Che paura!

Halloween, 10 luoghi nel mondo che sembrano aprire le porte dell'inferno

Voragini infernali, crateri che bruciano, laghi, montagne sacre e antiche città dei morti: dove leggende, storia e paesaggi estremi evocano l’al di là

30 Ott 2026 - 07:00
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© Istockphoto  | Vulcano El Cuervo, Lanzarote, Isole Canarie
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© Istockphoto | Vulcano El Cuervo, Lanzarote, Isole Canarie

© Istockphoto | Vulcano El Cuervo, Lanzarote, Isole Canarie

Halloween è la festa della paura e della volontà di riderci su. Ecco allora alcuni luoghi della terra in cui la natura sembra aver spalancato un varco verso l'altro mondo, ma che hanno una spiegazione scientifica ben precisa. Crateri incandescenti, vapori che emergono dal sottosuolo, acque avvolte da antiche credenze e siti consacrati alle divinità dell’oltretomba: in giro per il pianeta non mancano scenari che, da secoli, alimentano racconti di paura e meraviglia. Alcuni sono diventati celebri come vere e proprie “porte dell’inferno”, altri custodiscono leggende meno conosciute, ma non meno suggestive. Ecco dieci tappe per un viaggio tra i confini, reali o immaginati, del regno dei morti.

VULCANO EL CUERVO, Lanzarote, Isole Canarie - A Lanzarote, il vulcano El Cuervo crea un paesaggio che sembra arrivare direttamente dalle viscere della Terra. Il cono vulcanico, circondato da distese di lapilli e rocce scure, si formò durante le eruzioni del 1730-1736 che trasformarono profondamente l’isola. Un sentiero permette di raggiungere il cratere e di entrarvi, camminando tra pareti di roccia e cenere vulcanica: qui non serve evocare leggende di demoni o divinità, è la forza primordiale della natura, impressa nel terreno, a evocare richiamare l’immagine di un mondo infernale.

CASTELLO DI HOUSKA, Boemia, Repubblica Ceca - Nel cuore della Boemia, il castello di Houska è avvolto da una delle leggende più inquietanti dell’Europa centrale. Costruito nel XIII secolo, secondo la tradizione sorgerebbe sopra una voragine che conduce direttamente all’inferno. Si racconta che, prima della costruzione, dal fondo della cavità uscissero creature mostruose e che i lavori del castello servissero proprio a sigillare il passaggio. A rendere ancora più sinistra la fama della fortezza contribuisce la storia di un monaco nero senza volto, indicato come il guardiano della presunta porta degli inferi. Una leggenda, naturalmente, ma il castello gotico e il suo isolamento contribuiscono a creare un’atmosfera da brivido.

NECROMANTEION DELL'ACHERONTE, Epiro, Grecia - Nell’Epiro, vicino al fiume Acheronte, sorge quello che la tradizione identifica con il Necromanteion, l’oracolo dei morti dell’antica Grecia. Qui i fedeli si recavano per interrogare le anime dei defunti e cercare risposte sul futuro. Secondo il mito, proprio in questa regione si trovava l’ingresso al regno di Ade: l’Acheronte, insieme ai suoi affluenti, accompagnava le anime verso l’oltretomba, mentre il traghettatore Caronte le conduceva oltre il confine tra i due mondi.  Il sito archeologico conserva ambienti sotterranei che alimentano il fascino del luogo: l’identificazione del complesso con il celebre oracolo è ancora controversa tra gli studiosi, ma il legame con il mondo dei morti resta profondamente radicato nella tradizione.

LAGO D’AVERNO, Campania, Italia - Tra i Campi Flegrei, il lago d’Averno è uno dei luoghi italiani più legati all’immaginario dell’oltretomba. Il suo nome deriva dal greco áornos, “senza uccelli”: nell’antichità si riteneva infatti che le esalazioni del lago fossero tanto pericolose da tenere lontani gli animali. La fama infernale del bacino, circondato da un paesaggio vulcanico, attraversa la letteratura classica:  Virgilio lo scelse come punto di accesso agli inferi nell’Eneide: è da qui che Enea, guidato dalla Sibilla, intraprende il viaggio nel regno dei morti. Il lago, oggi immerso in una vegetazione rigogliosa, conserva un’aura misteriosa, sospesa tra natura e mito.

