NUOVA NORMA

Buoni pasto, dal 1° settembre scatta il tetto alle commissioni: ecco le novità per esercenti e imprese

La nuova norma estende al settore privato il limite del 5% sulle commissioni applicate dagli emettitori di voucher e le aziende temono ripercussioni sul welfare dei dipendenti

29 Ago 2025 - 09:14
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Dal 1° settembre 2025 entra ufficialmente in vigore il tetto massimo del 5% alle commissioni che le società emettitrici di buoni pasto possono applicare agli esercenti che li accettano. La misura, già in atto per la pubblica amministrazione, si estende ora anche al settore privato, coinvolgendo supermercati, ristoranti e bar. Il provvedimento è contenuto nel disegno di legge sulla concorrenza, ma riguarda in realtà il rapporto tra esercenti e società emettitrici, più che i lavoratori per cui non dovrebbe cambiare nulla. Tuttavia, non si escludono effetti indiretti anche per loro, a causa delle possibili contromisure da parte delle aziende.

Soddisfatti gli esercenti, preoccupate le società emettitrici

 Il tetto del 5% è stato accolto positivamente da parte degli esercenti, che da tempo segnalavano la necessità di ridurre le commissioni giudicate troppo elevate. Tuttavia, le società emettitrici hanno espresso forte preoccupazione per l’impatto economico della misura. Secondo Matteo Orlandini, presidente di Anseb (Associazione Nazionale delle Società Emettitrici di Buoni Pasto), la nuova norma comporterà "costi nascosti che ricadranno direttamente sulle aziende". Le imprese potrebbero trovarsi a pagare di più per garantire lo stesso beneficio ai propri dipendenti con il rischio di una riduzione del welfare aziendale.

L'effetto più immediato della riforma è che chi vende i buoni pasto incasserà meno commissioni, riducendo i guadagni e le imprese che erogano i ticket, per compensare le perdite, dovranno alzare i prezzi per le aziende che li comprano e li distribuiscono ai propri lavoratori, che, quindi, avranno un aggravio dei costi, secondo Anseb.

Il meccanismo alla base dei buoni pasto prevede che le società emettitrici li vendano alle aziende con uno sconto sul valore facciale, che viene poi compensato attraverso le commissioni pagate dagli esercenti. Con il limite del 5%, è probabile che queste società decidano di ridurre gli sconti, aumentando i costi per le imprese. E sono proprio queste ultime che, per contenere le spese, potrebbero rivedere al ribasso i benefici per i lavoratori. Secondo i dati citati da Anseb, il 39% delle aziende prevede di tagliare altre spese HR, il 15% ipotizza di ridurre il valore facciale dei buoni pasto, mentre il 13% pensa di ricorrere ad altre forme di supporto al potere d'acquisto dei dipendenti.

Contratti da adeguare entro fine agosto

 I contratti attualmente in vigore tra esercenti e società emettitrici dovranno essere adeguati alla nuova normativa entro il 31 agosto 2025. Tuttavia, i buoni già emessi rimarranno validi fino al 31 dicembre con le vecchie condizioni. A partire dal 1° gennaio 2026, il tetto massimo del 5% si applicherà a tutti i buoni in circolazione. L’obiettivo della norma è quello di rendere più sostenibile l’uso dei buoni pasto per gli esercenti, ma secondo Anseb si tratterebbe in realtà di una misura che favorisce la grande distribuzione e limita la concorrenza tra operatori.

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