Mr. Rain torna con "Lunedì nero" dopo un periodo di rallentamento: "È un mondo che va troppo veloce"
Dal suo nuovo percorso artistico ("Voglio scrivere solo per pura esigenza"), ai due nuovi album in lavorazione (uno in spagnolo e uno in italiano) fino al tour nei teatri che partirà a ottobre: il cantautore si racconta a Tgcom24
di Giorgia Argiolas© Ufficio stampa
Seguire il proprio ritmo, senza cedere alle pressioni in un mondo che va sempre più veloce. È il mantra di Mr. Rain, che dopo la pubblicazione di "Effetto Michelangelo" e "Casa in fiamme" a fine 2025, è tornato con "Lunedì nero", uscito venerdì 22 maggio in radio e su tutte le piattaforme digitali e scritto insieme a Lorenzo Vizzini, che ne firma anche la produzione, con la collaborazione del produttore spagnolo Liam Garner. Nel pieno di un nuovo percorso artistico, il cantautore con 24 dischi di platino e 5 dischi d'oro ha raccontato a Tgcom24 del suo periodo di rallentamento ("Voglio scrivere solo per pura esigenza"), dei suoi due nuovi album in lavorazione - uno in spagnolo, dopo il successo del brano "Superhéroes" e la pubblicazione dei due singoli in coppia con Zetazen e poi con Walls, e uno in italiano ("Ci sto mettendo la parte più intima di me") - e del suo tour nei teatri che partirà a ottobre.
Il tuo nuovo singolo si intitola "Lunedì nero". Il lunedì è spesso sinonimo di malumore, ma anche di ripartenza. In questo caso cosa simboleggia?
Il titolo si riferisce al lunedì nero del crollo delle borse dell'87. Il pezzo parla di quella cosa, di quella persona, di quel ricordo che rompe ogni tipo di equilibrio, che ti fa uscire di testa, ma di cui, allo stesso tempo, non puoi fare a meno perché è la cosa più importante che hai. L'incipit del ritornello è nato un anno fa, poi ho scritto le strofe verso febbraio-marzo e ho concluso la canzone: il ritornello continuava a tornarmi in testa e, quindi, ho sentito l'esigenza di finire il brano. È il terzo singolo che porterà verso il nuovo disco, dentro al quale sto mettendo forse la parte più intima o ancora più trasparente e sincera di me. Sto sperimentando molto, quindi sono super contento.
"Lunedì nero", si legge nel comunicato di presentazione del singolo, rappresenta "quell'errore che continuiamo a ripetere pur sapendo quanto possa farci male, qualcosa da cui è impossibile prendere davvero le distanze". Ti è mai capitato di vivere qualcosa del genere?
Sì, più e più volte. Quando scrivo un pezzo tendo a raccogliere episodi di vita, momenti che ho vissuto in passato o che magari sto vivendo, e a fare un piccolo puzzle di ricordi o cose che sono affini. Scrivo di quello che vivo.
Il singolo arriva dopo un anno non proprio di pausa, ma di rallentamento... Come mai hai sentito la necessità di rallentare?
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Perché è un mondo che va veramente troppo veloce, dove se ti fermi per un attimo anche solo a pensare ti senti come se stessi perdendo tempo, come se restassi indietro rispetto agli altri. Ma, secondo me, stare fermi o rallentare è una delle cose migliori che uno possa fare per se stesso, perché prendersi il proprio tempo dà modo di conoscersi meglio, di capire cosa va, cosa non va, dove si vuole andare, chi si vuole essere, è la cosa che serve di più al mondo. È molto rara al giorno d'oggi perché, appunto, in ogni tipo di lavoro, in ogni tipo di ambito o ambiente tendiamo sempre a essere proiettati verso il futuro, verso quello che dobbiamo ancora fare. Ci addossiamo pressioni che magari non partono da noi e, nel mentre, dimentichiamo di apprezzare le cose che stiamo vivendo oggi.
Per l'appunto, hai dichiarato più volte che vuoi scrivere solo per la necessità di fare musica...
Esatto, cioè non voglio stare a pensare: "Devo fare la canzone per l'estate, la canzone per Sanremo, la canzone per la festa di X". Voglio scrivere solo per pura esigenza, perché mi va di farlo, come quando ho cominciato a scrivere canzoni.
In questo anno di rallentamento cosa hai fatto, ti è servito?