PLOUTONION DI HIERAPOLIS, Denizli, Turchia - Nell’antica Hierapolis, oggi Pamukkale, il Ploutonion era considerato una porta verso il regno di Plutone, dio degli inferi. Il santuario sorgeva accanto a una grotta da cui fuoriuscivano gas tossici: nell’antichità, gli animali che si avvicinavano all’apertura morivano, mentre i sacerdoti sembravano riuscire a entrare e uscire senza danni. Il fenomeno, attribuito al respiro di Cerbero, il cane a tre teste custode dell’oltretomba, ha una spiegazione scientifica: nella cavità si accumula anidride carbonica in concentrazioni potenzialmente letali. Un caso in cui la geologia ha contribuito a costruire uno dei miti infernali più suggestivi del mondo antico.

CRATERE DI DARVAZA, deserto del Karakum, Turkmenistan - Nel cuore del deserto del Karakum, il cratere di Darvaza è conosciuto come la “Porta dell’inferno”. La voragine, larga decine di metri, è illuminata da fiamme che bruciano senza sosta, creando uno spettacolo particolarmente impressionante dopo il tramonto. La spiegazione scientifica, però, ci riporta a un evento del 1971, quando una perforazione per la ricerca di gas naturale intercettò una cavità sotterranea e il terreno collassò. Per contenere la fuoriuscita di gas, i geologi decisero di incendiarlo, pensando che le fiamme si sarebbero spente in pochi giorni: il fuoco, invece, continua ad ardere da decenni, trasformando il cratere in uno dei paesaggi più surreali del pianeta

FENGDU, Chongqing, Cina - Sulle rive del fiume Yangtze, Fengdu è conosciuta come la “Città dei fantasmi”. Il complesso di templi e santuari sul monte Mingshan rappresenta l’oltretomba secondo un intreccio di credenze taoiste, buddhiste e tradizioni popolari cinesi. Qui si incontrano luoghi dal nome evocativo, come il Passo della Porta dei Fantasmi, il Ponte dell’Inutilità e le rappresentazioni dei diciotto livelli dell’inferno, dove le anime vengono giudicate e punite per le loro azioni terrene. Più che una semplice attrazione, Fengdu è una sorta di mappa simbolica dell’aldilà, costruita per dare forma a paure, colpe e speranze legate alla vita dopo la morte.

MONTE OSORE, Aomori, Giappone – Situato nel nord del Giappone, il Monte Osore, il cui nome significa “montagna della paura”, è considerato uno dei luoghi più sacri del Paese e una porta verso l’aldilà. Il paesaggio vulcanico, fatto di rocce grigie, vapori sulfurei e sorgenti ribollenti, sembra richiamare le immagini dell’inferno buddhista. Accanto al tempio Bodaiji si trova il lago Usori, dalle acque turchesi, mentre il fiume Sanzu no Kawa è tradizionalmente identificato con il corso d’acqua che le anime dei defunti devono attraversare per raggiungere l’altra vita. Un luogo di culto e pellegrinaggio in cui la natura contribuisce a rendere tangibile il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

HELL'S GATE NATIONAL PARK, Rift Valley, Kenya - Il nome del parco nazionale di Hell’s Gate, nella Rift Valley keniana, significa letteralmente “porta dell’inferno”. A conferirgli questa fama è soprattutto la spettacolare gola di Ol Jorowa, che attraversa il territorio tra alte pareti rocciose, torri di pietra e vapori geotermici. Il paesaggio è modellato dall’attività vulcanica della regione e comprende sorgenti calde, fumarole e formazioni rocciose che sembrano scolpite da forze sovrannaturali. Qui l’inferno non è una leggenda legata a un’antica divinità, ma un’immagine suggerita dalla geologia: un ambiente potente e primordiale, in cui la Terra mostra tutta la sua energia.

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VULCANO MASAYA, Masaya, Nicaragua - In Nicaragua, il vulcano Masaya è conosciuto da secoli come la “Bocca dell’inferno”. Quando gli spagnoli arrivarono nella regione, nel XVI secolo, rimasero impressionati dall’attività del vulcano e dal suo cratere incandescente, interpretato come un accesso al mondo ultraterreno. Anche le popolazioni indigene attribuivano al Masaya un carattere divino e gli rivolgevano offerte rituali. Oggi il vulcano continua a essere attivo, con emissioni di gas e un cratere che conserva un fascino inquietante. Le sue pareti scure, il fumo e l’odore pungente dello zolfo restituiscono l’immagine di un inferno naturale, in continuo movimento.