L'intervista

Claudio Cecchetto: "Sono cresciuto a pane, Beatles e Camaleonti. ll mio sogno è ancora la radio"

Il dj e talent scout ripercorre oltre cinquant'anni di carriera. Oggi lavora a un festival musicale molto particolare

di Jessica Anostini
02 Ago 2026 - 12:05
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Si definisce curioso. Una persona che ha bisogno di continui stimoli e che proprio per questo, da sempre, cerca nuove strade e sfide. Dalla sua curiosità sono nati alcuni dei talenti più conosciuti e amati dal pubblico italiano: Jovanotti, Fiorello, Max Pezzali e gli 883, Amadeus, Gerry Scotti, Leonardo Pieraccioni e molti altri. Ha contribuito a creare realtà radiofoniche di grandissimo successo. E il viaggio non è ancora finito: la sua ultima scommessa si chiama Radio Cecchetto, un progetto appena nato ma con ambizioni importanti. 

Lui è ovviamente Claudio Cecchetto. Talent scout, conduttore, dj, innovatore della radio e creatore di format. Un uomo che non ha mai smesso di cercare qualcosa di nuovo e che ancora oggi, dopo una carriera capace di attraversare radio, televisione, musica e spettacolo, continua a definirsi un esploratore di idee e di talenti. 

"Io non sono mai andato in pensione e non ci voglio andare" racconta a Tgcom24. "Sono abituato a fare tante cose con il massimo entusiasmo. Certo, oggi il mio ritmo è diverso rispetto agli anni passati, ma la voglia di sperimentare è rimasta e quindi vado avanti". 

Radio Cecchetto

 Il presente si chiama soprattutto Radio Cecchetto. Una nuova sfida nata nell'epoca dei social e della condivisione digitale.  "Sto approfittando dell'onda social e dei nuovi strumenti digitali per cercare di creare una radio diversa, in cui non sono più solo gli editori a creare i contenuti ma anche gli utenti. La radio, per come la immagino oggi, non deve limitarsi a far ascoltare la musica che ciascuno di noi può cercare autonomamente sulle tante piattaforme disponibili, ma deve raccontarla, deve farla conoscere. E soprattutto deve continuare a sorprenderti, questa è la vera chiave del futuro radiofonico". Un progetto dunque che punta a unire radio, social e partecipazione degli utenti e che rappresenta la sua nuova grande sfida professionale. 

Dai Beatles, alla radio, alla tv

   Ma per capire Claudio Cecchetto bisogna tornare indietro. Agli inizi. Alla musica ascoltata da giovanissimo.  "Sono cresciuto a pane e Beatles" racconta. "Sono stati loro a farmi innamorare della musica. Nel panorama italiano invece apprezzavo Celentano, i Camaleonti. Avevo anche il mio gruppo, suonavo la batteria".  Proprio questa passione lo porta ad avvicinarsi al mondo dei dj. Negli anni Settanta Cecchetto inizia a lavorare come disc jockey nelle radio e nelle discoteche, in un periodo in cui il fenomeno delle radio private e delle nuove forme di intrattenimento musicale stava cambiando il modo di comunicare. 

Il passaggio decisivo arriva nel 1975, quando entra a lavorare a Radio Milano International, una delle prime radio private italiane. Da lì arriva la notorietà come dj e conduttore radiofonico, fino all'approdo televisivo con TeleMilano 58, dove viene coinvolto da Mike Bongiorno nella nascita di un programma rivolto ai giovani. "Mike era direttore artistico di TeleMilano e voleva realizzare un programma dedicato ai giovani. Chiese alle case discografiche quali ragazzi emergenti ci fossero e venne fatto il mio nome". 

L'incontro con Mike Bongiorno

    Un incontro che Cecchetto ricorda ancora oggi con emozione.  "Quando Mike venne a propormi questo progetto devo essere sincero, nei primi momenti in cui mi ha parlato quasi non sono riuscito ad ascoltarlo: pensavo solo ai miei genitori, immaginavo cosa avrebbero provato nel vedermi parlare con lui". 

Erano anni di sperimentazione e di grande creatività. Un terreno in cui Cecchetto si muove con naturalezza, sperimentando linguaggi nuovi e scoprendo quella che sarebbe diventata la sua grande vocazione: il talent scouting. La capacità di riconoscere il talento è diventata negli anni il suo marchio. Da lui sono passati artisti e professionisti con personalità molto diverse, ma accomunati dalla voglia di costruire qualcosa. 

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Ieri e oggi, due realtà diverse

  "Sono tutti personaggi unici", racconta Cecchetto. "Per me era un piacere ascoltare i loro sogni e cercare di aiutarli a realizzarli. Quello che sono diventati era quello che avevo individuato quando li ho conosciuti" sottolinea Cecchetto, mettendo in luce quanto sia cambiato il modo di emergere dei giovani rispetto al passato.  "Per fortuna oggi ci sono molti più strumenti. Una volta dovevi entrare in un percorso preciso, oggi ce ne sono tanti: i talent show, internet, la possibilità di autoprodursi. Tutti hanno più occasioni per esprimersi, anche se naturalmente è aumentata la concorrenza". 

E proprio ai giovani di oggi Cecchetto guarda con curiosità.  "Hanno strumenti che noi non avevamo: YouTube, per esempio, permette di osservare quello che fanno gli altri, imparare e migliorare il proprio lavoro. Anche i talent show sono una buona occasione. E poi tante novità tecniche che però essendo a disposizione di tutti, creano una forte competizione. Certamente non un aspetto negativo secondo me, perché migliora la qualità dei contenuti".  

Il Festival di Sanliscio

 Cecchetto non si è mai fermato e negli ultimi anni il suo impegno è stato anche nei confronti della Regione Emilia-Romagna, dove ha contribuito a far crescere un festival molto particolare: il Festival di Sanliscio, una sfida musicale tra le grandi voci e i solisti del liscio, sotto la direzione artistica di Moreno il Biondo. Il Festival quest'anno è in programma il 10 settembre. "È nato in modo quasi goliardico, ma poi è cresciuto ed è arrivato quest'anno alla quarta edizione. Il liscio non era abituato a una competizione ma oggi la kermesse è arrivata alla quarta edizione riscuotendo sempre più successo. Oltretutto il genere sta "uscendo" anche dalla Romagna, dove storicamente è nato, senza dimenticare che sta diventando un'attrazione per i turisti". 

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