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Tetto agli stipendi Rai, Vespa scrive al Cda: "A me non si applica"

Il conduttore di Porta a porta: "No alle norme contra personam, la mia trasmissione non è una testata giornalistica"

Tetto agli stipendi Rai, Vespa scrive al Cda: "A me non si applica"

Mentre in Rai la questione degli stipendi e del tetto massimo di 240mila euro per i "non artisti" si sta facendo sempre più pressante in vista della presentazione dei palinsesti 2017-2018, Bruno Vespa scrive al Cda di viale Mazzini. E sottolinea che la sua, con Porta a Porta, è per l'appunto una "prestazione artistica" e non giornalistica. E quindi per lui il tetto allo stipendio non si applica.

"Cara Presidente, cari Consiglieri - scrive l'ex direttore del Tg1 -, poiché alla vigilia di vostre importanti decisioni alcuni giornali tornano su una possibile differenza tra artisti e giornalisti nel superamento dei tetti retributivi, mi permetto di sottoporvi qualche breve e rispettosa riflessione".

"La norma del 2007 che esonera dai tetti le prestazioni professionali e artistiche che si svolgono nelle società a partecipazione pubblica operanti in regime di concorrenza, richiamata dal parere dell'Avvocatura dello Stato - prosegue Vespa - chiarisce ab origine ogni equivoco sulla differenza di impiego. Volendo tuttavia avventurarsi in una speciosa distinzione, il terreno diventerebbe assai scivoloso".

Il conduttore di Porta a Porta si chiede infatti "Tra un Fabio Fazio che si occupa di Falcone e un Bruno Vespa che fa un programma su Ballando con le stelle, chi è l'artista e chi il giornalista?". E ancora, dato che il contratto di Vespa prevede il versamento dei contributi alla previdenza degli artisti, si chiede: "Ha sempre sbagliato la Rai nello stipulare con professionisti che vengono dal giornalismo contratti artistici che prevedono il versamento di contributi all'Enpals e agli enti previdenziali che l'hanno sostituito?". E avverte che "riconoscere carattere esclusivamente giornalistico a trasmissioni come Porta a porta o altre comporterebbe ovviamente la mutazione in giornalistici di tutti i contratti in essere per chi vi collabora".

Vespa chiude la lettera dicendosi "fiducioso che la discussione su questo tema avvenga su basi esclusivamente giuridiche e di buon senso, allontanando il sospetto - alimentato da alcune dichiarazioni politiche e non solo - che si voglia immaginare qualche norma contra personam, inaccettabile sotto ogni profilo".

Immediate le reazioni da parte della politica: da Alberto Airola e Dalila Nesci, del M5s, arriva infatti la richiesta di chiusura del programma: "Finalmente Bruno Vespa ammette quello che sosteniamo da anni: in Rai fa l'artista e il suo programma è di intrattenimento. Chiediamo adesso alla Rai di valutare la chiusura del programma". Risponde il deputato dem Michele Anzaldi: "E' grave il vero e proprio editto pronunciato dal M5s contro Porta a porta". Mentre Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera, sottolinea che "Stiamo parlando di servizio pubblico e della più longeva e seguita trasmissione di informazione politica e sociale della televisione italiana, il M5s non sa nemmeno dove abiti la libertà d'informazione".

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