IL RAPPORTO DI CITTADINANZATTIVA

Scuole italiane a pezzi, 68 crolli in un anno

A lanciare l’allarme è il XXIV Rapporto sulla sicurezza di Cittadinanzattiva: il 19,2% degli edifici sorge in aree a pericolosità idraulica e il 13% in zone a rischio frana, mentre appena il 7,42% dispone di impianti di condizionamento o ventilazione

09 Set 2026 - 20:11
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 © Ansa

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Il cambiamento climatico, con l’innalzamento delle temperature e il rischio di eventi meteorologici estremi, è ormai diventato un fattore di rischio strutturale su cui il nostro Paese non può più fare finta di niente. A questo non sfugge neanche il sistema scolastico: quasi un istituto su 5 è ormai esposto al pericolo di alluvioni e 1 su 8 è in una zona a rischio frane. Il tutto, mentre le aule durante i mesi caldi bollono: meno di 1 scuola su 10 è attrezzata per combattere il caldo asfissiante.

Scuole vecchie, troppo calde (in estate) e parecchie a rischio frane, alluvioni e terremoti, dunque. Un patrimonio edilizio obsoleto e spesso privo delle certificazioni di sicurezza fondamentali che espone la comunità scolastica a forti pericoli: lo dimostrano i 68 crolli in un anno (con 12 feriti ma, fortunatamente, senza vittime) e il numero crescente di infortuni denunciati.

I problemi sono talmente ampi che anche i 12 miliardi stanziati dal PNRR sono serviti a sistemare alcune urgenze - 5 miliardi solo per la messa in sicurezza - e carenze strutturali note da tempo, come la cronica assenza di palestre, mense e servizi educativi nella fascia 0-6.

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Eccolo il bilancio critico e dettagliato sullo stato di salute dei nostri istituti preparato da Cittadinanzattiva con il suo XXIV Rapporto sulla sicurezza a scuola, elaborato incrociando i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica con le mappe ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), e analizzato nei suoi tratti salienti dal portale Skuola.net.

Rischi idraulici e idrogeologici per un milione di studenti

Partendo dalle problematiche più attuali, il monitoraggio - effettuato su ben 39.351 edifici scolastici attivi - svela come 7.543 strutture ricadano in aree a pericolosità idraulica (leggasi alluvione). Stiamo parlando del 19,2% del totale, quasi un quinto. Per una minaccia che, numeri alla mano, coinvolge direttamente 1.340.093 alunni. Con la pericolosità più elevata (P3) che interessa 1.253 plessi, concentrati soprattutto in Liguria, Emilia-Romagna e Calabria.

A questo, poi, si aggiunge il rischio frane: sono 5.113 gli edifici scolastici direttamente in aree a pericolosità idrogeologica, ossia il 13% del totale (più di uno su otto), con effetti diretti su 464.451 alunni. Le fasce ad alto pericolo (P3 e P4) interessano 842 istituti frequentati da oltre 60.000 studenti, legando a doppio filo la sicurezza delle aule alla stabilità del suolo. Toscana (1.056 edifici) e Campania (1.046) registrano le maggiori criticità.

Le nostre aule sono sempre più delle "trappole di calore"

E mentre fuori si moltiplicano gli eventi estremi, dentro le aule si soffoca, in quelle che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ormai definito "trappole di calore". Giusto per riportare dei dati recenti, nei mesi di giugno e luglio scorsi, durante gli esami di Stato, le temperature nelle nostre scuole hanno superato stabilmente i 32 gradi, a fronte di una climatizzazione quasi assente.

Solo il 7,42% degli istituti (4.457 plessi, ossia 1 su 13) dispone, infatti, di impianti di condizionamento o ventilazione. Con un incremento di soli 490 edifici rispetto all’anno precedente. Rallenta anche la transizione energetica: gli impianti solari termici sono presenti in appena il 2,45% dei plessi (1.472 scuole), con una crescita minima di 206 unità in un anno.

