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Sulle orme di Grazia Deledda, Isabella Mastino racconta e "reinterpreta" la grande scrittrice

Dopo anni di studi e un primo volume apprezzato da pubblico e critica, la giovane sarda torna con il secondo capitolo dedicato alla grande scrittrice: "Il viaggio. Breve antologia di Grazia Deledda"

Dedizione, impegno, orgoglio sardo: sono questi gli ingredienti principali, conditi da anni di studi e ricerche, che Isabella Mastino ha messo in campo per omaggiare la figura di una delle più grandi scrittrici italiane, Grazia Deledda. Dopo il successo di un primo volume sulla figura dell'artista intitolato Ma io non vedevo quella luna, arriva il secondo capitolo di questa "monografia reinterpretata": Il viaggio. Breve antologia di Grazia Deledda. Non solo: le ambientazioni, i personaggi, i dialoghi rivivono anche attraverso la recitazione dei test in veri e propri monologhi teatrali.

Nel primo volume a lei dedicato, Grazia Deledda è stata descritta prima di tutto come "una donna orgogliosamente sarda, che ha fatto della sua appartenenza all'Isola non un limite ma una chiave di volta". La Sardegna è quindi la chiave di volta per intraprendere questo viaggio nell'opera della scrittrice. Ma non è la sola: Isabella Mastino ha infatti snodato la sua "riscoperta" dei testi deleddiani attraverso delle autentiche tappe che corrispondono a tematiche care alla Premio Nobel.

 

Isabella Mastino, giovane sassarese Doc, dopo la maturità classica consegue a 23 anni la laurea in Giurisprudenza. A 26 anni tocca al titolo di avvocato e a 28 quello di dottore di ricerca. In mezzo la folgorazione, corredata da un costante e appassionato studio, per la Deledda. Con l'intento dichiarato di valorizzare e divulgare le sue opere al fine di farne cogliere il significato. Anche quello più nascosto dietro le pieghe delle parole e degli intrecci.

 

Dopo Io non vedo quella luna, arriva Il viaggio. Una sorta di antologia a puntate su Grazia Deledda, un viaggio nel viaggio...

Assolutamente sì, è un viaggio nel viaggio attraverso quattro capitoli in ciascuno dei quali riassumo integralmente e commento un romanzo di Grazia Deledda su un particolare viaggio. Si tratta di una prosecuzione della prima antologia. Nel primo volume riassumevo, per l'appunto, integralmente otto romanzi deleddiani divisi per cinque temi: giustizia, speranza, amore, volontà e l'esser madri, padri e figli. Il secondo invece rappresenta un viaggio nel viaggio, autonomo ma consequenziale al primo, attraverso quattro capitoli in cui affronto quattro particolari viaggi materiali e spiriturali di personaggi creati dalla Deledda. I romanzi che ho scelto sono quelli meno conosciuti, che ritengo essere assai più belli e più rappresentativi della sua poetica rispetto a quelli considerati canonici.

 

Perché Grazia Deledda? La sua opera e il suo esempio cosa possono insegnare oggi all'Italia e agli italiani?

Ho scelto Grazia Deledda perché, quando ho iniziato a leggere i suoi lavori, mi sono resa conto di come fosse percettibile la motivazione per la quale aveva ricevuto il Nobel nel 1926: la sua assoluta qualità e universalità. I suoi romanzi, a prescindere dalla cornice socio-storica nella quale si inseriscono (dalla Sardegna di fine Ottocento a Roma e in Lombardia), in realtà vanno estremamente in profondità sulle dinamiche psicologiche dei personaggi. Si sviscerano quelle che sono le pulsioni più profonde di personaggi riconoscibili, quindi il lettore può ritrovare se stesso e sentirsi meno solo. Ho scelto dunque la Deledda per la sua assoluta attualità e la sua universalità, che spesso sono state misconosciute. Noi studiamo classici antichi come l'Iliade e l'Odissea, ma le opere della Deledda andrebbero inseriti in questa categoria letteraria.

 

Testi analitici e riscoperta letteraria, ma anche monologhi teatrali dedicati alla grande scrittrice. Perché questa scelta?

Ho scelto la modalità teatrale perché secondo me è quella che meglio poteva rendere giustizia al racconto delle sue storie. Italia Calvino diceva: "Di un autore contano solo le opere". Sono stati poi in tanti ad auspicare un ritorno alla bellezza delle letteratura. Il mio intento è quello di divulgare l'opera della Deledda in un modo che permettesse al pubblico di entrare nel profondo delle storie senza frammentazioni tecniche.

 

Quanto pesano la Sardegna, lo spirito sardo in questo progetto artistico?

Pesano nella misura in cui sia l'uomo sardo, con le sue dinamiche psicologiche, diventa emblema dell'uomo universale, sia nella descrizione della Natura sarda, che allo stesso modo diventa Natura universale. Grazia Deledda racconta in particolare l'uomo sardo nel suo rapporto intimo con la Natura, un rapporto quasi "medievale" in cui l'elemento naturale rispecchia i sentimenti umani. La Sardegna pesa in questo senso e non per via della scuola di pensiero che considera la Deledda elitaria, tacciata di eccessivo regionalismo. E' una critica ingiusta, proprio perché la Sardegna nei suoi racconti rappresenta il mondo, e l'uomo sardo l'uomo universale.

 

Quale sarà la prossima tappa di questo viaggio?

Innanzitutto la divulgazione delle nuove storie del secondo volume. Poi probabilmente arriverà la conclusione dell'antologia con un altro volume, o due, che in qualche modo riassumeranno le opere di Grazia Deledda affinché chi già conosce possa godere di un'altra interpretazione, mentre chi non la conosce possa avvicinarsi al suo lavoro. Ho sempre pensato che se anche una sola persona abbia scelto di avvicinarsi all'opera di questra scrittrice immortale, avrei raggiunto il mio scopo.

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