L'immigrazione in Ue | Guarda la terza puntata di "Together #Europa2026"
Ospiti dell'appuntamento, andato in onda sabato 25 aprile, Nicola Procaccini, co-presidente del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei al Parlamento europeo; Marco Tarquinio, eurodeputato S&D, e Stefano Bottoni, professore associato di Storia dell'Europa orientale all'Università di Firenze
L'immigrazione è il tema della terza puntata di "Together #Europa2026", il progetto multimediale di Tgcom24. Durante l'appuntamento, andato in onda sabato 25 aprile, sono intervenuti Nicola Procaccini, co-presidente del Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei al Parlamento europeo; Marco Tarquinio, eurodeputato S&D, e Stefano Bottoni, professore associato di Storia dell'Europa orientale all'Università di Firenze.
Sul tema, com'è noto, ci sono opinioni diverse. Per Tarquinio "il primo passo per una politica seria di controllo e governo della mobilità umana è uscire dalla paura. Ciò che noi siamo oggi è frutto della mobilità precedente che c'è stata. Una società è povera quando non ha uomini e donne, quando non genera figli e culturalmente non è in grado di mettere quelli che sono nati in altre culture, in altre parti del mondo, dentro il proprio sistema. La vera sfida è uscire dalla paura e dalle parole della paura. Tutti abbiamo un pezzo delle nostre famiglie altrove per l'immigrazione. E nelle nostre famiglie qui ci sono pezzi di umanità che arrivano da altre parti del mondo e sono altrettanto importanti, quelli che ci aiutano a custodire i nostri anziani o i più piccoli, senza i quali andrebbero in fallimento le famiglie italiane. Inoltre, ci sono imprenditori dei più diversi settori che da anni stanno chiedendo politiche di gestione dei flussi verso il nostro Paese per bisogno di manodopera e manodopera qualificata anche a livelli specialistici. Quindi, bisognerebbe organizzare anche percorsi formativi di lavoro per incrociare la domanda e l'offerta così come sarebbe necessario disincentivare il movimento possente di persone specializzate formate in Italia che, non appena arrivano alla maggiore età e poi cominciano a muoversi, fanno la valigia e se ne vanno. Noi, nei prossimi anni, dovremo 'importare' personale altamente specializzato nel nostro Paese per i buchi e i deficit che si stanno creando, ad esempio, nella struttura sanitaria. La migrazione è un problema complesso che non può essere risolto con gli slogan della remigrazione".
La remigrazione
E, a proposito di remigrazione, durante la puntata c'è stato anche un focus sul tema: si tratta di un concetto entrato nel dibattito politico contemporaneo, soprattutto a livello europeo, per indicare l'idea di rimpatriare volontariamente o forzatamente verso il loro Paese di origine o di provenienza familiare persone immigrate.
"Non ho capito cosa si intenda per remigrazione, sinceramente. So, però, cos'è l'immigrazione quando non viene governata, ma subita, che è il modello che ha avuto l'Unione europea negli ultimi anni. È stato un approccio catastrofico perché, da un lato, ha causato la sofferenza e, talvolta, la morte dei migranti e arricchito gli scafisti; dall'altro, è mancata l'integrazione di coloro che sono arrivati e si sono create delle sacche, dei ghetti, dei pezzi di Europa che non sono Europa, dove le leggi che vengono applicate, i diritti che vengono garantiti non sono quelli che conosciamo noi, ma altri - ha sottolineato Procaccini -. Credo che ci sia bisogno di immigrazione, credo che la storia ci insegni che nessuna nazione, nessuna civiltà può sopravvivere senza, ma, nello stesso tempo, la storia ci insegna che di troppa immigrazione, cioè di quella massiva non governata, non filtrata si muore esattamente nello stesso modo. Le civiltà vengono sopraffatte da un'immigrazione che non sono state capaci di gestire. Si integrano gli individui, non le masse. Un altro punto essenziale è il diritto a non emigrare: talvolta, noi facciamo l'errore di non pensare anche al depauperamento che avviene nei Paesi di origine e transito. Attraverso una nuova strategia, che è quella che ha messo in campo il governo italiano e che sta acquisendo l'intera Europa, si sta provando per la prima volta a lavorare a un sistema generale di governo dell'immigrazione che parte dalle nazioni di origine e transito e arriva poi nelle nazioni europee affinché si possa avere poi un'immigrazione realmente integrata e funzionale allo sviluppo delle società europee e all'esistenza dei singoli migranti".
La situazione in Ungheria
Si è parlato anche della situazione in Ungheria, dove, di recente, Péter Magyar ha vinto le elezioni e l'era di Viktor Orban è finita dopo 16 anni. "Da molti punti di vista cambia tanto, perché non si tratta di un cambio di governo, ma di sistema, di regime. La differenza è enorme e questo non credo che in Italia sia stato sempre percepito, così come un altro fatto. Il partito di Magyar ha preso il 53% dei voti, circa il 60-65% delle persone che lo ha votato non è culturalmente di centrodestra o di destra ma sono uomini e donne che votavano per i precedenti partiti liberali o di sinistra, i quali, però, hanno fatto un'opposizione inefficace e sterile per quasi 15 anni. Ora, questi elettori sono confluiti su un candidato che è andato al governo con un programma molto chiaro: restaurare lo Stato di diritto e rapporti più normali con l'Europa. Per quanto riguarda l'immigrazione, la posizione di Magyar è molto simile a quella di Orban e riflette l'orientamento dell'80-90% della popolazione ungherese", ha spiegato Bottoni.
