televisione

Vi prego salvate il soldato Masotti

Telebestiario di Francesco Specchia

20 Set 2005 - 12:58

Di Giovanni Masotti, il Teddy Reno dei palinsesti (o il Lando Fiorini del giornalismo, a seconda della pettinatura o delle catenazze che s’appende al collo) si può dire che la sua guasconeria simpatica e un po’ caciarona è inversamente proporzionale all’equilibrio giornalistico delle sue trasmissioni. Anzi "della sua", "Punto a capo". Singolare. L’altra trasmissione, "Kalimero"(seconda serata d’informazione prevista su Raidue) gliel’hanno stroncata sul nascere. Masotti è come quegli ultrà di buona famiglia che presi da soli ti danno amabili pacche sulle spalle, imperlano battute felici e t’offrono una birra; ma in branco -o in onda- si trasfigurano in feroci militanti.

"Punto e a capo" -stesso titolo, sfigatissimo, del programma, soppresso subito, che portò alla disfatta Alda D’Eusanio- era una robina assai faziosa pro-Polo, lenta e talora inguardabile, come nel caso di alcune puntate riparatrici su ambigua richiesta, di alcuni scoop improbabili, di alcuni interventi in prima persona che avevano assai poco del distacco del cronista. Roba non eccellente per usare un eufemismo, che finiva per svilire l’audience e rendere l’"Excalibur" del templare Antonio Socci quasi un programma di culto. E il termine "di culto", nel caso di Socci non è usato a caso.

Ora, Masotti ha affermato in conferenza stampa di essere un perseguitato politico (che è già di per sé, ci consenta, una bischerata) da una parte dell’establishment (cioè Rizzo Nervo e Curzi, che giustamente si sono risentiti); di essere piccolo, brutto e nero; di poter essere rimosso solo con la forza. Bè, non ci credeva nemmeno lui, ma l’hanno accontentato. Ora, tenendo conto del vecchio insegnamento di Montanelli che diceva che bisogna tender sempre la mano all’avversario sull’orlo dell’abisso, bisognerebbe che tutta la stampa che ha finora lapidato Masotti (noi compresi) faccia un passo indietro. L’hanno fatto, finora, solo Fabrizio D’Esposito sul Riformista e Maria Novella Oppo sull’"Unità"; quest’ultima, per la verità, ha scritto "Difendiamo la libertà di Masotti di dire le stronzate che vuole…", ma, insomma, sempre meglio che niente. Sì, sembra incredibile, ma difendiamo Masotti. Per due motivi, anzi tre. Primo: tutti hanno diritto ad esprimere le proprie opinioni; e anche se Masotti lo fa con meno grazia partigiana di Emilio Fede, non è un buon motivo per toglierselo dalle palle (eventualmente, dopo, sopprimetelo se fa bassi ascolti).

Secondo. Al posto di Masotti -che almeno è un fazioso palese- dovrebbe andare Anna LaRosa, e abbiamo detto tutto. Terzo. Soppresso Masotti, disinnescato Marzullo, eliminati Santoro e Luttazzi, esaltato Vespa (dagli ascolti), noi, con chi cavolo ce la prendiamo?