dopo una foto sui social

Bagni gender fluid a scuola, il caso Grosseto riaccende il dibattito sull’inclusione

Dalle polemiche sui simboli “woke” ai dati internazionali: cosa sono davvero e perché sempre più istituti li stanno adottando

27 Mag 2026 - 10:40
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È bastata una foto gender fluid pubblicata sui social per trasformare dei bagni scolastici in un caso politico nazionale. Alla cittadella dello studente dell’Its Eat Academy di Grosseto, sulle porte dei servizi igienici sono comparsi simboli che vanno oltre le classiche icone maschio-femmina: una sirena, Batman, un alieno, una donna incinta. L’obiettivo dichiarato dalla scuola era semplice: comunicare che quei servizi sono aperti a tutti. Ma la scelta ha acceso lo scontro politico. Esponenti di destra hanno parlato di "ideologia woke" e di "follia gender", mentre la Provincia di Grosseto e i promotori dell’iniziativa hanno difeso il progetto come un messaggio di inclusione e rispetto delle differenze. Il caso, però, va oltre la polemica locale. Dietro quei cartelli si nasconde un dibattito che coinvolge scuole, università e luoghi pubblici in tutta Europa: quello sui cosiddetti bagni gender neutral, o gender fluid.

Cosa sono i bagni gender neutral -  Con l’espressione “bagni gender neutral” si indicano servizi igienici accessibili indipendentemente dal genere della persona che li utilizza. In molti casi si tratta semplicemente di toilette singole con chiusura completa, simili ai bagni familiari o per disabili già presenti in aeroporti, ristoranti e uffici. Nelle scuole, il modello più diffuso non sostituisce completamente i bagni tradizionali maschili e femminili, ma introduce una terza opzione. L’obiettivo è offrire uno spazio sicuro soprattutto agli studenti transgender, non binari o in transizione di genere, che spesso vivono con disagio l’uso dei servizi separati. Secondo diverse linee guida internazionali sull’inclusione scolastica, la presenza di almeno un bagno neutro può ridurre ansia, isolamento e rischio di bullismo.

Quanto sono diffusi -  In Italia non esiste ancora una mappatura nazionale ufficiale dei bagni gender neutral nelle scuole. I casi vengono gestiti autonomamente dai singoli istituti scolastici o universitari. Negli ultimi anni, però, diversi licei e atenei italiani hanno introdotto servizi unisex o neutri: dal liceo Brera di Milano ad alcune sedi universitarie di Bologna, Torino, Pisa e Roma. All’estero il fenomeno è molto più avanzato. Negli Stati Uniti, secondo dati raccolti dal Gay, Lesbian & Straight Education Network (GLSEN), oltre il 70% degli studenti transgender dichiara di sentirsi più sicuro in scuole dotate di spazi neutri o inclusivi. Una ricerca del Williams Institute dell’Università della California ha evidenziato che gli studenti transgender che frequentano scuole con bagni inclusivi registrano livelli inferiori di stress e assenteismo. Nel Regno Unito numerose scuole secondarie hanno adottato toilette unisex soprattutto nelle nuove costruzioni, mentre in Svezia, Norvegia e Paesi Bassi la presenza di bagni neutri è ormai considerata una pratica diffusa nei campus universitari e in molti edifici pubblici.

Inclusione e sicurezza: cosa dicono gli studi - Uno dei principali argomenti a favore riguarda l’inclusione sociale. Secondo il Trevor Project, organizzazione americana che si occupa di salute mentale dei giovani LGBTQ+, gli studenti transgender che percepiscono la scuola come un ambiente inclusivo mostrano un rischio significativamente più basso di depressione e isolamento. Sul fronte sicurezza, le principali associazioni internazionali che si occupano di diritti civili e tutela degli studenti sostengono che non esistano evidenze statistiche di un aumento di aggressioni o molestie nei bagni gender neutral. Il dibattito resta però aperto. Alcuni genitori e associazioni chiedono maggiore attenzione alla privacy e alla separazione degli spazi, soprattutto nelle scuole medie e superiori. Anche online il tema divide. In diverse discussioni sui social e nei forum italiani, molti utenti considerano i bagni unisex una soluzione pratica e ormai normale negli uffici o nelle università, mentre altri esprimono perplessità sulla gestione degli spazi condivisi tra adolescenti.

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