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Kelly Joyce, al "Chiambretti supermarket" per far rivivere i classici francesi

Lo popstar è nel cast della trasmissione di Piero Chiambretti su Italia 1. "Mi diverto molto e a giugno parto per l'Africa per presentare il mio disco di jazz acustico" dice a Tgcom24

- E' una popstar da milioni di copie, ma al momento è impegnata in tv in "Chiambretti supermarket", dove ripercorre i grandi classici della canzone francese, da Edith Piaf a Michel Fugin. Kelly Joyce si divide tra il jazz, i concerti in tutto il mondo e la televisione: "E' un'esperienza elettrizzante - dice lei a Tgcom24 -. E' tutto nuovo e ci capita di correggere molte cose in corsa ma è molto divertente".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

    Parigina di nascita ma cittadina del mondo con il cuore sempre all'Africa, dove sono le sue radici, Kelly è diventata una stella internazionale sin dall'esordio nel 2001, con il brano "Vivre la vie". Tra concerti in Vaticano e al Cremilino e brani per spot televisivi con Aldo, Giovanni e Giacomo, la Joyce ha proseguito la carriera in maniera ecclettica. Gli ultimi passi ne sono l'ulteriore dimostrazione. Prima la pubblicazione di "Jazz Mon Amour (Pour l'Afrique)", un album nel quale rivisita in chiave acustica i suoi successi, e adesso la partecipazione a "Chiambretti supermarket", nata inizialmente con un ruolo del tutto diverso... "Stavano cercando una voce che parlasse in francese, la voce del supermercato - spiega a Tgcom24 -. Poi le cose sono cambiate in corsa e mi è stata affidata questa rivisitazione dei vecchi classici francesi".

    Come stai vivendo questa nuova avventura?
    Per me è una situazione particolare. Inoltre dal momento che si tratta di un format nuovo ci sono molte cose da testare e cambiare in corsa, quindi siamo molto impegnati con le prove e siamo tutti ansiosi che possa andare bene. Comunque è un'esperienza divertente.

    I brani che ti hanno affidato facevano già parte del tuo repertorio in qualche modo o sono stati una prova inedita?
    Per quanto riguarda Edith Piaf avevo fatto alcune cose su brani molto conosciuti. Altri pezzi invece mi sono stati proprio suggeriti da Piero. Ho ricantate molto volentieri queste canzoni perché comunque fanno parte del mio background artistico.

    Come ti trovi a lavorare con Chiambretti?
    Piero è una persona molto simpatica e lavorare con lui è divertente. Ci sono continui scambi durante la preparazione del programma e anche battute. Nel corso della registrazione del programma è molto concentrato e professionale.

    Dal Vaticano al Cremlino, ti sei esibita in tutto il mondo in situazioni anche fuori dal comune. Cosa ti dà più emozione?
    Il contesto fa ovviamente la differenza, ma in realtà sia che ci siano due persone sia che ce ne siano tremila, l'emozione è la stessa. Ogni volta che mi esibisco, in particolar modo dal vivo, sono presa da un senso di lieve ansia. Non riesco ad abituarmi all'idea di essere al centro dell'attenzione. Ma dura giusto un minuto, una volta sul palco poi passa.

    La televisione è un modo per fare arrivare al pubblico anche i tuoi progetti musicali più raffinati? 
    Sì, tra i vari aspetti, ho sempre voluto coltivare la parte televisiva, e non parlo solo dell'Italia, perché mi permette di arrivare al grande pubblico e poi dedicarmi anche a progetti meno pop. Come l'ultimo disco acustico, nel quale ho rivisitato i miei successi con l'aiuto diun grandissimo pianista, Teo Ciavarella, che ha curato gli arrangiamenti. Ci sono sia i miei brani celebri che cover che mi hanno segnato a livello artistico. 

    Dopo il programma con Chiambretti cos'hai in agenda?
    Ho collaborato con un grande musicista, Paolo Di Sabatino, nel suo nuovo lavoro, un album jazz quasi totalmente strumentale. Fanno eccezione due brani che sono cantanti da me e per i quali ho anche scritto il testo. Il singolo, "Ce Que J’Aime De Toi, è abbastanza radiofonico, un brano pop-jazz. Poi presenterò "Jazz Mon Amour" in Africa, a Daakkar, il Paese di mio nonno. E poi continuerò con i concerti nel sud est asiatico e in Russia, luoghi dove sono ormai di casa.

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