Non una cassaforte sotterranea, ma un'intricata rete finanziaria diffusa tra Paesi di tutto il mondo. È questa la "mappa del tesoro" attribuita a Matteo Messina Denaro. Un sistema, raccontato da La Repubblica, che non si regge su contanti seppelliti sotto terra, ma su società e investimenti entrati nel circolo dell'economia legale. Le indagini lo collocano tra Verona e Londra, passando per Dublino, Cipro e Malta. Un intreccio di transazioni costruito nel tempo con l'uso di prestanome puliti.
L'eolico
Uno dei nodi principali resta il settore delle energie rinnovabili. In particolare l'eolico in Sicilia, diventato per gli investigatori una delle porte d'ingresso principali del sistema economico del boss. Attorno a questo filone energetico emerge la figura dell'imprenditore Vito Nicastri, indicato per anni come snodo centrale della rete di società e investimenti. Attraverso impianti e con finanziamenti pubblici, il denaro sarebbe circolato oltre i confini del mare siciliano.
La rotta veneta
Da lì le tracce portano nel Nord Italia. Verona diventa uno dei punti cardine geografici di questa "mappa" del denaro. Non solo per le società collegate agli investimenti, ma anche per le immagini che ritraggono il boss in città. Fotografie scattate nel 2006 lo ritraggono davanti all'Arena nonostante le ricerche da parte delle autorità fossero iniziate nel 1993.
La grande distribuzione
Un altro pilastro del sistema riguarda la grande distribuzione. In Sicilia, l'imprenditore Giuseppe Grigoli viene indicato come prestanome di una catena di supermercati poi confiscata. Quei punti vendita, però, non sarebbero stati la fonte originaria della ricchezza ma piuttosto uno strumento. Attraverso la grande distribuzione l'utile infatti sarebbe stato ripulito e trasformato in capitale legale utilizzabile.
Passione per l'arte
Il denaro passerebbe anche dai beni culturali e archeologici. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, una rete internazionale avrebbe gestito traffici di reperti archeologici tra Sicilia, Svizzera, Stati Uniti e Gran Bretagna. Nel sistema rientrerebbe persino un progetto mai realizzato per il furto del Satiro danzante di Mazara del Vallo. Nell'ottica dell'attività criminale l'arte diventava un mezzo potentissimo in quanto facilmente spostabile e difficilmente tracciabile.
Famiglia Guttadauro
Dentro questa complessa struttura si inserisce anche la famiglia Guttadauro, indicata come una delle componenti economiche di Cosa nostra. Professionisti e avvocati legati da rapporti familiari e affari. Il legame con il boss passa anche da vincoli di parentela. Una delle sorelle di Messina Denaro ha sposato Filippo Guttadauro, rafforzando la rete già blindata tra affari e famiglia.
Le eredità alla nipote
Nel sistema di Denaro anche le figure femminili della famiglia ricoprono un ruolo fondamentale. La nipote Lorenza Guttadauro, avvocato, assume centralità nei rapporti con il boss durante e dopo la latitanza. In un passaggio dei suoi scritti si legge: "Sono stato io a investirla di questa autorità". Una delega totale che l'avrebbe resa referente per decisioni e volontà personali. Diversa la storia della figlia Lorenza Alagna. Nata nel 1996, cresciuta lontano dal padre che incontra solo dopo il suo arresto. Solo a quel punto decide di prendere il cognome Messina Denaro, segnando una svolta simbolica nella sua identità.
