© MIMIT | N&B Natural is Better
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I dati 2026 raccontano un modello che unisce profitto e beneficio comune. Dietro ogni impresa, persone che scelgono di fare la differenza. E un Ministero che ci crede e lo promuove con la prima Benefit Competition nazionale
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In Italia le Società Benefit sono 5.754, con una crescita di quasi il 20% in un anno. Impiegano oltre 250 mila addetti e generano 70,6 miliardi di euro di valore della produzione. Sono i dati più recenti dell'Osservatorio sulle Società Benefit della Camera di Commercio Brindisi-Taranto e InfoCamere, aggiornati al primo trimestre 2026, e raccontano un modello in piena espansione che il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) ha scelto di sostenere e promuovere attivamente.
La Ricerca Nazionale sulle Società Benefit 2026 — realizzata da NATIVA, Research Department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, Università di Padova, Camera di Commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit — mette a confronto le performance delle Società Benefit con quelle delle imprese tradizionali dello stesso settore e dimensione. Il risultato è netto. Nel triennio 2022-2024 le Società Benefit hanno registrato una crescita mediana del fatturato del 14,6%, contro il 5,3% delle non-benefit. Il 63% ha aumentato il numero di addetti (contro il 48% del campione di confronto) e paga in media 3.000 euro in più all'anno per lavoratore. Anche la governance racconta una differenza: il 47% delle Società Benefit ha almeno una donna nel board, contro il 36% delle imprese tradizionali.
A distinguere una Società Benefit da una società commerciale tradizionale è il doppio scopo statutario: il profitto resta, ma viene affiancato da una o più finalità di beneficio comune verso persone, comunità, territori e ambiente. A questo si aggiungono la nomina di un responsabile dell'impatto e l'obbligo di una relazione di impatto annuale, basata su standard internazionali e pubblicata per garantire trasparenza. Non un'etichetta reputazionale, ma un impegno strutturale.
L'impegno di una Società Benefit verso la comunità non è una dichiarazione di intenti: è scritto nello statuto. Lo dimostra la Ricerca Nazionale 2026, che ha analizzato per la prima volta gli statuti di tutte le Società Benefit italiane, individuando oltre 18.600 finalità di beneficio comune, in media quasi sei per azienda. Più della metà riguarda impegni di natura sociale, quasi un terzo l'impatto su comunità e territorio. Tradotto: per gran parte di queste imprese, fare bene all'azienda significa fare bene anche a chi le sta intorno. Ma per capire davvero cosa cambia, conviene guardare le persone.
Prendiamo Rifò, il marchio di moda circolare nato a Prato. Recupera vecchi maglioni e jeans per rigenerarli in nuove fibre, lavorando con artigiani nel raggio di trenta chilometri. Ma il cuore del progetto è un altro: con l'iniziativa "Nei Nostri Panni" destina l'1% del fatturato a formare migranti e persone in situazione di fragilità nei mestieri tessili che stanno scomparendo. Una scelta che intreccia ambiente, lavoro e dignità delle persone.
C'è poi la Latteria Agricola S. Pietro, cooperativa mantovana che riunisce decine di aziende agricole socie nella produzione di Grana Padano DOP. Qui l'agricoltura si prende cura della terra e di chi la abita in modo concreto: le vacche dei prati stabili della Valle del Mincio nutrite con il fieno, una filiera cortissima, e perfino un Grana a ridotto contenuto di sale pensato per la salute di chi lo mangia.
N&B Natural is Better porta lo stesso spirito nel Salento. Da Martano, "Città dell'Aloe", gestisce l'intera filiera della cosmesi naturale a chilometro zero — dalla coltivazione biologica fino al prodotto finito — con oltre il 90% di collaboratori del territorio. Una filosofia che l'azienda riassume in tre parole: "People & Planet First".
E infine GenomeUp, che mostra come l'innovazione tecnologica possa essere beneficio comune. La società usa intelligenza artificiale e sequenziamento del genoma per accelerare la diagnosi delle malattie genetiche rare, restituendo ai medici un referto in tempi rapidissimi: un aiuto prezioso per le centinaia di milioni di persone che nel mondo convivono con queste patologie, in collaborazione con realtà come l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
Quattro settori distanti — moda, agroalimentare, cosmesi, biotech — e una stessa scelta di fondo: mettere le persone al centro dell'attività d'impresa. A chiudere il cerchio è chi compra. Negli ultimi anni i consumatori italiani hanno sviluppato una sensibilità crescente verso il comportamento etico delle aziende, e tendono a premiare con la propria fiducia i marchi che si impegnano in modo concreto e coerente. È il segnale che il doppio scopo delle Società Benefit incontra una domanda reale: ogni acquisto consapevole diventa un piccolo voto a favore di un modo diverso di fare impresa, e trasforma chi compra da spettatore a parte attiva del cambiamento.
Per dare visibilità al modello, il Ministero ha promosso la prima Benefit Competition nazionale: una competizione in cinque tappe territoriali e un evento finale, aperta a startup, imprese benefit e aziende interessate ad adottare il modello. La prima tappa si è svolta a Milano il 21 novembre 2025, la seconda a Brindisi il 12 marzo 2026, la terza è in calendario ad Ancona il 26 giugno 2026. Tra le aziende già premiate, Diasen (terza a Milano) e Benewtral (seconda a Brindisi): due esempi del meccanismo che la Competition vuole valorizzare, un palcoscenico nazionale che premia il merito e racconta la sostenibilità attraverso storie reali.
Diventare Società Benefit non significa aderire a un quadro normativo: significa compiere un salto culturale nel modo di intendere l'impresa. Vuol dire integrare la sostenibilità ambientale e sociale nella strategia aziendale, misurare l'impatto in modo trasparente, costruire fiducia con i propri stakeholder.
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy crede in questo modello perché accelera la transizione ecologica e sociale del sistema produttivo italiano e contribuisce a rendere più competitive e resilienti le filiere territoriali. Per questo lo promuove e gli dà visibilità, raccontando attraverso iniziative come la Benefit Competition le storie di chi sta già costruendo un'economia in cui profitto e responsabilità si rafforzano a vicenda. Tutte le informazioni sul modello e sulle iniziative del Ministero sono disponibili sul sito mimit.gov.it/it/benefit.