il caso

Biennale Venezia, ministri della Cultura e degli Esteri di 22 Paesi contro la partecipazione della Russia

Sottoscritta una lettera per invitare la dirigenza a "riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa all'Esposizione Internazionale d'Arte"

10 Mar 2026 - 19:24

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Dal Belgio alla Svezia, passando per la Francia, la Spagna e la Germania, i ministri della Cultura e degli Affari Esteri di 22 Paesi europei, compresa l'Ucraina, hanno sottoscritto una lettera per invitare la dirigenza della Biennale di Venezia a "riconsiderare la partecipazione della Federazione Russa all'Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia". "Riteniamo che la partecipazione della Federazione Russa alla Biennale di Venezia sia inaccettabile nelle attuali circostanze", scrivono. 

Il caso

 La presentazione del Padiglione Italia alla 61/a Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia che aprirà il 9 maggio è la miccia che riaccende la polemica tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione La Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco, per la partecipazione della Russia.

Ma intanto si mobilitano le cancellerie europee e anche Bruxelles condanna "fermamente" la presenza di Mosca e si dice pronta, nelle parole della vicepresidente della Commissione europea Henna Virkkunen e del commissario alla Cultura Glenn Micallef a esaminare "ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione dell'Ue in corso alla Fondazione Biennale". La lettera dei 22 ministri non porta in calce la firma dell'Italia, Paese ospitante, ma Giuli ha ribadito la netta contrarietà dell'esecutivo alla partecipazione dei russi.

Le parole del ministro Giuli

 "Come ministro della Cultura ritengo che l'arte di un'autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia. Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica: quell'espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, la libertà", ha detto in un video-messaggio mostrato durante la presentazione del Padiglione italiano che, però, si è svolta al Ministero della Cultura.

La replica

 A fine incontro la replica di Buttafuoco che ha comunque ringraziato il ministro, "perché questa diversità di posizione, dettata dalle regole, dalle procedure e dalle leggi perfino quelle internazionali, conclama l'autonomia di una istituzione che da 130 anni in una città speciale e particolare, qual è Venezia, costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall'ingresso della Fondazione La Biennale".

Il rischio di strumentalizzazione

 Condividono invece le perplessità del ministro italiano i colleghi europei, preoccupati per il rischio significativo di una "strumentalizzazione" da parte di Mosca interessata a "proiettare un'immagine di legittimità e accettazione internazionale in netto contrasto con la realtà della guerra in corso della Russia contro l'Ucraina e la distruzione del patrimonio culturale ucraino, e con le sanzioni europee e internazionali". Il rischio di un utilizzo a fini politici mediante la diplomazia del cosiddetto soft power preoccupa anche il collettivo femminista russo Pussy Riot, che già annuncia proteste al grido "aspettatevi resistenza".

L'assenza degli italiani

 Intanto la mostra italiana, 'Con te Con tutto', a cura di Cecilia Canziani, è una "chiamata a raduno" e, come ha sottolineato Buttafuoco, "un modo di ripensare la nostra esistenza attraverso materia, relazione, ascolto e collaborazione". E se a suo giudizio il Padiglione Italia conferma la sensibilità comune con 'In Minor Keys', titolo proposto da Koyo Kouoh, la curatrice artistica dell'Esposizione prematuramente scomparsa, Buttafuoco ha voluto sgombrare il campo sulla "polemica sterile" generata dalla cosiddetta 'assenza degli italiani' nella manifestazione.

"Il Padiglione Italia - ha sottolineato - è il fiore all'occhiello di un'istituzione che da 130 anni nella scena internazionale primeggia: io capisco la pigrizia di un lavoro di conoscere e informarsi, ma mi piace sottolineare come la cosiddetta 'assenza degli italiani'" nella mostra sia stata "ben spiegata e i sovrintendenti della Scala, del San Carlo di Napoli e del Massimo di Palermo possono confermare: avevamo organizzato un tour in tre tappe dove poi ognuno avrebbe presentato il suo progetto e ci sarebbe stato l'incontro con gli artisti italiani. Ma la morte ha deciso altrimenti. Ora capisco la superficialità, la velocità, capisco la voglia di riempire colonne, ma il motivo dell'assenza è solo questo: dopodiché c'è il Padiglione Italia, una scelta che la direzione generale col ministro fa in un ambito ben preciso che è quello di individuare l'eccellenza e nel lavoro di Chiara Camoni e della curatrice Cecilia Canziani è garantita l'assoluta eccellenza", ha rivendicato il presidente.

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