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Crescita, l'Ocse promuove l'Italia
Ma Moody's taglia le stime: Pil a -0,1%

Il superindice di giugno relativo all'evoluzione del ciclo economico del nostro Paese sale dello 0,1%. "Perdita di slancio" per Berlino

- "Si delinea una fase positiva per l'Italia". Lo rivela l'Ocse secondo cui  per il nostro Paese il superindice di giugno si attesta a +0,1%. La crescita nell'eurozona conferma invece "uno slancio stabile" (-0,04%) nonostante il calo dello 0,23% su base sequenziale relativo alla Germania. Stabili gli Stati Uniti mentre per il Giappone emergono segnali di interruzione della fase positiva degli ultimi mesi.

Crescita, l'Ocse promuove l'Italia Ma Moody's taglia le stime: Pil a -0,1%

In Russia e Cina si conferma poi una crescita in linea con i trend di lungo termine. Al di sotto, invece, il Brasile. Con il superindice, l'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, prevede l'evoluzione del ciclo economico di un Paese.

Ma Moody's taglia le stime di crescita - Se secondo le previsioni Ocse sembra che si apre qualche spiraglio positivo per l'Italia, ci pensa però Moody's a spegnere gli entusiasmi. L'agenzia di rating infatti taglia le stime sul Prodotto interno lordo del nostro Paese per quest'anno, con la previsione che passa dal precedente +0,5% a -0,1%.

L'Italia mancherà dunque gli obiettivi governativi di deficit/Pil sia per il 2014 sia per il 2015, collocandosi quest'anno e il prossimo a quota 2,7%, con "rischi significativi" di sforare ulteriormente, secondo Moody's.

"Riforme più complicate se la crescita si indebolisce" - Una minore crescita "complica il passaggio e la realizzazione dell'agenda di riforme strutturali del governo Renzi", dicono ancora all'agenzia di rating, secondo cui "la lentezza nel procedere sulle riforme suggerisce che la popolarità del governo non si è ancora tradotta in spinta politica" a favore di "un insieme di riforme più ampio". Secondo Mooody's, con le sue affermazioni il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli, ha rivelato "le difficoltà dell'Italia nel rendere permanenti le riduzioni di spese di fronte alla pressione politica".

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