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Chef Sforza: su il sipario!
 

Il suo ristorante Opera Ingegno e Creatività a Torino è un inno all' operatività, un luogo dove nasce la ricetta che vi proponiamo da provare subito

Tradizione e innovazione  

Se dovessimo identificare due piatti che, più di altri, certificano il legame embrionale che abbiamo con la nostra terra, diremmo con molta probabilità la pasta e la pizza. Entrambe le ricette sono a base di materie prime povere e sazianti e, nella quasi totalità dei casi, prevedono la presenza del pomodoro.

Il frutto, originario della costa pacifico-settentrionale del Sudamerica, è protagonista negli Spaghetti al Pomodoro, diventati in brevissimo tempo un simbolo di italianità, e nella Pizza Margherita, nata secondo la leggenda nel 1889 a Napoli, da un’idea di Raffaele Esposito della Pizzeria Brandi come omaggio all’omonima regina di Savoia.

 

 

In quest’ultima preparazione, i colori scelti dal pizzaiolo rappresentavano la bandiera italiana che, mai come ora, si è caricata di significato. Issate o sventolate, tante persone si sono affidate a loro per superare questo difficile momento, così come tanti ristoratori si sono affidati a piatti dai gusti semplici e italiani per la ripartenza. Uno chef, che il 2 giugno ha riaperto il suo ristorante in linea con le normative, ha deciso di riprendere da una certezza. Un piatto, che celebra la biodiversità di quest’ortaggio, inserito in carta l’anno scorso.

 

 

Stiamo parlando di Stefano Sforza del ristorante Opera Ingegno e Creatività di Torino e del suo Pomodoro.

 

 

L’idea è quella di proporre sei varietà differenti di xitomatl – così lo chiamavano gli aztechi - insieme alla bacca di un’altra delle Solanaceae (la stessa famiglia del pomodoro) il cui gusto lo ricorda: l’alchechengi. A completare il piatto un olio al basilico preparato in casa, che lo chef consiglia di utilizzare anche come condimento di insalate e primi piatti di pasta.

 

 

Questo piatto trova spazio come prima delle sette portate nel menu degustazione Opera, il percorso identitario che lo chef propone nel suo ristorante, che ha da poco compiuto un anno.

 

 

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:

 

400 g datterino giallo  -  400 g datterino rosso   -  400 g pomodoro verde  -  400 g ciliegino rosso  -  400 g pomodoro vesuviano Piccadilly  -  400 g alchechengi  -  2 kg San Marzano  -  80 g basilico  -  200 g olio di semi di girasole  -  25 g sale  -  ½ cucchiaino di semi di chia

 

 

ACQUA DI POMODORO

 

Lavare i pomodori San Marzano

 

Inserirli in una teglia alta con carta da forno e coprirli con un coperchio

 

Cuocerli in forno ventilato a 120 C° per 5 ore

 

Lasciarli raffreddare a temperatura ambiente fino al giorno dopo senza aprire il coperchio

 

Scolarli dentro un’etamina o uno straccio senza pressarli

 

Conservare l’acqua di pomodoro così ottenuta in frigo

 

 

PREPARAZIONE DEI POMODORI

 

Lavare gli altri pomodori e inciderli con una croce alla base

 

Cuocerli in acqua bollente non salata per 10 secondi

 

Raffreddarli subito in acqua e ghiaccio e poi pelarli, lasciandoli distinti

 

Preparare una soluzione salina sciogliendo 25 g di sale in un 1 litro di acqua

 

Mettere i pomodori e la soluzione salina dentro barattoli di vetro a chiusura ermetica e conservare in frigorifero per almeno 2 giorni

 

 

OLIO AL BASILICO

 

Sfogliare il basilico e pulire le foglie senza lavarle

 

Inserirle dentro un termomix

 

Aggiungere l’olio di semi di girasole

 

Far cuocere a 70 °C per 8 minuti

 

Versare in una teglia e far congelare

 

Far scongelare in un’etamina, dalla quale si ricaverà un olio al basilico verde e brillante

 

 

IMPIATTAMENTO

 

Scolare i pomodori e disporli nel piatto

 

Condirli con un filo d’olio al basilico

 

Completare con acqua di pomodoro e semi di chia

 

 

Di Indira Fassioni

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