Land Art: dieci opere d'arte giganti che disegnano la Terra
I capolavori monumentali che usano la terra, le rocce e il deserto come tele immense
La Land Art regala capolavori che trasformano la Terra in una grande tela sui cui disegnare, scolpire, creare. Alcuni sono monumenti opera dell’uomo, altre sono meraviglie create dalla natura stessa: in ogni caso non sono solo segni inseriti nel paesaggio, ma vere e proprie impronte sul volto del pianeta. Dall'Italia al Cile, fino alle distese del Nevada, ecco dieci opere straordinarie, così grandi da essere visibili in alcuni casi persino dal satellite. Un viaggio tra mistero, colori pop e architetture impossibili.
CRETTO DI BURRI, Sicilia, Italia - Il Grande Cretto di Gibellina, realizzato da Alberto Burri tra il 1984 e il 2015, è una delle installazioni di Land Art più grandi e commoventi al mondo. L’opera è un labirinto di cemento bianco che ricopre le macerie di Gibellina Vecchia, distrutta dal terremoto del Belice del 1968. Alberto Burri ha trasformato il dolore in un sudario di pietra: le profonde fenditure nel cemento ricalcano esattamente l'antico tracciato stradale e i vicoli prima del sisma, permettendo ai visitatori di "camminare" letteralmente nella storia del paese.
UFFINGTON WHITE HORSE, Oxfordshire, Inghilterra - Inciso nel gesso bianco di una collina inglese, questo cavallo stilizzato è considerato il geoglifo più antico del Regno Unito e un precursore spirituale della Land Art moderna. Situato sull'alto pendio della White Horse Hill nell'Oxfordshire, questa figura stilizzata sfida il tempo da circa 3.000 anni. Visibile in tutta la sua eleganza solo dal cielo, La figura è lunga circa 110-114 metri ed è formata da trincee profonde fino a un metro, scavate nel terreno fino a rivelare il gesso bianco naturale della collina. L'opera è un esempio unico di manutenzione comunitaria: se abbandonata, verrebbe ricoperta dall'erba in meno di dieci anni: per millenni, quindi, le comunità locali hanno eseguito un rituale di periodica pulitura del gesso che oggi è gestita dal National Trust.
ANGEL OF THE NORTH, Gateshead, Inghilterra – Questo angelo d'acciaio alto 20 metri, quanto un palazzo di cinque piani, e con un’apertura alare di 54 metri, è opera di Antony Gormley e domina il paesaggio britannico. Per resistere ai forti venti della zona (fino a 160 km/h), l'opera è ancorata a fondamenta di cemento armato che scendono per 20 metri nel sottosuolo; è diventata un simbolo iconico dell'abbraccio tra arte e archeologia industriale.
SPIRAL JETTY, Utah, USA - Una gigantesca spirale antioraria di rocce nere lunga circa 450 metri e larga 4,5 metri, che si protende nelle acque rosate del Gran Lago Salato: creata da Robert Smithson nel 1970, è considerata l'opera manifesto della Land Art americana. L’opera scompare e riappare a seconda del livello dell’acqua, coperta da cristalli di sale bianco. Smithson scelse la forma della spirale perché richiama strutture naturali sia microscopiche, come le molecole, e macroscopiche come le galassie, ma anche per una leggenda locale secondo cui il lago sarebbe collegato all'oceano da un vortice sotterraneo.
SEVEN MAGIC MOUNTAINS, Nevada, USA - Create dall'artista svizzero Ugo Rondinone nel 2016, sono un'esplosione di colore nel mezzo del deserto del Mojave, a breve distanza da Las Vegas. Sette torri di massi dai colori neon alte fino a 9 metri, in un contrasto psichedelico tra la natura selvaggia e il pop artificiale, a pochi chilometri dalle luci della città: Rondinone ha voluto creare un punto di connessione tra il "naturale" (i massi e il deserto) e l'"artificiale" (i colori al neon e la vicina Las Vegas). Originariamente doveva restare esposta solo per due anni, fino al 2018, ma l'incredibile successo ha spinto la produzione a prolungare l'esposizione: l’opera è quindi visibile ancora oggi.
CADILLAC RANCH, Amarillo, Texas - Dieci Cadillac d'epoca piantate nel terreno a muso in giù, con la stessa inclinazione della Piramide di Cheope. Qui l'arte è interattiva: i visitatori sono invitati a colorare le auto con bombolette spray, rendendo l'installazione un arcobaleno in continua evoluzione grazie a questa curiosa forma di “vandalismo autorizzato”. L’opera è stata ideata dal collettivo di architetti e artisti Ant Farm.
BUNJIL GEOGLYPH, Victoria, Australia - Un'aquila gigante fatta di pietre bianche che si staglia contro la terra rossa australiana: l’opera di Andrew Rogers celebra Bunjil, una divinità aborigena, e fa parte di un progetto globale che collega luoghi sacri in tutto il mondo attraverso l'arte. L’opera, realizzata nel 2006, è situata all'interno dello You Yangs Regional Park nel Victoria, in Australia; l'apertura alare del geoglifo è di circa 100 metri da una punta all'altra. Per realizzarlo sono state utilizzate circa 1.500 tonnellate di roccia locale.
SEVEN COLOURED EARTHS, Chamarel, Mauritius – Un mosaico di colori creato dalla natura: queste dune di sabbia vulcanica non si mischiano mai, restando separate in sette tonalità diverse di colori (dal viola al rosso): un fenomeno geologico che sembra un dipinto astratto realizzato dalla terra stessa. Il fenomeno interessa un’area di circa 7.500 metri quadrati: le dune sono il risultato della decomposizione di rocce vulcaniche (basalto) trasformate in argilla. Nonostante le forti piogge tropicali delle Mauritius, le dune sembrano non erodersi mai in modo significativo.
LINEE DI NAZCA, Perù - Realizzate tra il 300 a.C. e il 500 d.C. dal popolo Nazca, nel sud del Perù, sono enigmatici geoglifi che raffigurano animali e forme geometriche. Si trovano nel deserto peruviano e restano uno dei più grandi misteri dell’umanità: dato che sono perfettamente visibili solo dell’alto, si ipotizza che potessero rappresentare un messaggio rivolto agli dei o che venissero utilizzate per l’osservazione astronomica. Esistono oltre 800 disegni lineari, 300 figure geometriche e circa 70 figure di animali e piante. Le più celebri sono il Colibrì (lungo 96 metri), il Ragno (46 metri) e la Scimmia.
ATACAMA GIANT, deserto di Atacama, Cile - Con i suoi 119 metri, è il più grande geoglifo antropomorfo del mondo. Questa figura stilizzata incisa nel deserto di Atacama rappresenta una divinità precolombiana che fungeva anche da calendario astronomico per le popolazioni antiche: i "raggi" che partono dai lati della testa sono allineati con i punti di tramonto e sorgere del sole e della luna durante le stagioni. Serviva a determinare con precisione il momento della semina e l'arrivo dei monsoni. Come per i geoglifi peruviani, la sua conservazione è dovuta all'estrema aridità del luogo.
