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Venezia 76 al via con polemica, la presidente di giuria Lucrecia Martel: "Non andrò alla cena di Polanski"

La regista ha commentato la partecipazione in concorso di "Jʼaccuse" del regista polacco accusato dello stupro di una 13enne nel 1977

Pronti, via. Si accende la prima polemica al Festival di Venezia durante la prima conferenza stampa. "Non ci sarò alla cena di gala di Polanski per non dovermi alzare ed applaudire", ha detto Lucrecia Martel, presidente di Giuria, commentando la partecipazione in concorso di "J'accuse" firmato da Roman Polanski. Il direttore Alberto Barbera ha ribattuto: "E' un film che mi è piaciuto molto. Lui resta uno degli ultimi grandi maestri del cinema e non credo si possa aspettare anni per giudicare un suo film".

Quella che doveva essere una tranquilla conferenza stampa è diventata un acceso dibattito sul tema femminile. Una polemica già in qualche modo annunciata visto che la stampa americana, e non solo, non ha amato la scelta di Barbera di selezionare il film di Polanski accusato a Los Angeles di "violenza sessuale con l'ausilio di sostanze stupefacenti" ai danni di una ragazzina di tredici anni e undici mesi, Samantha Geimer, nel 1977.

La Martel ha più volte ribadito all'incontro: "Io non separo l'uomo dall'opera. Ritengo così che ci possa essere disagio per l'eventuale presenza del regista anche se, dopo una piccola ricerca su Google, ho visto che la vittima di Polanski si ritiene ormai soddisfatta e io non sono nessuno per sovrappormi alla volontà della vittima". Di tutt'altro pensiero invece si è detto Barbera: "Non è facile in questo caso dare risposte univoche. Non riesco a fare una distinzione tra artista e uomo. La storia dell'arte è piena di artisti che hanno commesso crimini. Lui resta uno degli ultimi grandi maestri del cinema e non credo si possa aspettare anni per giudicare un suo film".

Querelle anche sulle quota rosa: sono solo due le registe in gara per il Leone d'oro, la saudita Haifaa al-Mansour con "The perfect candidate" e l'australiana Shannon Murphy con "Babyteeth". Dalla presidente di giuria arriva una provocazione: "Siamo alla 76esima edizione del festival perché per due anni non facciamo cinquanta per cento donne e cinquanta per cento donne e vediamo che succede". Ma il direttore artistico al Lido ribadisce: "Sono contrario all'idea delle quote nella selezione. Unico criterio per me resta la qualità. Bisognerebbe prevedere allora quote per tutte le minoranze meno favorite. Certo ci sono ancora pregiudizi verso le donne, ma la situazione sta cambiando velocemente. Casomai - aggiunge Barbera - il problema può essere casomai l'accesso alle scuole del cinema e quello dei finanziamenti".

LA MARTEL: "MALE INTERPRETATE MIE PAROLE" - "In relazione ad alcuni articoli successivi alla conferenza stampa, ritengo che le mie parole siano state profondamente fraintese. Poiché non separo l'opera dal suo autore e ho riconosciuto molta umanità nelle precedenti opere di Polanski, non sono in alcun modo contraria alla presenza del suo film in Concorso". In una nota Lucrecia Martel, presidente della Giuria di Venezia 76, ci tiene a spiegare che il suo attacco a Roman Polanski e al suo film potrebbe essere stato male interpretato. "Non ho alcun pregiudizio nei confronti del film e naturalmente lo guarderò allo stesso modo di tutti gli altri film del concorso - continua la regista argentina -. Se avessi dei pregiudizi, mi dimetterei dal mio incarico di presidente della Giuria".

CASO CHIUSO, ACCETTATE LE SCUSE - Il caso Polanski che con le dichiarazioni della presidente di giuria, l'argentina Lucrecia Martel, ha dominato l'apertura della Mostra del cinema di Venezia, può ritenersi chiuso, almeno per quanto riguarda la produzione che pure aveva ipotizzato il ritiro del film. "A nome di tutta la compagine produttiva accettiamo - fanno sapere ufficialmente - le scuse della Presidente della Giuria Lucrezia Martel. Nella certezza che rimarrà la serenità di giudizio nei confronti del film, J'accuse di Roman Polanski resta in concorso alla 76/ma Mostra del Cinema di Venezia".

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