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La rivincita degli antichi mestieri: i laureati scelgono di fare gli artigiani

DALL'ARCHITETTURA AI GIOIELLI
Paola Vanazzi
, 31enne architetto milanese, ha deciso di progettare e realizzare non palazzi, ma piccoli capolavori in miniatura. "Realizzo gioielli in acciaio inox - dice a Tgcom24 - progettando le creazioni con un software grafico, strumento che ho imparato a utilizzare da architetto, poi passo al taglio, alla saldatura dei perni e degli elementi che lo compongono, per poi levigarli e lucidarli. Il percorso che mi ha portato autilizzare questi materiali è stato lungo perché desideravo realizzare qualcosa di semplice, ma che si discostasse dal concetto di gioiello tradizionale a cui tutti siamo abituati. Nella mia azienda, seFem design, sperimento diversi materiali oltre l’acciaio, come ottone e ultimamente le resine, in questo ultimo caso il processo è più complesso, si utilizzano le tecniche tradizionali dell’arte orafa, con la differenza del materiale, infatti nel mio caso sostituisco la resina ai metalli preziosi. Mentre per quanto riguarda la progettazione vera e propria, traggo ispirazione da elementi del quotidiano, una forma, un elemento che mi colpisce cerco di tramutarlo in elemento materico".

Perché però, non ha scelto una carriera più tradizionale? "La mia attività di designer di gioielli - risposnde - ha come fondamento di base la progettazione. Tutto ciò che sta alla base di quest’ultima, dalla ricerca di riferimenti, ai modelli di geometrie applicabili, sono frutto della mia formazione universitaria e dagli studi alla facoltà di Architettura. Quando mi sono laureata il settore dell’architettura dava molte opportunità di lavoro ai giovani ed il livello lavorativo era molto alto; infatti ho svolto per diversi anni l’attività di architetto in alcuni studi di professionali; tuttavia negli ultimi tempi la crisi ha colpito anche questo settore, in poco tempo mi sono trovata dal dover gestire una giornata lavorativamente appagante, all’insoddisfazione totale dovuta alla mancanza di commesse, per cui ho sentito la necessità di trovare nuovi stimoli reinventandomi una nuova attività fortemente collegata alla mia formazione".

Oggi è l'anima creativa e appassionata di seFem design, un marchio, spiega, "nato in forte correlazione con le mie origini lombarde. La parola “seFem” è un termine di tipo dialettale della zona in cui vivo che, tradotto in italiano, significa “cosa facciamo?!!”. Penso che negli ultimi anni di crisi generale, tale frase inquadri la situazione di molte persone, soprattutto giovani che si trovano senza lavoro e senza prospettive e che si chiedono cosa possono fare per riuscire a fare ciò in cui credono. Sefem ha quindi una doppia valenza, da una parte riconosce il grave periodo di difficoltà, dall’altra prova a non cadere nella frustrazione che la mancanza di opportunità ci porterebbe, si pone infatti come uno stimolo per provare a muovere una condizione che sembra immobile. Con Sefem Design nasce un gioiello futuristico che vuole guardare avanti, di carattere, e allo stesso tempo leggero e delicato". 

"A livello personale posso dire di far parte della categoria di persone che amo definire “creativi tormentati”, sempre alla ricerca del prodotto perfetto e mai soddisfatti a pieno di ciò che fanno. Tuttavia devo ammettere che questo lavoro mi carica di soddisfazione, tante persone mi danno i loro riscontri positivi e questo è importantissimo. A livello retributivo sto ancora investendo molto, quindi non posso dire di essere completamente sollevata dalla questione economica, so che la strada è lunga, devo ancora lavorare molto, perché ho molte idee da realizzare".
 

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