Sos giovani e violenza, un adolescente su tre ha pensato di uscire con un coltello in tasca
Dati che emergono da uno studio presentato a Bologna durante un incontro con Gino Cecchettin e l'Arcivescovo e presidente della Cei, cardinale Matteo Maria Zuppi
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Numeri che fanno impressione ma che, purtroppo, fanno sponda e sono indirettamente confermata da molti fatti di cronaca recenti. Un adolescente su tre ha pensato almeno una volta di uscire di casa con un coltello in tasca, mentre una percentuale analoga dichiara che anche i propri amici lo hanno fatto. Eppure, l'83% dei ragazzi ritiene che sia una scelta sbagliata. È il quadro che emerge da un'indagine condotta su oltre 300 adolescenti e presentata a Bologna durante l'incontro nazionale "Con il coltello in tasca", organizzato da Radioimmaginaria.
Paura e insicurezza
L'appuntamento ha riunito oltre 600 studenti delle scuole medie e superiori, provenienti da Bologna e da diverse città italiane, al Giardino delle Popolarissime. I dati raccolti evidenziano una realtà complessa: il 33% degli intervistati ha pensato di portare un coltello, il 34% segnala che lo fanno anche i propri amici, l'83% considera questo comportamento sbagliato. Paura, insicurezza, pressione sociale. Le motivazioni emerse dalle risposte aperte dei giovani convergono su alcuni elementi chiave: bisogno di sentirsi più sicuri o di difendersi, paura di essere minacciati o aggrediti, desiderio di apparire più forti o "fighi", volontà di incutere rispetto o timore.
All'incontro hanno partecipato, tra gli altri, Gino Cecchettin, l'Arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, cardinale Matteo Maria Zuppi, don Claudio Burgio e gli attori di "Mare Fuori" Greta Esposito e Romano Reggiani, che hanno ascoltato il confronto tra i ragazzi e dialogato con loro. L'obiettivo è trasformare quanto emerso in un ponte concreto tra adolescenti e adulti, affinché le testimonianze non restino isolate ma possano contribuire a orientare azioni educative e sociali.
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