Invesco: "Equilibri instabili, tra Hormuz, Fed e inflazione sotto tiro"
Le tensioni in Medio Oriente riaccendono la volatilità del petrolio, mentre i prezzi al consumo USA e le trimestrali orienteranno le scelte degli investitori
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La tregua tra Stati Uniti e Iran si è incrinata, e i mercati tornano a fare i conti con la geopolitica. Dopo gli attacchi iraniani a navi commerciali nello Stretto di Hormuz, l'amministrazione americana ha interrotto il cessate il fuoco, con raid su obiettivi militari in Iran e una ritorsione di Teheran contro basi statunitensi nei paesi del Golfo. Una settimana che si annuncia densa anche sul fronte macro, tra il dato sull'inflazione americana e l'avvio delle trimestrali dei grandi gruppi bancari. A leggere questo intreccio di fattori è Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, secondo cui la risoluzione del conflitto resta "un processo frammentato in cui il confronto si prolunga e fasi di escalation riemergono".
GEOPOLITICA E PETROLIO SOTTO PRESSIONE
L'escalation delle tensioni si riflette anzitutto sul prezzo del petrolio, tornato volatile. Sui mercati obbligazionari riemergono i rischi legati all'inflazione: le curve dei tassi si irripidiscono e i break-even sui titoli indicizzati salgono, mentre il settore energetico ritrova slancio. Lo scenario di base, tuttavia, non prevede uno scontro frontale. Né Washington né Teheran hanno incentivi a un confronto diretto, ma i dossier aperti, dal Libano a Hormuz fino al nucleare, richiederanno, secondo l'analisi di Invesco, "negoziazioni lunghe e complesse".
INFLAZIONE USA, LA VARIABILE CHIAVE
Il dato sull'inflazione americana in arrivo questa settimana dirà se le pressioni sui prezzi hanno natura ciclica o più strutturale. La stima elaborata dalla Fed di Cleveland indica prezzi "core" stabili a giugno rispetto al mese precedente, ma ancora sopra il target del 2%. Il verbale dell'ultima riunione della Federal Reserve tiene aperta la porta a un possibile rialzo dei tassi entro fine anno. Con numerosi governatori attesi a interventi pubblici, gli investitori cercheranno indizi sulla tempistica. La banca centrale ripete che l'inflazione deve scendere "soon", presto: ma quanto presto, si chiede Simoncelli, resta la vera incognita. Un segnale di forza potrebbe arrivare dalle vendite al dettaglio. Nonostante un mercato del lavoro stagnante, il dato appare in grado di confermare la resilienza dei consumi americani.
INVESCO: TRIMESTRALI BANCARIE AL VIA
La stagione degli utili entra nel vivo con i grandi istituti di credito statunitensi. Qualità del credito e impulso dei consumi saranno le variabili da monitorare, insieme a condizioni favorevoli nel trading e sui mercati dei capitali, dove IPO e nuove emissioni assumono un peso crescente.
TROPPO PRESTO PER LA DIFESA
Il riposizionamento del mercato azionario resta complesso e alimenta volatilità e dispersione dei rendimenti. La geopolitica aggiunge fluidità, ma per lo strategist appare "prematuro intraprendere un posizionamento difensivo", anche a fronte del rischio di tassi nominali più alti: attività economica, ciclo degli utili e investimenti aziendali rimangono infatti in posizione di forza evidenzia Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco. Il fattore "momentum" si sta intanto ripulendo dagli elementi più speculativi, come dimostrano i forti movimenti giornalieri del titolo Samsung dopo risultati in netta crescita. Ne emerge un contesto fondamentale più solido, in cui gli investimenti in tecnologia assumono carattere sempre più strutturale e l'allargamento del mercato verso i settori ciclici e industriali può proseguire anche in Europa e in Asia.
