televisione

Scarpati si butta nel "giallo"

L'attore racconta la sua nuova fiction

21 Gen 2005 - 09:55

Smessi definitivamente i panni di Lele Martini in Un medico in famiglia, Giulio Scarpati sarà Il commissario Bentivoglio per Raiuno. L'attore infatti ha appena finito le riprese di Una famiglia in giallo, fiction in sei puntate diretta da Alberto Simone. Accanto a Scarpati, Valeria Valeri nel ruolo della madre del commissario, Milena Miconi, il vicequestore Emma Caponero, il piccolo Matteo Mecacci, il nipote Pietro, e il cane poliziotto Brigadiere, un pastore tedesco di tre anni.

"Il mio commissario è un po' solitario, non è fidanzato, è abbastanza libero anche nei rapporti sentimentali", racconta Scarpati. "Vive con la madre Caterina, che sa a menadito centinaia di trame gialle e si intromette in tutti i modi nelle indagini della polizia. Spesso da' anche preziosi consigli, ma io nego sempre che siano davvero utili, in un gioco in cui si scontrano l'affetto madre-figlio e la mia determinazione a sottrarmi alla sua invadenza. In più c'è anche un nipote, Pietro, il figlio di mia sorella, morta insieme al marito in un terribile incidente, che vive con mia madre e con me. Io ho con lui un rapporto da zio, quindi molto complice e non paterno, cioè non educativo. A un certo punto però i giochi non gli bastano più e anche lui si intromette nelle indagini con il cane poliziotto Brigadiere. Insomma tutti entrano in gioco, ma senza la mia autorizzazione. Il contesto è quello di un commissariato di provincia, nella zona di Orbetello, in Maremma".

Sei puntate per una storia sola o sei diversi casi criminali?
Sei omicidi diversi, raccontati secondo le regole del giallo classico, con il delitto, le indagini, i sospettati, gli indizi, fino alla scoperta del colpevole.

Come saranno raccontate queste storie?
Hanno la struttura tipica del giallo, però sono gialli morbidi, senza violenza. Non c'è alcun tipo di compiacimento per l'aspetto truce dell'omicidio. Se tutta la famiglia è in giallo il tono deve essere commisurato a questo tipo di intervento, non sarebbe plausibile mettere il bambino a contatto con situazioni truculente.

Altre caratteristiche del suo commissario?
Somatizza le indagini, per cui tutte le volte che indaga su un omicidio comincia puntualmente a sentirsi male. Una volta avverte disturbi cardiaci, un'altra fastidi alla vista, oppure ha dolori di stomaco o soffre di forti torcicollo. Quando l'assassino è assicurato alla giustizia i malanni, miracolosamente, scompaiono. Al commissariato non dice niente, con i colleghi non riconosce questa ipocondria. E' un commissariato in cui c'è un grande spirito di amicizia. Con tanti attori bravi, divertenti.

E' scapolo ma anche un po' misogino?
No, no, il contrario. E' uno che ha parecchie storie, ma nessuna seria, non vuole un rapporto stabile, tende sempre un po' a defilarsi.

Quale è il rapporto con Emma Caponero (Milena Miconi), che arriva inaspettatamente nel suo commissariato con il grado di vicequestore, superiore al suo?
Diventa il mio capo e all'inizio si crea qualche difficoltà tra noi, anche perchi lei, venendo da incarichi più prestigiosi, non si rende conto che quello è un commissariato di provincia, dove c'è un clima piuttosto quieto. E poi siamo in un piccolo centro e la mafia e la criminalità organizzata sono del tutto assenti.

Nascerà anche un legame sentimentale?
In realtà sì. Direi che è naturale essendo lei una bella ragazza ed essendo io abbastanza libero.

Dove avete girato e per quanto tempo?
Per i primi mesi a Orbetello, Argentario e dintorni, dove sono state effettuate le riprese degli esterni. Ed è stato molto piacevole anche perchè la Maremma è una delle più belle zone d'Italia e nella serie l'ambiente umano che ruota intorno alla Maremma diventa in qualche modo protagonista. Successivamente abbiamo girato negli Studios di via Tibutina dove sono stati ricostruiti gli interni. La lavorazione è durata circa sei mesi, dal 5 luglio 2004 fino alla vigilia di Natale.

Come ha cominciato la sua carriera?
Ho cominciato a frequentare il teatro da ragazzino e ho fatto il primo spettacolo a 12 anni. Poi a 16 ho seguito i corsi di una scuola di teatro e a 19 sono entrato a far parte di una cooperativa teatrale. Nel 1977 abbiamo cominciato a fare spettacoli. E' stata un'esperienza molto formativa perchè facevamo i costumi, le scene, montavamo e smontavamo lo spettacolo, insomma tutto. Un periodo molto istruttivo dal punto di vista del mestiere. E' così che si impara a capire che cos'è il teatro. Tanti anni bellissimi, però non si campava.

Ha cercato altre strade?
Sono passato al teatro ufficiale, al Piccolo di Milano e con registi come Franco Parenti, De Bosio, Aldo Trionfo. Dopo molti spettacoli ho interpretato il mio primo film, Roma-Paris-Barcellona, che andò molto bene, tanto da ottenere il Premio Sacher, quello di Nanni Moretti. Poi altri film per la regia di Piccioni, Scola, Marco Tullio Giordana e nel '93 Il giudice ragazzino di Alessandro Di Robilant, che mi ha dato moltissimo dal punto di vista professionale e diversi premi, tra cui il David di Donatello.

Poi è arrivato in tv.
Ho cominciato con qualche apparizione sporadica, poi sono stato protagonista di fiction in una sola puntata e finalmente nel '97 è arrivata la serialità lunga con Un medico in famiglia che mi ha dato una grande popolarità che mi ha permesso di fare in teatro delle scelte più ambiziose. Per esempio, mi sono tolto il bello sfizio di interpretare L'idiota di Dostoewsky per due stagioni e poi Aggiungi un posto a tavola, anche questa volta per due anni. Insomma mi sono preso la soddisfazione di fare cose inconsuete, come la commedia musicale.

Il personaggio che sogna di interpretare?
Io ho avuto un incontro con il giudice Rosario Livatino, a cui era ispirato il film Il giudice ragazzino, che è stato molto fortunato non solo come esperienza professionale ma come esperienza umana. Quindi spero di incontrarne un altro come questo. Non è facile perchè personaggi di questo spessore sono rari.

Lei è sposato con la regista teatrale Nora Venturini e avete due figli. Tra lei e sua moglie c'è anche un rapporto professionale?
Abbiamo fatto diversi spettacoli insieme. E di recente abbiamo aperto una scuola di recitazione insieme ad altri insegnanti. Abbiamo molte cose in comune, ma lei ha la sua vita professionale e io la mia.

Il suo personaggio, il commissario Bentivoglio, è appassionato di vela, lei ha qualche passione, hobby o sport ?
E' talmente forte la passione per il mio lavoro che mi resta poco tempo per fare altro. Adesso ho preso anche l'impegno dell'insegnamento, se ci metto qualche altra cosa esplodo. Quando posso, vado a dare due calci al pallone con la Nazionale Attori, non so con quanta bravura ma certo con tanta buona volontà.