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Hooverphonic: "Diciamo no al digitale: torniamo all'essenziale della musica"

Il gruppo belga ha appena pubblicato "Reflection", un lavoro registrato in analogico in luoghi inusuali, come case di campagna e fattorie. Tgcom24 li ha incontrati

- Esce in questi giorni "Reflection", ottavo album degli Hooverphonic. Per il gruppo belga un progetto ambizioso che cerca di portare indietro le lancette del tempo a favore della qualità della musica. “Siamo nel pieno dell’era digitale - dice il bassista Alex Callier a Tgcom24 -, un’evoluzione che non ha portato maggiore qualità nel suono. Quindi abbiamo fatto tutto in analogico registrando in luoghi inusuali come case di campagna”.

    Il gruppo belga, diventato popolare a livello internazionale nel 2000 con "Mad About You", dopo alcune traversie ha ritrovato il successo nel 2011, con l’album "The Night Before", primo realizzato con la nuova cantante Noémie Wolfs, entrata in sostituzione di Geike Arnaert. Li rivedremo in Italia quest'estate per alcune date (la prima confermata a S. Stegfano Magra, vicino La Spezia, il 29 luglio). Intanto hanno pubblicato il nuovo lavoro, per il quale la band ha lanciato il progetto "Hooverdomestic", appellandosi a chiunque volesse mettere a disposizione la propria casa come studio di registrazione. Si sono fatti avanti in 180, tra questi sono state scelte quattro case: un ex mattonificio ora trasformato in un loft, due imponenti case a Gent e nello Champagne, e un’antica fattoria. A queste si è aggiunta una chiesa dove sono state registrate alcune parti vocali...

    Come mai avete evitato gli studi tradizionali e vi siete buttati in questo progetto?
    Volevamo registrare in un modo più classico, cercare posti dove non avessimo mai registrato e che avessero acustiche particolari. Ci sono studi meravigliosi, con una grande reputazione, ma alla fine tutte le band che ci suonano avranno sempre lo stesso sound. Noi cercavamo un suono unico, non volevamo preset ereditati da produzioni altrui. Così abbiamo lanciato questa campagna di ricerca. E’ stato molto divertente farlo, abbiamo conosciuto persone splendide, con le quali siamo diventati amici. E a giugno faremo una rimpatriata con tutti i proprietari delle case in cui abbiamo suonato.

    Come mai la scelta di realizzare tutto in analogico come avveniva anni fa?
    Viviamo nell’era digitale, tutto è digitale. E’ molto comodo: tutto è diventato più compatto, piccolo, persino più a buon mercato. Ma la qualità non è mai migliorata. Anzi. I vecchi banchi mixer analogici sono ancora molto costosi ma la gente li ricerca perché suonano tutt’ora molto meglio. In tutta la mia carriera il miglior banco mixer che abbia mai usato era uno dei primi anni 70. E lo stesso discorso può essere fatto per i microfoni.

    Avete incontrato molti problemi tecnici lavorando in luoghi che non sono stati pensati per la musica?
    In realtà molti meno di quanti ce ne aspettassimo. Più che problemi tecnici abbiamo dovuto affrontare problemi fisici! Per esempio quando abbiamo registrato nella casa nella regione dello Champagne, c’erano molti uccelli nella zona e la casa non aveva doppi vetri alle finestre, così abbiamo dovuto registrare le parti vocali di notte, quando gli uccelli dormivano, per evitare di avere rumori di sottofondo indesiderati. Sempre lì il pianoforte si è bloccato, probabilmente a causa dell’umidità che aveva gonfiato i martelletti. Per fortuna ci ha pensato Noémie che li ha asciugati con il phon…

    Anche sul piano musicale sembra che abbiate guardato indietro. Rispetto al passato il vostro suono è più diretto e meno costruito. Come mai?
    Venivamo da un tour con un’orchestra durato quasi tre anno. E' un'esperienza magnifica ma se lo fai per anni la magia dell’evento si perde e senti il bisogno di disintossicarti e metterti a suonare con una band ridotta all’osso. Così abbiamo deciso che in questo album, per esempio, non avremmo usato archi. E comunque a noi piace variare di continuo, ho sempre apprezzato artisti come come i Beatles o David Bowie, che hanno fatto molte cose diverse nella loro carriera. La scelta di registrare in posti inusuali, oltre che da esigenze acustiche, era dettata anche dal bisogno di trovare ispirazione in luoghi per noi sconosciuti.

    Avete avuto una carriera è piuttosto travagliata, alternando grandi successi e momenti difficili.
    Sì, è vero. E' stato così sin dal principio, quando, subito dopo aver firmato il nostro primo contratto la cantante ci ha lasciato. Poi è arrivata Geike, e con lei il grande successo di "Mad About You", ma poi ci sono state le difficoltà con la casa discografica. Però ogni volta che abbiamo incontrato qualcosa di negativo, il nostro obiettivo è stato quello di lottare per trasformarlo in una opportunità. Non ci siamo mai scoraggiati, non abbiamo mai perso fiducia in noi stessi.

    Uno dei momenti più difficili è stato forse proprio l'abbandono di Geike, nel 2008. Lei era un riferimento importante per il pubblico.
    E’ stato uno shock per noi e anche per i fan. Quando ci ha lasciato avevamo ancora in programma dei concerti, e quando la presentavo, sapendo che ormai erano le ultime volte, avevo le lacrime agli occhi. Ma una volta fuori, io e Raymond ci siamo trovati d’accordo nel dire che il libro non era finito, quello con Geike era stato solo un capitolo. Avevamo ancora molte cose da dire. Abbiamo trovato Noémie, bravissima, ma non aveva nessuna esperienza in un gruppo o di eventi dal vivo: il primo concerto che abbiamo fatto la stampa ci ha massacrato. Ma siamo andati avanti, e lei è cresciuta e ora sono tutti entusiasti di lei.

    Quindi non avete mai avuto la tentazione di gettare la spugna?
    Io e Raymond siamo insieme da più di vent'anni, il nostro rapporto dura da più tempo di quello che abbiamo avuto con le donne. Ma la nostra relazione è molto forte. D'altronde essere in un gruppo è come essere in un matrimonio: ci sono alti e bassi ma se sei unito, hai la forza per superarli.

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