"Non voleva lavarsi, né mangiare": la testimonianza del massaggiatore di Maradona
Nicolás Taffarel ha testimoniato al processo per la morte dell'ex campione argentino. Nel procedimento imputati sette sanitari dell'équipe medica che seguiva El Pibe de Oro
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Una leggenda che ha smesso di lottare. È così che il massaggiatore professionista Nicolás Taffarel ha descritto Diego Armando Maradona nei suoi ultimi giorni di vita, testimoniando durante il processo per la sua morte. Il procedimento giudiziario è in corso a San Isidro, nell'area metropolitana di Buenos Aires e vede imputati sette sanitari dell'équipe medica che seguiva l'ex campione argentino. Taffarel ha fornito un quadro critico sulle condizioni di salute di Maradona, soprattutto dopo l'intervento chirurgico al cervello avvenuto nel novembre 2020: "Non voleva alzarsi dal letto, non voleva mangiare, non voleva cambiarsi i vestiti né lavarsi".
Parabola
"All'inizio del periodo di isolamento domiciliare, Maradona si è ristabilito psicologicamente. Aveva ritrovato la sua grinta rispetto a prima, quando faceva fatica ad avviare conversazioni o aveva vuoti di memoria. Fisicamente, per quanto riguarda le capacità motorie, era lo stesso di sempre. Aveva difficoltà a camminare e a muoversi". Ha iniziato così il suo racconto Taffarel, per poi spiegare il peggioramento delle condizioni e le dubbiose decisioni prese dallo staff medico dell'ex Napoli. Decisioni che potrebbero averne causato la morte.
Taffarel ha spiegato di essersi recato a casa di Maradona, nella residenza del club Tigre, nel periodo post-operatorio e ha sottolineato di averne visto un netto peggioramento: "Non voleva alzarsi dal letto, non voleva mangiare, non voleva cambiarsi i vestiti né lavarsi. Non voleva nemmeno un massaggio. Ero lì nel caso mi avesse chiamato, ma non voleva niente. Fisicamente era gonfio, con le gambe gonfie. L'edema alle gambe non diminuiva, anzi, continuava a peggiorare", ha raccontato.
Le scelte della squadra medica
"Ho chiesto se prendesse diuretici e l'infermiera mi ha risposto di no, che glieli avevano sospesi. Non so da chi", ha aggiunto il massaggiatore, che era in costante contatto con il sedicente medico personale del numero 10, Leopoldo Luque, uno dei principali imputati nel processo per responsabilità medica nella morte di Maradona. Taffarel ha aggiunto di aver visto il campione argentino "gonfio, immobile nel letto, fermo nella stessa posizione per due giorni".
Alle persone che stavano attorno a Maradona "ho fatto notare alcune situazioni che avevo riscontrato in lui, ma non vedevo azioni concrete o una rapida soluzione", ha continuato il massaggiatore. Oltre a esprimere le sue preoccupazioni, Taffarel ha spiegato nel corso della sua udienza di aver implorato i sanitari affinché si attivassero per un monitoraggio più costante e con visite addirittura giornaliere.
L'ultimo incontro
Infine, una battuta sull'ultimo incontro con l'ex Napoli risalente al 24 novembre 2020: "Mi disse: 'Non voglio niente, Taffita, basta così. Gli chiesi: 'Cosa intendi con 'basta così?'. E lui rispose: 'Niente, basta così". Come se avesse smesso di lottare definitivamente.
