguenze sono gli acquirenti, ovviamente: un consumatore su quattro ha acquistato on-line almeno un prodotto contraffatto e spesso può averlo fatto in modo inconsapevole, contribuendo ad alimentare un mercato in crescita costante.

Per Confesercenti, le vendite tramite e-commerce di prodotti contraffatti sono aumentate del 60% tra il 2012 e il 2013, con inevitabili ricadute economiche per le imprese che producono gli originali: un terzo degli imprenditori sostiene che le vendite on-line di merci contraffatte pesano sul volume di affari della categoria tra il 10 e il 15%. Per circa un quinto delle imprese, invece, le perdite sono anche superiori e oscillano tra il 15 e il 20%.

La contraffazione dei prodotti è un fenomeno diffuso anche nel resto d'Europa, però. Secondo uno studio dell'Ufficio per l'armonizzazione del mercato interno – l'agenzia europea per la proprietà intellettuale – soltanto la vendita di prodotti d'abbigliamento contraffatti (abiti, accessori, calzature...) comporta perdite per oltre 26 miliardi di euro e 'brucia' fino a 363 mila posti di lavoro nell'Unione europea.

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