Un talento unico, un'ascesa irresistibile e una discesa a precipizio. Il cantante inglese ha segnato un'epoca e ne ha vissuto pregi e difetti
di Massimo LongoniAlla fine il 2016 si è portato via un altro pezzo di anni 80, nella figura di chi ne aveva incarnato il lato più edonistico e leggero e allo stesso tempo vi aveva voltato le spalle. George Michael ha vissuto una parabola tanto travolgente nella sua ascesa quanto rapida e dolorosa nella discesa. Tutto è iniziato con gli Wham!, che come pochi altri gruppi sono stati capaci di essere allineati al mood degli anni 80 senza perdere contatto con il contesto che li circondava.
Gli inizi, tra il 1981 e 1984, sono quelli dei video dalle ambientazioni esotiche, dei colori pastello, degli shorts e delle acconciature cotonate e ossigenate che dominano in clip come "Club Tropicana" e "Wake Me Up Before You Go Go". Quando il decennio compie il suo giro di boa vedendo in lontananza gli anni 90, arriva il momento della malinconia di “Last Christmas” e “Careless Whispers”, delle influenze soul, del bianco e nero di video come “I’m Your Man”. Poi cala il sipario.
Sicuramente sulla spinta delle ambizioni da solista di Michael, che del duo era sempre stato il fulcro (ironie sull'inutilità di Andrew Ridgeley a parte); ma anche per la consapevolezza di rischiare di finire clamorosamente fuori moda, come accaduto a tanti coetanei che hanno lottato (spesso invano) con le unghie per mantenere un briciolo di notorietà a dispetto dei tempi che cambiavano. Il primo album solista, “Faith”, è il compimento del percorso precedente, sia sul piano del look sia quello dello stile. Il successo commerciale è se possibile ancora più ampio di quello degli Wham!, così come le critiche restano in gran parte allineate sul pregiudizio e lo snobismo imperante nei confronti del pop di quegli anni. La voce potente, calda e vellutata di George passa in secondo piano rispetto all’impatto estetico, all’immagine che punta in maniera decisa sul sesso (il video scandalo di “I Want Your Sex” è il singolo trascinante) e all’isteria collettiva che solleva a ogni suo passaggio, così da venire derubricato a popstar di plastica come molti della sua epoca.
Un'immagine che gli va evidentemente stretta se il successivo album lo intitola in modo significativo “Listen Without Prejudice vol. 1” (ascolta senza pregiudizi) e prende al contempo la decisione non apparire più nei propri video. Se la critica lo snobba, sono le grandi rockstar a certificarne il livello assoluto: Elton John che lo invita a duettare su “Don’t Let The Sun Go Down On Me” o i Queen, con i quali interpreta una straordinaria “Somebody To Love” sul palco del Freddie Mercury Tribute. Per qualche tempo si vocifera persino che potrebbe entrare nel gruppo in sostituzione del frontman scomparso. Qualcuno la ritiene un’eresia, ma a dispetto delle distanze tra i due personaggi, le qualità vocali li accomunano molto più di quanto si potrebbe pensare. E alla fine non saranno nemmeno solo quelle, ma anche una tragica attrazione per il lato oscuro della vita.
Proprio dal momento in cui sembra essere arrivato all’apice, infatti, George Michael entra in un tunnel dal quale di fatto non uscirà mai. Si inizia con una lunga battaglia con la sua etichetta che lo tiene discograficamente al palo per quasi sei anni, un’era geologica nel mondo del pop dove la gente ti volta le spalle dall’estate all’autunno. Per arrivare al 1998, quando l’arresto in un bagno pubblico di Beverly Hills per atti osceni manda in frantumi l’immaginetta del sex symbol di milioni di ragazzine, e ne porta scandalisticamente alla luce la vita privata che fino a quel momento aveva tenuto gelosamente custodita. Il caso di cronaca cambia l'immagine del cantante e lo costringe a un coming out che aveva sempre rifiutato, a costo di avere per questo rapporti tesi con altri artisti dichiaratamente omosessuali, come Elton John o Boy George.
Se l’ultimo album di inediti risale addirittura al 1996 (“Older”, che si apre con la struggente “Jesus To A Child”, dedicata al compagno morto di Aids nel 1993), gli anni a cavallo del nuovo millennio sono caratterizzati da un paio di album di cover, come il bellissimo “Song From The Last Century”. Solo il preludio a nuovi guai di tipo personale che prendono il sopravvento nel racconto che i media fanno di lui: nuovi arresti, evidenti problemi di dipendenza da sostanze, una depressione violenta e persino interventi chirurgici sul proprio viso, quasi a cancellare l’immagine da sex symbol che molti avevano ancora di lui. Il ritorno con un progetto live nel 2014, "Symphonica", dopo dieci anni di silenzio, aveva fatto sperare che da quel tunnel George fosse uscito. Il 2017 poteva essere l'anno del ritorno con una ristampa già programmata di "Listen Without Prejudice" in cofanetto deluxe e un documentario sui suoi primi anni 90 diretto da Philip Smith. Gli è toccato invece chiudere questo funesto 2016, in ogni caso con un'uscita di scena da grande star, mentre tutto il mondo festeggiava con una delle sue canzoni più celebri in sottofondo.