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Sì alla comunicazione digitale, ma con dei limiti ben precisi. Il neo premier britannico Andy Burnham apre alla rivoluzione tecnologica, ma si schiera apertamente contro i colloqui di lavoro virtuali. "Come può un giovane brillare in questa situazione di contatti non personali?", il pensiero del primo ministro espresso in un podcast dedicato al tema del lavoro giovanile, che nel Regno Unito sta diventando un problema di notevole portata.
Il paradosso di Burnham
Un piccolo paradosso per Burnham, che invece è sempre più impegnato a cavalcare (non senza efficacia) gli strumenti della comunicazione digitale a colpi di annunci politici via social e piattaforme virtuali, capaci di portargli in pochi giorni di governo milioni di follower. Il premier laburista fissa tuttavia i suoi paletti sugli aspetti della "rivoluzione virtuale". Ad esempio, dicevamo, i colloqui di lavoro da remoto. "Una cosa che davvero non piace è la diffusione delle interviste via Zoom o Teams per essere assunti", ha detto Burnham conversando con l'ex consigliere politico Jimmy McLoughlin nel suo podcast intitolato "Jimmy's Jobs of the Future".
Metodo robotico e brutale
Un tipo di colloquio descritto come "robotico e brutale" da molti giovani intervistati di recente in un'indagine a campione della Bbc. "Come può un giovane brillare in questa situazione", si è chiesto il primo ministro. "Non è un contesto nel quale si possa esprimere la propria personalità o la propria passione", ha tagliato corto Burnham, bollando come "non equo" un uso eccessivo della tecnologia nel reclutamento di chi aspira a lavorare. Tanto più in un Paese come il Regno Unito nel quale, secondo dati recenti, ben un milione e oltre di ragazzi e ragazze fra i 16 e i 25 anni risulta oggi al di fuori del mondo sia dello studio sia del lavoro.
