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Molte famiglie si sono sentite messe sotto accusa, ma la vera sfida è quella di bilanciare responsabilità sociale e pressioni della vita quotidiana, senza trasformare la paura di contagio in un giudizio di colpevolezza
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È bastato uno sfogo sui social per trasformare una preoccupazione privata in un tema di dibattito pubblico. Matteo Giunta, marito di Federica Pellegrini, ha espresso sui suoi profili frustrazione e rabbia contro i genitori che portano i figli all’asilo non completamente in salute, accusandoli di “irresponsabilità” e suscitando una forte reazione tra le famiglie italiane. Le sue parole per alcuni, suonano come un richiamo al rigore e alla serietà, ma per altri, come un giudizio ingiusto, lontano dalla realtà quotidiana delle famiglie. La paura che un bimbo potenzialmente malato possa contagiare i compagni tocca un nervo scoperto per molti genitori, ma porta anche a una riflessione: avere la febbre è una colpa?
Cosa dicono pediatri ed educatori - Gli esperti sono chiari su un punto: la febbre è un segnale da ascoltare. Le principali linee guida pediatriche indicano che un bambino con temperatura superiore ai 38 gradi dovrebbe restare a casa fino a quando non è trascorso almeno un giorno senza febbre, senza l’uso di farmaci. Non solo per evitare il contagio, ma anche per permettere un recupero completo.I pediatri sottolineano inoltre che non bisogna valutare solo il dato numerico: stanchezza marcata, tosse persistente, vomito, diarrea o cambiamenti nel comportamento sono segnali che indicano la necessità di sospendere temporaneamente la frequenza dell’asilo. Il rientro dovrebbe avvenire solo quando il bambino è in grado di partecipare normalmente alle attività quotidiane. Dal fronte delle scuole dell’infanzia e dei nidi emerge spiegano che gli asili non possono e non devono sostituirsi al giudizio medico o familiare, ma si trovano quotidianamente a gestire situazioni delicate. Gli asili, ricordano, sono ambienti di forte condivisione: giochi, spazi comuni, contatto fisico rendono la diffusione dei virus molto rapida. Per questo molte strutture applicano protocolli interni: controllo dello stato di salute all’ingresso, chiamata immediata ai genitori in caso di febbre durante la giornata, richiesta di rientro solo dopo un miglioramento evidente. "Ma senza la collaborazione delle famiglie, ogni regola perde efficacia", spiegano.
Tra preoccupazioni sanitarie e realtà quotidiana - Gli esperti coincidono nell’affermare che il contagio nei luoghi di socializzazione infantile è molto più facile se i bambini partecipano alle attività mentre sono ancora in una fase attiva della malattia. Ma allo stesso tempo riconoscono le difficoltà che molte famiglie affrontano: l’assenza dal lavoro, la limitata disponibilità di reti di supporto e le esigenze di cura rendono talvolta complicato tenere un figlio a casa anche per pochi giorni. Sul fronte dei servizi educativi, molti asili hanno procedure di controllo quotidiano della salute e richiedono una comunicazione immediata delle assenze per motivi sanitari, proprio per gestire al meglio eventuali focolai.
Un equilibrio da trovare - Lo sfogo di Giunta ha colpito un nervo sensibile: da una parte la legittima tutela della salute collettiva, dall’altra la comprensibile difficoltà di conciliare lavoro, famiglia e cura dei figli. In mezzo, ci sono raccomandazioni basate su evidenze scientifiche e su un sano principio di precauzione. La sfida per molti genitori resta quindi quella di bilanciare responsabilità sociale, benessere individuale e pressioni della vita quotidiana, senza trasformare la paura di contagio in un giudizio di colpevolezza, ma utilizzando informazioni e linee guida per fare scelte consapevoli, giorno dopo giorno. Uno sfogo divisivo perché molti genitori che si sentono messi sotto accusa, il non accorgersi di un figlio potenzialmente contagioso fosse frutto di pigrizia o scarso impegno. Forse la domanda giusta non è se avere la febbre sia una colpa. Ma perché sentiamo il bisogno di trasformarla in un processo. Tra il “menefreghismo" e "il protocolllo" esiste una zona grigia fatta di buon senso, ascolto e responsabilità condivisa.