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Il dividendo: che cos’è e perché con il Covid-19 le banche non lo pagheranno

La Bce ha chiesto alle banche di non pagare i propri azionisti. Per il bene dell'economia reale

Durante la crisi dovuta al Covid-19 sul settore bancario e assicurativo è stata fatta un’operazione di moral suasion da parte delle istituzioni europee per evitare che venissero distribuiti dividendi agli azionisti, in modo che queste risorse restassero all’interno dei grandi istituti bancari e assicurativi che le avrebbero poi usate per sostenere l’economia reale. Ecco quali indicazioni sono arrivate alle società quotate in Borsa e come funziona lo stacco delle cedole.

Una definizione di partenza - Il dividendo è l’importo distribuito dalla società agli azionisti come remunerazione del capitale investito. La proprietà di una società per azioni (Spa) è divisa, appunto, in azioni: se una Spa è divisa in 100 azioni e io ne possiedo 20, avrò la proprietà del 20% della società e avrò quindi diritto al 20% dei dividendi. Il dividendo è quella parte di utile destinata a remunerare i proprietari di azioni.

 

Il dividendo è uno dei due modi in cui gli azionisti guadagnano (l';altro è costituito dalle plusvalenze sulla cessione delle azioni). Si tratta di una possibilità e non di un diritto: l’assemblea della società può destinare gli utili al reinvestimento nell’azienda e in questo caso chi possiede azioni non avrà diritto al dividendo. E se non ci sono utili, non ci sarà neanche il dividendo.

 

L'annuncio della Bce - La Banca Centrale europea è stata tra i grandi protagonisti della Fase 1 della pandemia. L'istituto centrale è intervenuto in vari modi (dal varo di un Quantitative easing per l'emergenza al congelamento degli stress test sulle banche). Attraverso la propria Vigilanza, a marzo ha anche ammonito le banche che beneficeranno delle misure di supporto e flessibilità al capitale "a utilizzarlo per sostenere l'economia e non per aumentare la distribuzione dei dividendi o i bonus" ai manager.

 

La Banca Centrale si è prima raccomandata e poi ha chiesto espressamente alle banche di non distribuire dividendi durante l’emergenza Covid e di continuare su questa linea almeno fino a ottobre 2020.

 

Per il settore bancario, è stato calcolato che lo stop al pagamento dei dividendi avrebbe trattenuto negli istituti di credito europei 30 miliardi (di cui 4,5 solo in Italia) che libereranno un totale di 450 miliardi di prestiti in più per l’economia reale. Il ragionamento sottostante è semplice: se le banche trattengono più liquidità al loro interno, avranno più fondi da prestare alle imprese.

 

Chi ci perde - C’è però un’altra faccia della medaglia: il blocco al pagamento dei dividendi vuol dire un abbassamento della redditività del titolo azionario per chi lo detiene, e quindi un calo del valore in borsa dello stesso: per questo era necessario che il settore si muovesse in modo compatto. Per evitare manipolazioni ulteriori del valore azionario delle banche, la Bce ha anche chiesto agli istituti bancari di astenersi da buybacks, cioè l’acquisto di azioni proprie da parte della società stessa, che ne fa salire il valore in borsa.

 

Le prime risposte - Intesa Sanpaolo ha annunciato a maggio che, in vista di un utile sopra i 3 miliardi per il 2020 e sopra i 3,5 miliardi per il 2021, da ottobre rinizierà a pagare i dividendi ai propri azionisti. Unicredit invece ha totalizzato una perdita nel primo trimestre 2020 (che prosegue quella ottenuta nel quarto trimestre 2019, per un anno comunque chiuso in utile): oltre allo stop del dividendo nel 2020. Sia Intesa che Unicredit hanno sospeso il pagamento del dividendo relativo all’anno precedente.

 

Anche le altre grandi banche europee hanno sospeso il pagamento dei dividendi (Hsbc, Deutsche Bank, Commerzbank), così come molti istituti bancari mondiali, che ovviamente non sono sotto il controllo della Bce. Così come non lo sono quelli svizzeri: visti i buoni risultati operativi Ubs e Credit Suisse, le più grandi banche elvetiche, hanno infatti deliberato la normale distribuzione dei dividendi ma con una soluzione in due tranche.

 

Il settore assicurativo - Per quanto riguarda il settore assicurativo, l’Eiopa (l’Autorità europea di vigilanza sulle assicurazioni e sulle pensioni aziendali e professionali) ha prima raccomandato il 17 marzo prudenza nel pagamento dei dividendi, per poi invitare gli istituti a sospenderne la distribuzione il 2 aprile, visto il proseguire della condizione di incertezza.

 

Lo stesso ha fatto la sua corrispettiva italiana, l’Ivass. La stessa raccomandazione avvenuta nel settore bancario non ha però avuto gli stessi esiti, tant’è che Generali ha deciso di pagare comunque il dividendo ai propri azionisti in due tranche, anche se in prima battuta era stata inclusa nelle lista di aziende che ne avrebbero bloccato la distribuzione. La scelta di cambiare rotta è stata dovuta probabilmente alla decisione di pagare i dividendi da parte di Allianz, il principale competitor europeo di Generali.

 

Articolo realizzato in collaborazione con il master biennale in giornalismo della IULM, contenuti a cura di Lucio Valentini.

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