Realizzata in Italia una mano robotica che "sente" il movimento
Nata dalla collaborazione tra Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, l'Azienda ospedaliero-universitaria locale e l'Università di Cleveland, si basa su un'interfaccia che usa le vibrazioni di magneti impiantati nei muscoli
© Science Advances
È stata realizzata in Italia una mano robotica che percepisce il movimento e lo riproduce in modo naturale. Il risultato - pubblicato sulla rivista Science Advances, che ne ha dato evidenza in copertina - è frutto della ricerca coordinata dalla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa con il gruppo di Christian Cipriani e condotta in collaborazione con Paul Marasco dell'Università di Cleveland e con l'Azienda ospedaliero-universitaria pisana. A permettere la percezione del movimento è un'interfaccia che, nelle protesi della mano, ripristina le sensazioni di movimento utilizzando le vibrazioni generate da magneti impiantati nei muscoli residui dell'avambraccio.
Sperimentata su un uomo di 34 anni
L'interfaccia è stata integrata nella mano robotica Mia Hand, sviluppata dallo spin-off della Scuola Sant'Anna Prensilia, ed è stata sperimentata per sei settimane su un uomo di 34 anni con l'avambraccio sinistro amputato.
Com'è fatta l'interfaccia
Chiamata Mkki (Myokinetic Kinesthetic Interface), l'interfaccia consiste in piccoli magneti impiantati nei muscoli dell'avambraccio e in una serie di bobine esterne che li fanno vibrare da remoto in modo mirato. In questo modo si stimolano soltanto i muscoli, ed è proprio questa vibrazione a far nascere sensazioni di movimento naturali. Il 34enne è riuscito a percepire la mano che si apriva e si chiudeva con movimenti coordinati, molto simili a quelli reali.
Gli sviluppi futuri
Il risultato potrebbe essere "la chiave per comprendere meglio come funziona il controllo motorio umano, e per capire come ripristinarlo in persone che subiscono un'amputazione", ha osservato il primo autore della ricerca, Federico Masiero, al tempo degli esperimenti dottorando presso la Scuola Sant'Anna e oggi all'Università Tecnica di Monaco (Tum).
Il prossimo obiettivo è sfruttare simultaneamente i magneti impiantati sia controllare la protesi sia per restituire percezioni sensoriali naturali. "L'impianto era stato progettato per durare sei settimane, un tempo che ritenevamo sufficiente per una prima verifica dell'utilità e dell'efficacia dell'interfaccia. I risultati - di Cipriani - sono stati molto promettenti e ci hanno spinto a esplorare una soluzione impiantabile permanente, finanziata dal Piano Nazionale Complementare al Pnrr con il progetto Fit 4 Medical Robotics, che ci consentirà di studiare l'interfaccia su periodi molto più lunghi e con un numero maggiore di partecipanti", ha spiegato Masiero.
