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Alain Delon, il sex symbol malinconico del cinema compie 80 anni

Il fascinoso attore, icona del grande schermo negli Anni Sessanta, oggi vive in solitudine tra la Francia e la Svizzera

Alain Delon, il sex symbol malinconico del cinema compie 80 anni

E' un'icona, un sex symbol del cinema. Alain Delon compie 80 anni e si avvia al tramonto della sua vita come scelto da tempo: in solitudine. L'attore vive tra la Francia e la Svizzera e si dedica al teatro con la figlia Anouchka, mantenendo quel fascino malinconico che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Film di successo, grandi amori e una vita difficile e vissuta da ribelle lo hanno reso la più hollywoodiana delle star del cinema europee.

Alain Delon, il sex symbol malinconico del cinema compie 80 anni

Alain Delon nasce l'8 novembre 1935 a Sceaux, nell'Alta Senna. La sua infanzia non è semplice: è abbandonato a quattro anni dai genitori, freschi di divorzio. Una ferita che segna l'attore, che ha avuto un'adolescenza inquieta. A 17 anni si arruola in marina e finisce a Saigon. Nemmeno il Vietnam doma il carattere turbolento del giovane Delon, che trascorre oltre due anni in mezzo in cella di rigore.

Congedato nel 1956, Deloin si trasferisce a Parigi, barcamenandosi tra lavori occasionali e cattive compagnie. Lo salvano la passione per la giovane attrice Brigitte Auber e l'incontro con Jean-Claude Brialy che, colpito dalla sua bellezza, lo invita al Festival di Cannes e lo incoraggia a tentare la carriera del cinema. Deloin si trasferisce a Roma, rifiuta un contratto in esclusiva per Hollywood, torna in Francia e accetta la proposta di Yves Allegret che lo sceglie per "Godot". E' il 1957, Alain Delon esordisce sul grande schermo e di lì in poi per oltre 30 anni non si fermerà più. In carriera collezionerà 95 film come attore, 30 come produttore, tre da regista.

Le prime interpretazioni non sono di gran successo, ma gli bastano per farsi notare da René Clement che nel 1960 gli offre il ruolo della vita: il giovane Tom Ripley in "Delitto in pieno sole". E' un autentica esplosione, un terremoto artistico e commerciale che nella vita di Alain Delon si lega alla travolgente passione per Romy Schneider, conosciuta due anni prima sul set di "L'amante pura". Insieme i due conquistano in breve tempo Parigi, la Francia, il cinema, la notorietà.

Tornato in Italia, nello stesso 1960, trova la conferma artistica grazie a Luchino Visconti in "Rocco e i suoi fratelli" per poi incontrare Michelangelo Antonioni ("L'eclisse", 1962) e trionfare con "Il Gattopardo" (Palma d'oro a Cannes nel 1963). Nello stesso anno corona il suo sogno infantile di rivaleggiare con Jean Gabin grazie a Henri Verneuil che lo dirige in "Colpo grosso al casino'" e lo inizia al genere del "polar" (incrocio di noir e poliziesco) che sarà il marchio di fabbrica per tutta la carriera di Delon.

Attore poliedrico, dal fisico atletico che esalta in kolossal come "Il tulipano nero" e "Zorro", Delon conserva una segreta passione per il cinema d'autore. L'ultima volta sul grande schermo è però un beffardo Giulio Cesare in "Asterix alle Olimpiadi".

La sua vita privata è caratterizzata da amori folli (Nathalie Delon, Jill Fouquet, Romy Schneider, Nico, Dalida, Mireille Darc, Rosalie Van Breemen), otto figli, più uno non riconosciuto, con i quali ha avuto rapporti contrastati, passioni pericolose (i cavalli, la boxe, il gioco), rischiose amicizie con esponenti della malavita e un paio di noie con la giustizia come nel misterioso assassinio del suo body-guard, Stevan Markovich.

Oggi Alain Delon, che non ha mai nascosto di aver sofferto di depressione, si è riconciliato con il primogenito Anthony, ha regalato agli amici la maggior parte degli oggetti che scandirono i suoi trionfi, ha venduto la maggior parte delle sue proprietà, vive in solitudine tra la Svizzera, di cui è cittadino dalla metà degli Anni Novanta e la vasta proprietà in Francia dove ha sepolto i suoi cani (ben 45) e ha preparato la cappella funebre per sé e per le donne e i figli che vorranno ritrovarlo, un'ultima volta.

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