Cgia: operai e impiegati sempre più anziani
Secondo l'Ufficio studi dell'Associazione c'è anche il problema del ricambio generazionale, spesso assente, e delle nuove scelte lavorative dei giovani
Cgia: in Italia i lavoratori più vecchi d'Europa © Da video
Nel 2008 si attestava poco sotto i 38 anni mentre nel 2024 è arrivata quasi a toccare i 42. A crescere è l'età media degli operai e degli impiegati dipendenti del settore privato presenti in Italia che, secondo i dati diffusi dall'Ufficio studi Cgia di Mestre sono sempre più anziani, con un lavoratore su tre che ha superato la soglia dei cinquant'anni.
Il ricambio generazionale e la perdita di capitale umano
L'invecchiamento della popolazione, sottolinea la Cgia, non è un tema solo demografico ma è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese. In molti Paesi europei, e in Italia in particolare, il ricambio generazionale nel mercato del lavoro mostra parecchie problematiche: prima tra tutte quella dei lavoratori che vanno in pensione e che non sempre vengono sostituiti da giovani in numero sufficiente. Uno squilibrio che per la Cgia sta diventando un vincolo strutturale alla crescita.
C'è poi un problema ancora più radicale e riguarda la perdita di capitale umano invisibile. Con l'uscita dei lavoratori più anziani si disperdono competenze tacite, conoscenze di processo, relazioni con clienti e fornitori: un patrimonio che determina la capacità competitiva delle imprese e che, senza un passaggio generazionale strutturato, molte piccole realtà produttive rischiano di perdere in pochi anni. Poi ci sono gli effetti sull'innovazione: nelle aziende che hanno un'età media dei dipendenti più elevata nuove tecnologie e modelli organizzativi (come ad esempio la digitalizzazione e l'automazione) rischiano di essere adottati con più difficoltà.
Preoccupazione nell'edilizia
Tra i comparti in cui la preoccupazione per l'età media dei dipendenti è più forte figurano quello dell'edilizia, del facchinaggio, dell'autotrasporto e i settori in cui è obbligatorio anche il lavoro notturno. Dai dati infine emergerebbe non solo l'invecchiamento delle maestranze ma anche un dato ben più preoccupante, ovvero che i giovani non vogliono più fare certi tipi di mestieri.
L'edilizia, ad esempio, è un settore che vive di lavoro umano, competenze pratiche ed esperienza diretta, sottolinea la Cgia. Quando muratori, carpentieri e capicantiere vanno in pensione senza essere sostituiti, la capacità produttiva delle imprese si riduce. L'invecchiamento delle maestranze infine incide anche sui costi: una forza lavoro anziana è più esposta a infortuni e problemi di salute, con ricadute su assenteismo, premi assicurativi e spese indirette per le imprese.
Le scelte dei giovani
Se devono scegliere, i giovani, non hanno tanti dubbi, specifica la Cgia; preferiscono quasi sempre le grandi imprese alle piccole per una combinazione di fattori economici, organizzativi e culturali. Non si tratta solo di una questione di salario, ma di aspettative di carriera, riduzione del rischio e qualità delle opportunità percepite.
Le grandi aziende, ad esempio, offrono percorsi di carriera più strutturati, con ruoli definiti, sistemi di valutazione, formazione interna e possibilità di mobilità orizzontale e verticale. Per un giovane, questo significa poter investire nel proprio capitale umano con maggiore prevedibilità dei rendimenti. Nelle piccole imprese l'apprendimento può essere intenso ma poco riconoscibile all'esterno e spesso legato a competenze molto specifiche, difficilmente trasferibili.
Lavorare per un grande marchio ha un valore simbolico: arricchisce il curriculum, facilita futuri passaggi occupazionali e, in caso di migrazione in un'altra azienda, migliora la posizione contrattuale del lavoratore. Esiste poi una dimensione culturale e generazionale. Dopo gli anni del Covid, aggiunge la Cgia, i giovani attribuiscono sempre più una grande importanza a welfare aziendale, flessibilità di orario, smart working, attenzione a diversità e sostenibilità.
In sintesi, l'invecchiamento della popolazione occupata, accentuato dalla scarsità di giovani in ingresso nel mercato del lavoro, sta orientando sempre più le scelte delle nuove generazioni. Quando sono chiamati a decidere, i giovani privilegiano le grandi imprese, percepite come in grado di garantire maggiori tutele, visibilità e stabilità. È plausibile che nei prossimi anni questa dinamica si rafforzi ulteriormente, complicando in misura crescente la capacità dei piccoli imprenditori di reclutare manodopera.
