una perdita di 7,2 miliardi di euro

Addio ai bar sotto casa, ne chiudono 11 al giorno

L'allarme di Confesercenti: in sei anni sono scomparse oltre 24mila attività, dalle città ai piccoli Comuni

27 Set 2026 - 12:31
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Un caffè al banco prima di andare al lavoro, il giornale aperto sul tavolino, due chiacchiere con i vicini di casa. Il bar è uno dei locali più tipici dello stile di vita italiano ma è anche una specie che rischia l'estinzione. Secondo un’elaborazione di Confesercenti sui dati delle Camere di commercio, tra il 2019 e il 2025 sono scomparse 24.073 imprese del settore. Il calo riguarda tutte le regioni e, secondo l’associazione, ha sottratto alle economie locali oltre 7,2 miliardi di euro tra consumi, lavoro e gettito fiscale.

Quanti bar hanno chiuso

  Nel 2019 le imprese che svolgevano servizio bar erano 169.839. Sei anni dopo ne restavano 145.766: il 14,2% in meno. In media significa circa 4mila attività perse ogni anno, oppure 11 al giorno. È la dimensione di un fenomeno che non riguarda soltanto i piccoli centri: chiude anche il locale sotto casa nei quartieri delle grandi città.

La mappa delle chiusure

  Il calo più forte per area geografica si registra al Centro: 7.323 bar in meno, pari al 20,8% rispetto al 2019. Seguono il Nord-est (−16,3%) e il Nord-ovest (−16,1%). La riduzione è più contenuta, ma comunque presente, nel Sud (−6,7%) e nelle Isole (−6,5%).

In termini assoluti, la regione che perde più bar è la Lombardia (−4.957), seguita da Lazio (−4.405), Veneto (−2.806), Emilia-Romagna (−1.916) e Piemonte (−1.915). In percentuale, la contrazione più marcata è nelle Marche (−25%). Seguono Lazio (−23,9%), Valle d’Aosta (−22,2%) e Veneto (−20,1%).

A Roma non basta il turismo

  La Capitale ha perso 2.827 bar, oltre il 30% di quelli presenti nel 2019. È uno dei cali più netti rilevati da Confesercenti. Il dato racconta anche un limite dei grandi flussi di visitatori: possono riempire alcune zone della città, ma non sostituiscono necessariamente i clienti abituali che fanno vivere un bar di quartiere durante tutta la settimana.

Perché il bar tradizionale fatica

  Secondo Confesercenti, a mettere sotto pressione le attività sono soprattutto i maggiori costi di energia, materie prime e lavoro, insieme alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Il bar richiede personale e orari di apertura lunghi, mentre molte consumazioni hanno uno scontrino di pochi euro. Cambiano anche le abitudini dei clienti. Lo smart working riduce il passaggio quotidiano in alcune zone di uffici; i consumi si spostano in altri momenti della giornata. Si aggiunge la concorrenza della distribuzione moderna e dei servizi di consegna.

Il costo per le città

  Confesercenti stima in oltre 7,2 miliardi di euro in sei anni l’impoverimento dei territori legato alla riduzione dei bar, considerando minori consumi, occupazione e gettito fiscale. È una stima che comprende effetti più ampi del fatturato delle sole attività chiuse. "Un bar è un’impresa che crea lavoro e offre un servizio. Ma è anche uno dei luoghi più semplici e accessibili in cui le persone si incontrano", afferma Nico Gronchi, presidente di Confesercenti. 

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