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Il divario retributivo di genere nellʼUnione europea

Per la Commissione europea, il livellamento salariale registrato tra il 2011 e il 2014 potrebbe essere dovuto a fattori diversi dallʼaumento della retribuzione femminile

Il divario retributivo di genere nell'Unione europea

Complice il divario retributivo di genere – nell'Ue, le lavoratrici percepiscono un salario orario mediamente più basso rispetto a quello di un collega uomo – il 2 novembre è il giorno in cui nell'Unione europea, in pratica, le donne smettono di essere pagate mentre gli uomini continueranno a guadagnare fino al 31 dicembre.

Nell'Unione europea, secondo i dati relativi al 2014, le lavoratrici guadagnano circa il 16,4% in meno rispetto ad un uomo. Praticamente ogni anno le donne lavorano 59 giorni senza essere retribuite per svolgere un'attività dello stesso valore.

Seppure in calo dell'1,1% rispetto al 2011, il divario salariale rimane una questione ancora irrisolta e probabilmente una delle più urgenti. Almeno stando al parere di un cittadino europeo su tre. Secondo cui, tra tutte le ineguaglianze esistenti tra uomini e donne, il divario retributivo di genere è la prima da affrontare.

La cosa non deve stupire. Il divario salariare incide sul reddito delle donne lungo tutto l'arco della vita: ad un basso stipendio corrisponde una pensione altrettanto bassa. Le donne sono così esposte maggiormente al rischio di povertà in vecchiaia: secondo l'Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Unione europea, nel 2012 la percentuale di donne con più di 65 anni a rischio di povertà era pari al 21,7% contro il 16,3% degli uomini.

Per la Commissione europea, il livellamento salariale registrato tra il 2011 e il 2014 – quel 1,1% in meno riferito in precedenza – potrebbe essere dovuto a fattori diversi dal semplice incremento della retribuzione femminile. L'aumento della percentuale di lavoratrici con un più elevato livello di istruzione e la crisi economica, che ha danneggiato soprattutto quei settori dove prevale la manodopera maschile, potrebbero aver contribuito in modo determinante.

La direttiva Ue del 2006, che mirava a garantire salari uguali a uomini e donne, si è rivelata dunque inefficace. Tanto da indurre, il 9 ottobre scorso, il Parlamento europeo a chiedere alla Commissione europea una nuova normativa per assicurare la parità retributiva di genere e sanzioni per le imprese che non rispettano le regole.

Ma la parità di genere nelle aziende europee può essere ottenuta anche per mezzo di strumenti non legislativi. Come accade in Svizzera. Nel Paese elvetico, le imprese, che dimostrano di seguire una politica salariale egualitaria, possono ottenere uno specifico logo che certifica il ricorso a pratiche non discriminatorie.

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