Le conoscenze, apprese e adattate nei suoi libri gialli, ancora oggi risultano di estrema accuratezza e attualità
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Al mondo è nota come la regina del giallo ma forse non tutti sanno che, a contribuire alla sua grande conoscenza dei veleni - spesso menzionati nei suoi romanzi - sono state le attività di infermiera e di dispensatrice di farmaci portate avanti durante la Prima guerra mondiale. Conoscenze, quelle apprese da Agatha Christie e poi adattate nei suoi libri, che ancora oggi risultano di estrema accuratezza e attualità. Lo afferma Valeria Petrolini, medico tossicologo del Centro antiveleni Ircss Maugeri di Pavia e membro del direttivo della Società italiana di tossicologia Sitox.
Parla la tossicologa - "L'opera di Agatha Christie è sorprendentemente accurata - dice a LaSalute di LaPresse a cinquant'anni dalla morte della celebre scrittrice. Nei suoi romanzi compaiono frequentemente sostanze come arsenico, stricnina, cianuro, digitale, morfina e altri veleni noti, utilizzati in modo generalmente coerente con le conoscenze farmacologiche e tossicologiche disponibili all'epoca".
È corretto dunque definire Agatha Christie una scrittrice scientificamente precisa "soprattutto se valutata nel contesto storico - aggiunge Petrolini. Riletta oggi l'opera di Christie mostra una buona comprensione dei meccanismi d'azione e dei principali effetti clinici di molte sostanze tossiche. I sintomi, i tempi di insorgenza e le modalità di avvelenamento sono nella maggior parte dei casi compatibili con ciò che sappiamo ancora oggi. Anche se - avverte - sono presenti semplificazioni narrative, inevitabili in un romanzo".
Per un addetto ai lavori come un tossicologo, l'utilizzo delle sostanze velenose nei romanzi della Christie, è ancora più interessante: "Nei romanzi di Agatha Christie il veleno non è solo un mezzo narrativo, ma diventa parte di un vero e proprio ragionamento clinico e investigativo. Spesso l'avvelenamento viene scoperto attraverso l'osservazione dei segni e dei sintomi, più che tramite l'identificazione immediata della sostanza. È un approccio che richiama da vicino il lavoro quotidiano dei tossicologi clinici, i quali si trovano spesso a ipotizzare delle diagnosi partendo dalla ricostruzione dell'esposizione e a partire dal quadro clinico del paziente".
Mentre l'aspetto più intrigante dal punto di vista tossicologico sono "Le trame in cui l'avvelenamento mima una morte naturale o una patologia comune, rendendo la diagnosi particolarmente complessa. In questi casi - nota Petrolini - la soluzione risiede spesso in dettagli clinici apparentemente marginali, come un segno atipico o una discrepanza temporale nella comparsa dei sintomi. Dal punto di vista professionale, è un meccanismo narrativo che riflette bene le difficoltà reali della tossicologia clinica".
Insomma, a cinquant'anni dalla sua scomparsa, "Agatha Christie continua a offrire spunti di riflessione anche alla medicina. I suoi romanzi mostrano come la tossicologia non sia solo una disciplina tecnica, ma una scienza che unisce conoscenze, osservazione clinica e capacità interpretativa". Il tutto amalgamato con estrema maestria, eleganza e coinvolgimento, tipici della grande scrittrice.
Nata in Inghilterra nel 1890, Agatha Christie ha pubblicato più di 80 romanzi e racconti, tradotti in oltre 100 lingue, con personaggi iconici come il detective belga Hercule Poirot e l'enigmatica Miss Marple. Nel 1914 sposò Archibald Christie, un aviatore, dal quale ebbe una figlia. Separata dal marito a causa della guerra, inizialmente lavorò all'ospedale di Torquay, dove i rifugiati belgi le ispirarono il personaggio del detective Hercule Poirot. Questo personaggio divenne famoso per la sua mente brillante, il suo acuto senso di osservazione e la sua capacità di risolvere i misteri più complessi grazie alle sue "piccole cellule grigie".