Ho fatto un paio di viaggi (non ne facevo da tantissimo tempo), ho dedicato del tempo a semplicemente vivere e sono stato in studio con amici, sia in Italia che in Spagna. Sto, infatti, portando avanti due progetti paralleli: uno in spagnolo e uno in italiano. Quindi, è stato un anno che mi è servito molto, anche per sperimentare.
A proposito di benessere, non hai mai nascosto di aver passato un periodo buio prima di "Supereroi" (aveva dichiarato a "Verissimo" di essere arrivato quasi a odiarsi, ndr). Perché è importante parlarne?
Perché quando arrivi a parlarne ti accorgi che non sei solo. Quando ti chiudi in te stesso, è una sensazione abbastanza surreale. Almeno nel mio caso, è come se fossi soltanto io a provare certe cose al mondo. Questo perché non parlandone ovviamente ti senti l'unico, ti senti solo, non ti senti compreso. Quindi, avere il coraggio e trovare quel briciolo di forza per spiegare come ti senti, quello che ti spaventa è in realtà la cosa più bella che tu possa fare per te stesso.
Dicevi che sei al lavoro su ben due album, uno in italiano e l'altro in spagnolo. Quando usciranno?
Spero a breve, ma non ho ancora date ufficiali da comunicare. Quello in italiano vorrei farlo uscire già quest'anno. Sono chiuso in studio, sto scrivendo, sto producendo, sto facendo un sacco di cose. Quello in spagnolo è un pochino più indietro, ma credo sicuramente l'anno prossimo. Sto collaborando con persone in Spagna, quindi non vivendo là è un po' più complesso, ci vuole un po' più tempo. Però, è un progetto in cui credo e che voglio portare avanti.
Cosa dobbiamo aspettarci? Due album completamente diversi?
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Sì, ci tenevo a fare due album distinti con inediti. Quindi, per quanto riguarda quello in spagnolo, non il solito disco di traduzioni, ma proprio un album con pezzi scritti e nati in spagnolo che non tradurrò mai (a parte "Superhéroes", che è stata la prima canzone che mi ha aperto la strada verso questo nuovo viaggio nel Paese). Sta venendo fuori un disco molto vario, perché collaborando con produttori, artisti, cantanti spagnoli, mi sto facendo molto "contaminare" dalla loro storia, dalle loro influenze. Di conseguenza, si sta "contaminando" anche il mio album in italiano. Credo che questo sia veramente un bel periodo per quanto riguarda la creatività.
A proposito di Spagna, mi sembra che anche lì il pubblico ti abbia accolto bene, no?
Assolutamente. Non me l'aspettavo, però è successo praticamente quello che è successo in Italia: tutti hanno preso Superhéroes - pubblicata con l'ormai caro collega e amico Beret - e l'hanno resa loro, l'hanno sfruttata per uscire da un periodo difficile, per darsi forza, per dare forza a qualcuno, è diventata una sorta di inno. Credo che questo sia il potere magico della musica, è una cosa bellissima.
A ottobre partirà il tuo primo tour nei teatri (05/10/2026 Milano - Teatro Arcimboldi; 11/10/2026 Roma - Teatro Brancaccio; 19/10/2026 Torino - Teatro Colosseo; 23/10/2026 Brescia - Teatro Clerici; 26/10/2026 Firenze - Teatro Verdi; 29/10/2026 Padova - Gran Teatro Geox; 05/11/2026 Bologna - Europauditorium), una dimensione che sembra adatta al tuo nuovo percorso artistico...
Sì. In realtà, ci stavo pensando da molto tempo. Dopo il tour nei palazzetti, ho pensato che per il mio progetto successivo avrei voluto una dimensione più intima. Quello del teatro è un ambiente che mi piace e, soprattutto, sono un fan di orchestre, archi, percussioni. È un contesto in cui posso permettermi di scrivere un live più orchestrale, più semplice e più vicino al pubblico; quindi, credo sia la dimensione giusta.
Altri progetti per il futuro?
Ne ho miliardi, però ora in testa ho sicuramente questo nuovo tour. In futuro, mi piacerebbe fare dei live in posti molto particolari, suggestivi. Per quanto riguarda la musica, sto lavorando a due dischi, quindi non ho tempo di pensare ad altro.
Sogni?
Spero di esportare sempre di più la mia musica.
