Università telematica: "Una scelta solida e al passo con i tempi"
Raoul Ciliberti, studente di Universitas Mercatorum, sottolinea: "Basta guardare all’estero per vedere quanto questo modello sia diffuso e riconosciuto"
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Nel dibattito recente sul decreto del Ministero dell'Università e della Ricerca che impone una stretta agli esami online per le università telematiche, il confronto si è fatto negli ultimi giorni molto acceso e spesso polarizzato. Da un lato, chi ritiene giusta la scelta del ministro Anna Maria Bernini che chiede esami solo in presenza salvo casi particolari; dall’altro, chi vede nella formazione online uno strumento ormai maturo, capace di garantire qualità, rigore e soprattutto accessibilità.
In questo scenario si inseriscono ovviamente le università telematiche, come Universitas Mercatorum: atenei che per molti studenti non rappresentano certo una scorciatoia, ma una possibilità concreta di esercitare il proprio diritto allo studio. Per chi vive lontano dai grandi poli universitari, per chi lavora, per chi ha responsabilità familiari o vincoli economici, la modalità online è spesso l’unica alternativa praticabile.
L’intervista a Raoul Ciliberti, rappresentante degli studenti del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e Multimedialità di Universitas Mercatorum, si inserisce in questo dibattito riportando un'esperienza personale che diventa, per i temi affrontati, testimonianza collettiva.
Perché hai scelto un’università telematica invece di un ateneo tradizionale? Senza la modalità online, ti saresti comunque iscritto all’università?
Personalmente ho scelto l’università telematica perché vivo in una zona distante e con collegamenti complessi rispetto ai poli universitari, soprattutto i più noti e blasonati (almeno di nome), motivo per cui, per frequentare in presenza avrei di fatto dovuto dedicare l’intera giornata solo agli spostamenti, oltre a dover affrontare costi notevoli come fuori sede (affitto, vitto, spostamenti, ecc). Tempi e costi che, anche volendo, non potevo investire a causa degli stretti vincoli lavorativi e familiari. Per questo, pur avendo appena vent’anni, con grande dispiacere avevo inizialmente accantonato l’idea di conseguire una laurea. Dopo la pandemia, grazie anche al suggerimento di amici nella mia stessa situazione, ho scoperto l’esistenza delle università telematiche e la possibilità di seguire l’intero percorso online, dalla didattica all’esame: per me è stata una vera svolta, perché mi ha permesso di conciliare lavoro e studio senza essere penalizzato dalle distanze.
Cosa diresti a chi sostiene che l’esame online sia meno impegnativo rispetto a quello in presenza?
Credo che il luogo dove si sostiene un esame non lo renda più o meno impegnativo, anzi, credo la difficoltà dipenda strettamente dai contenuti dell’esame e dalla preparazione richiesta. Molti studenti ripetono gli esami online più volte, esattamente come succede anche in presenza. In più, le prove sono gestite con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, che permettono avanzati sistemi di controllo a garanzia della regolarità nello svolgimento, pena l’annullamento dell’esame, e che almeno nel mio ateneo (NdR: Universitas Mercatorum) sono decisamente assimilabili ai più rigidi e severi di qualsiasi esame in presenza.
Quanto è importante per te la flessibilità nella pianificazione degli esami?
La flessibilità è fondamentale perché mi permette di armonizzare la giornata lavorativa con la pianificazione degli esami (e l’ideale sarebbe poter continuare a scegliere di volta in volta se poter fare l’esame online o in presenza, a secondo dei propri impegni e disponibilità), concentrando invece le proprie energie sulla preparazione approfondita e non su stretti vincoli logistici e/o temporali. Allo stesso tempo, però, questa flessibilità richiede autogestione e senso di responsabilità: bisogna darsi un metodo, definire obiettivi realistici e mantenere costanza per portare a termine il percorso con successo. Ma questo è necessario a prescindere che gli esami siano online o in presenza: laurearsi è impegnativo, in remoto come in presenza, ed è giusto che sia così.
Come sta evolvendo, a tuo avviso, la percezione delle università telematiche?
In generale penso che la percezione pubblica delle università telematiche sia legata a un processo più ampio di ingresso delle tecnologie nelle nostre vite, dove lo sviluppo di competenze digitali e la capacità di abitare la rete diventano sempre più imprescindibili per contribuire nel presente e nel futuro. L’innovazione digitale, infatti, sta trasformando anche il mondo del lavoro, dove si diffondono forme sempre più strutturate di lavoro agile: una flessibilità che, garantita anche nello studio, risponde alle esigenze concrete di molte persone che cercano di conciliare diverse sfere della vita. Al netto anche del rapido ingresso dell’Intelligenza Artificiale all’interno dei processi lavorativi, che rende di fatto fondamentale la formazione continua e il reskilling anche in età adulta.
Cosa diresti a chi sta valutando oggi la scelta di iscriversi a un’università telematica?
Direi che affrontare un intero percorso su una piattaforma digitale oggi è una scelta solida e al passo con i tempi: basta guardare all’estero per vedere quanto questo modello sia ormai diffuso e riconosciuto. Inoltre, il corpo docente spesso proviene anche da atenei in presenza e ha percorsi accademici e professionali consolidati. A questo si aggiungono strumenti di tecnologia all’avanguardia come l’Intelligenza Artificiale applicata all’apprendimento, sistemi per tracciare il percorso di acquisizione delle competenze e modalità di verifica strutturate, che rendono il percorso più personalizzabile e orientato a valorizzare lo studio nel rispetto delle esigenze e delle differenze di ogni studente.
