Intelligenza artificiale e riconoscimento facciale, il governo accelera: dati conservati fino a sette giorni
Via libera al decreto che adegua l'Italia all'Ia Act. Scontro politico sulle garanzie e sui limiti nell'utilizzo delle tecnologie biometriche
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Riconoscimento facciale e intelligenza artificiale entrano sempre più negli strumenti a disposizione delle forze dell'ordine. Accelerata del governo sul decreto legislativo che recepisce l'Ai Act europeo, il regolamento dell'Unione che disciplina l'utilizzo dei sistemi di Ia. Il provvedimento, esaminato in Commissione Politiche europee del Senato, introduce norme specifiche sull'impiego delle tecnologie biometriche e apre alla possibilità di conservare per un periodo limitato i dati raccolti dalle telecamere installate in luoghi considerati particolarmente sensibili. La decisione ha subito generato tensioni, con le opposizioni che parlano di rischio per le libertà individuali e la maggioranza che rivendica invece la piena conformità alle regole fissate da Bruxelles.
Cosa prevede il decreto e quali sono gli obiettivi
Il testo punta ad adeguare la normativa italiana al quadro europeo sull'intelligenza artificiale, definendo le modalità con cui le forze di polizia possono utilizzare sistemi avanzati di identificazione biometrica. Tra gli aspetti più rilevanti c'è la possibilità di impiegare il riconoscimento facciale in situazioni particolarmente delicate, come il contrasto al terrorismo o la ricerca di persone scomparse, sempre con l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria. Uno dei punti centrali riguarda la gestione dei dati raccolti dai sistemi di videosorveglianza. Le informazioni biometriche registrate in aree o durante eventi ritenuti sensibili potranno essere conservate per un massimo di sette giorni. Se in quel periodo verrà accertata la commissione di un reato, i dati potranno essere utilizzati nell'ambito delle indagini, altrimenti saranno cancellati. Il decreto prevede inoltre la conservazione dei registri informatici delle operazioni effettuate dai sistemi per cinque anni. L'obiettivo dichiarato è quello di fornire alle forze dell'ordine strumenti tecnologici più efficaci per la prevenzione e il contrasto dei reati, mantenendo però il controllo umano sulle decisioni.
Pd e M5S denunciano una "forzatura" della maggioranza
Proprio la possibilità di raccogliere e conservare temporaneamente dati biometrici di persone non indagate ha provocato la reazione delle opposizioni. Durante l'esame del provvedimento in Commissione, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno chiesto un rinvio per approfondire il testo, ma la richiesta non è stata accolta. I rappresentanti dei due partiti hanno quindi abbandonato i lavori denunciando una forzatura da parte della maggioranza. Angelo Bonelli, deputato di Aleanza Verdi Sinistra, giudica "totalmente inaccettabile" l'eventuale utilizzo dell'intelligenza artificiale per forme di "profilazione di massa" dei cittadini presenti a manifestazioni o eventi pubblici.
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Il parere del Garante per la Privacy
Sul provvedimento è intervenuto anche il Garante per la protezione dei dati personali, che ha espresso un giudizio che sebbene sia favorevole, porta con sé qualche osservazione. Formalmente il decreto è in linea con il regolamento europeo, ma chiede ulteriori tutele per quanto riguarda la supervisione umana dei sistemi di intelligenza artificiale, la qualità delle banche dati biometriche e il coinvolgimento del Garante nelle attività di sperimentazione che comportano il trattamento di dati personali. Il punto più delicato riguarda però proprio la raccolta dei dati biometrici nei luoghi pubblici. Secondo il Garante, il trattamento automatizzato e generalizzato delle informazioni relative alle persone che partecipano a eventi o accedono ad aree aperte al pubblico non sarebbe coerente con l'impostazione dell'Ai Act. In particolare la differenza sostanziale è che il regolamento europeo consente il riconoscimento solamente dopo l'eventuale commissione di un reato, dunque non per raccolte preventive e massive.
