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Francesco Motta, per il nuovo album "Vivere o morire" mette "il cuore sul tavolo"

In uscita il 6 aprile a due anni dal successo della "Fine dei vent’anni". Tgcom24 ha incontrato il cantautore

Francesco Motta, per il nuovo album "Vivere o morire" mette "il cuore sul tavolo"

"Vivere o morire", in uscita venerdì 6 aprile, riporta in scena Francesco Mota, dopo l'esordio solista di "La fine dei vent'anni" apprezzato da pubblico e critica (Targa Tenco per la miglior opera prima). Tgcom24 lo ha incontrato in conferenza stampa dove il cantautore toscano ha parlato dei temi del nuovo disco, l'amore e le scelte prese grazie a una raggiunta maturità. Per registralo ha "messo il cuore sul tavolo" attraverso "una sorta di autoanalisi" da cui poi sono nate le canzoni.

I nove brani di "Vivere o morire" scoprono un Motta più adulto, "Tutto il mio lato più aggressivo non lo sentivo più e mi sono rilassato". L'artista ha anche co-prodotto per la prima volta il disco, insieme all'ingegnere del suono Taketo Gohara ed è stato aiutato da Pacifico in fase si scrittura e da Riccardo Sinigallia, vero e proprio mentore. "La creazione di un disco comporta dire la verità ed emozionarmi. Ma per dire la verità devi mettere il cuore sul tavolo e per farlo ci vuole una sorta di autoanalisi. Quando Pacifico mi ha dato una mano sui testi mi ha fatto da psicanalista. Ha fatto questo processo maieutico per cui poi sono venute fuori da me le canzoni. Ma è stato fondamentale. E' una cosa scomoda in qualche modo ma sicuramente ti fa sentire meglio dopo che l'hai fatto", ha raccontato.

Il cantautore livornese ammette un cambiamento profondo in lui: "Ho scoperto che accettare gli errori e trasformali è fondamentale per crescere. Li ho rivisiti, digeriti ed è servito tantissimo".

Quando gli chiediamo cosa è cambiato dal primo disco partendo dalla copertina, dove c'è sempre lui e il suo viso ma con un colore diverso (il rosso), dice: "In qualche modo ci tenevo a invecchiare con le canzoni. Volevo che questo parallelismo ci fosse anche esteticamente. Se metti vicino i due dischi c'è chi dice invecchiato e c'è chi dice cresciuto. Secondo me è bello invecchiare con la propria arte. Il rosso per una serie di motivi, perché questo disco parla tanto di amore". E continua: "Dopo 'La fine dei 20 anni' ero davanti a un bivio e ho descritto questo bivio e queste scelte da fare. Adesso mi sento di aver scelto da che parte stare, ho preso posizione più di prima perché sono cresciuto". E in questo senso

A livello musicale rivela che il nuovo lavoro è più ordinato del precedente. Se gli chiediamo le affinità e differenze con il primo disco e che cosa ha portato l'incontro con Taketo Gohara, risponde: "Mi ha supportato che non è stato facile. Abbiamo coprodotto il disco insieme e mi è capitato di suonare più strumenti. Ogni traccia è più scelta rispetto a prima, prima c'era più confusione. Ogni traccia è come se fosse l'ultima".

E come saranno rese dal vivo queste canzoni? "Dal vivo sarò con la mia band che ringrazierò per quello che abbiamo fatto. Nei concerti che facevamo i pezzi erano molto diversi dal disco e le canzoni si sono rigenerate grazie a loro. Oltre alla band ci sarà un percussionista, Simone Padovani".

Intanto dopo l’uscita del disco, Francesco Motta sarà impegnato in un tour degli store per presentarlo e successivamente terrà 4 concerti, anteprima del tour "Motta live 2018". Sarà il 26 maggio all'Atlantico di Roma, il 28 all'Estragon a Bologna, il 29 all'Obihall di Firenze per terminare il 31 all’Alcatraz di Milano.

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