Speciale Guerra in Iran
Crisi nel Golfo

Il Qatar scommette sui diamanti mentre lo stretto di Hormuz strangola il gas

Con il gas bloccato in mare dal conflitto tra Usa, Israele e Iran, Doha apre una borsa delle pietre preziose per trovare un'alternativa e sfidare Dubai

29 Lug 2026 - 14:43
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Il Qatar è il primo esportatore mondiale di gas naturale liquefatto. Eppure, da qualche settimana Doha sta cercando fortuna altrove: nei diamanti. Il contrasto è quasi surreale, ma racconta bene lo stato di ansia in cui si trova oggi una delle monarchie più ricche del pianeta.

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Cosa è successo

 Il 27 luglio l'Autorità delle zone franche del Qatar ha inaugurato il Qatar Diamond Exchange, un mercato regolamentato per comprare, vendere, certificare e custodire diamanti grezzi e lavorati, con sede nella zona franca di Ras Bufontas, vicino all'aeroporto di Doha. La struttura offre una sala contrattazioni, caveau ad alta sicurezza e un calendario di aste che dovrebbe collegare i produttori di Africa e Asia con gli acquirenti di Europa e Golfo. Sulla carta è un progetto ambizioso: il Qatar punta a diventare, nel giro di qualche anno, un polo di riferimento per il commercio di pietre preziose, sul modello di Anversa o della vicina Dubai. Nella pratica, parte da zero.

Perché ora

 La risposta sta a poche centinaia di chilometri dalla costa qatariota: lo stretto di Hormuz, l'unico varco marittimo attraverso cui il Paese può esportare il proprio gas, è bloccato dal primo marzo, da quando la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha fatto precipitare la situazione nel Golfo. Prima del conflitto, da quel tratto di mare passava circa un quinto del petrolio scambiato nel mondo, oltre alla quasi totalità del gas liquefatto esportato dai Paesi del Golfo. Il Qatar, che da solo produce circa un quinto del gas liquefatto consumato a livello mondiale, dipendeva da quella rotta per la quasi totalità delle proprie spedizioni, con oltre cento navi al giorno in transito. Oggi, secondo le società di intelligence marittima, ne passano meno di dieci al giorno.

Quanto si perde

 Il ministro dell'energia qatariota aveva già stimato a marzo una perdita di circa 20 miliardi di dollari l'anno di mancati introiti. Per un Paese che ricava dal gas la quasi totalità della propria ricchezza e che, a differenza di Arabia Saudita ed Emirati, non dispone di oleodotti alternativi per bypassare lo stretto, si tratta di un colpo enorme. Da qui la scelta di guardare altrove, verso un settore che non ha bisogno delle grandi navi cisterna per muoversi: i diamanti. A differenza del gas, si trasportano in piccoli volumi anche per via aerea e quindi restano immuni a un blocco navale come quello di Hormuz.

Competizione con i vicini

 C'è anche un altro filo da tirare in questa storia: quello della rivalità tra le monarchie del Golfo. Dubai è da anni uno dei principali snodi mondiali del commercio di diamanti, con un giro d'affari che vale decine di miliardi di dollari. Il Qatar, entrando in questo mercato, si mette in diretta concorrenza con l'emirato vicino, proprio nel momento in cui quest'ultimo continua a consolidare la propria leadership. È un dettaglio che dice molto di come, nel Golfo, la competizione economica tra Doha e Abu Dhabi resti accesa anche mentre la regione affronta la crisi più seria degli ultimi anni.

Un segnale che parla da solo

 C'è da essere chiari su questo punto: un mercato di diamanti appena nato non può in alcun modo compensare, nel breve periodo, una perdita di miliardi di dollari l'anno sul gas. Il Qatar, inoltre, può contare su uno dei fondi sovrani più grandi al mondo, accumulato in decenni di rendite energetiche: non è un Paese sull'orlo del collasso finanziario. La nuova borsa dei diamanti va letta più come un messaggio politico che come un piano industriale già maturo: un modo per dire ai mercati che Doha ha un'alternativa se lo stretto di Hormuz dovesse restare bloccato ancora a lungo.

Diversificare

 Vale la pena notare, per correttezza, che le autorità qatariote non hanno mai collegato ufficialmente il lancio dell'exchange alla crisi di Hormuz: parlano genericamente di "diversificazione economica" nell'ambito della loro strategia di lungo periodo, la cosiddetta Qatar National Vision 2030. Resta il fatto che la tempistica, difficile da ignorare, racconta qualcosa di più ampio: anche la più solida delle economie del Golfo sta scoprendo che la propria ricchezza dipende da un tratto di mare che non controlla. E che la parola "diversificazione", ripetuta per anni come uno slogan, si sta trasformando in una necessità concreta.

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