Troppi crolli e infortuni: l'eredità di un patrimonio obsoleto

In questo quadro emergenziale, restano intatti i problemi storici derivanti da un patrimonio edilizio obsoleto. Escludendo il 15% di plessi con epoca di costruzione ignota (5.793 edifici), l'età media delle scuole è di circa 60 anni: il 49% (19.146 edifici) è stato costruito prima del 1976, anno di introduzione della normativa antisismica, e le scuole edificate dal 2018 a oggi sono appena 429.

Questo invecchiamento comporta, inoltre, un vuoto documentale: il 59% degli edifici non ha l'agibilità (23.218) e il 58,36% è privo delle certificazioni sulla prevenzione incendi (22.968).

Una trascuratezza che, purtroppo, non fa che alimentare la piaga dei crolli: nell'ultimo anno si sono registrati 68 cedimenti o distacchi di intonaco, che hanno ferito 12 persone (8 studenti e 4 adulti). Un numero più o meno in linea con i 71 crolli e i 19 feriti dell'anno precedente, che conferma un'emergenza stabilizzata sulla media di quasi un crollo ogni cinque giorni.

Preoccupa anche l'ascesa degli infortuni studenteschi denunciati all'INAIL. Le segnalazioni sono cresciute costantemente nell'ultimo triennio: si è passati dalle 70.902 del 2023 alle 78.365 del 2024 (+10,5%), fino alle 80.871 del 2025 (+3,8%). E nei primi cinque mesi del 2026 si contano già 47.748 denunce, contro le 45.159 dello stesso periodo del 2025 (+5,7%).

Interessante notare, restando su questo tema, come oltre un infortunio su dieci riguardi gli studenti, pari al 13,5% del totale nazionale. Particolarmente rilevante il dato anagrafico: 3 infortuni su 4 interessano minori under 15, a dimostrazione del fatto che il rischio attraversa la quotidianità scolastica e che sono le scuole primarie e secondarie di primo grado i contesti in cui si concentra la maggior parte degli incidenti.

L’unica nota positiva arriva dalla Formazione Scuola-Lavoro (FSL), gli ex PCTO: nei primi mesi del 2026, le denunce di infortunio sono scese a 463, dimezzandosi (-54%) rispetto alle 1.006 dello stesso periodo del 2025, segno che le nuove e più stringenti misure di tutela introdotte di recente stanno funzionando.

Su barriere architettoniche e PNRR il lavoro è solo a metà

Sotto il profilo dell'inclusione, a fronte di un +5% di studenti con disabilità presenti nelle nostre scuole (377.000 totali), solo il 40% delle scuole è accessibile dal punto di vista motorio (con ascensori assenti o inadatti nel 50% dei casi).

Lo scenario è ancora più drammatico per le disabilità sensoriali: gli allarmi visivi per studenti sordi sono presenti solo nel 16,5% dei plessi, mentre percorsi tattili e mappe a rilievo per non vedenti sprofondano all'1,2%.

Il PNRR avrebbe dovuto rappresentare la svolta, ma l'attuazione mostra rallentamenti burocratici: dei 9.527 interventi programmati (per 11,6 miliardi), al 13 giugno 2026 risulta completato o in collaudo solo il 61%.

Il dato peggiore riguarda gli asili nido che, dopo la rimodulazione del piano di fine 2023, hanno subito un drastico taglio dei posti programmati, scesi da 264.000 a soli 150.480.

Le proposte di Cittadinanzattiva

Di fronte a un'emergenza strutturale e climatica, Cittadinanzattiva chiede un investimento di almeno 3 miliardi di euro in tre anni (1 miliardo all'anno), destinando annualmente 500 milioni a un apposito Piano Clima per le scuole e i restanti 500 milioni alla manutenzione strutturale.

L'associazione sottolinea la necessità di creare mappature integrate dei rischi (sismico, idraulico e idrogeologico), di supportare i piccoli Comuni con task force tecniche e di rendere obbligatorie per legge le prove di evacuazione per scenari sismici e alluvionali, superando l'esclusività delle attuali esercitazioni antincendio per rendere gli studenti protagonisti attivi della prevenzione.