IL NUOVO TREND

Addio panino da casa, la merenda arriva con il rider: il food delivery a scuola fa discutere | I presidi lo vietano, gli studenti protestano

Un video diventato virale sui social mostra un fattorino che consegna il pranzo direttamente in classe, scoperchiando un trend sempre più diffuso tra i banchi ma anche sempre più osteggiato dalle scuole

19 Mar 2026 - 18:02
 © Skuola.net

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C'era una volta il rito del panino preparato a casa, avvolto con cura nella stagnola e infilato nello zaino tra il libro di matematica e il diario. O, per i più fortunati, c'era la corsa a perdifiato verso l'alimentari sotto casa o il bar di fronte a scuola, prima del suono della campanella. Oggi, nell'era del "tutto e subito", la ricreazione sta invece cambiando faccia: la merenda non si incarta, si "ordina" con un tap sullo smartphone.

Il fenomeno è esploso in tutta la sua evidenza nei giorni scorsi, quando sui social network (su TikTok e Instagram in particolare) è diventato virale il video di un gruppo di studenti intenti a farsi consegnare un cartone di cibo da un rider direttamente dalla finestra dell'aula, nonostante la loro scuola lo avesse severamente vietato. Un'immagine che ha aperto il dibattito su una pratica, quella del food delivery a scuola, molto più diffusa di quanto si pensi. E, soprattutto, sempre più osteggiata dagli istituti.

Un divieto che i diretti interessati faticano a digerire: un sondaggio realizzato a caldo da Skuola.net, a cui hanno partecipato 2.859 studenti della community del portale, conferma che ben 8 su 10 sono assolutamente contrari alle restrizioni. 

Il muro dei presidi (ma c’è un motivo)

Mentre gli studenti sognano hamburger, sushi o poke da consumare al banco, i dirigenti scolastici di tutta Italia stanno, infatti, innalzando le barricate a colpi di circolari. Da Nord a Sud, molti istituti stanno mettendo nero su bianco il divieto assoluto di utilizzare servizi di consegna di cibo a domicilio, pena sanzioni disciplinari pesanti. Ma perché tanta rigidità? Le motivazioni del "no" non derivano tanto dall’accanimento contro l'appetito adolescenziale, quanto da precise normative di sicurezza, igiene e responsabilità.

In primo luogo, c'è un problema legato agli accessi negli ambienti scolastici: far arrivare fattorini sconosciuti all'ingresso o ai cancelli dell'istituto impedisce al personale interno di tracciare chi entra e chi esce. In secondo luogo, subentra la questione della tracciabilità degli alimenti: la scuola non può assumersi la responsabilità su cibi preparati all'esterno, trasportati in condizioni non verificabili e potenzialmente rischiosi per chi soffre di allergie. Infine, c'è il fattore disturbo: il viavai di rider durante le lezioni o la ricreazione rischia di paralizzare la normale attività didattica e di sorveglianza.

Gli studenti vogliono sentirsi liberi di ordinare

Ma se i presidi si fanno scudo con il regolamento, gli studenti non ci stanno a passare per semplici trasgressori e sollevano un tema reale: l'inadeguatezza, in molti casi, dei servizi di ristoro scolastici. A fotografare il malcontento ci ha pensato un recente sondaggio di Skuola.net, che ha chiesto direttamente ai ragazzi cosa pensassero di queste restrizioni. Il risultato è una bocciatura netta del divieto.

La stragrande maggioranza degli studenti - oltre l’80% - ritiene, infatti, ingiusta la linea dura delle scuole. Più nel dettaglio, per molti di loro il delivery non è un semplice "sfizio" o una provocazione a favore di social, ma una necessità logistica, visto che parecchi istituti non dispongono di un bar interno, o si trovano in zone periferiche sprovviste di attività commerciali facilmente raggiungibili.

In questi contesti, le uniche alternative al pranzo da casa sono le classiche vending machine (i distributori automatici), che però offrono quasi esclusivamente snack confezionati (patatine, merendine, dolcetti, ecc.): non esattamente il pasto ideale per affrontare sei ore di lezione o per nutrirsi in modo sano.

Per questo motivo, gli studenti chiedono a gran voce un compromesso: poter sfruttare le app di delivery, se non come abitudine quotidiana, quantomeno in caso di "emergenza" - ad esempio, quando ci si dimentica il pranzo a casa o per i rientri pomeridiani - individuando magari orari e punti di consegna prestabiliti che non intralcino le lezioni.

Verso un nuovo modo di fare ricreazione?

L'episodio del rider alla finestra non è quindi solo una goliardata giovanile, ma lo specchio di un profondo cambiamento socioculturale. Racconta di una generazione "on-demand" abituata a delegare alle app anche le necessità più basilari, ma accende anche i riflettori su come (e cosa) mangiano i nostri ragazzi a scuola.

Tra divieti burocratici, panini dimenticati e macchinette distributrici spesso carenti di opzioni salutari, il dibattito è servito. E chissà che, tra una circolare e una protesta, non si trovi il modo di modernizzare anche il rito sacro della ricreazione, garantendo sicurezza senza rinunciare a un pasto caldo, nutriente e gustoso.