Quando mancano sei mesi al termine per l’attuazione dei progetti, l’Italia ha speso meno del 40% dei fondi europei. Bene su borse di studio ed edilizia scolastica, male sul fronte studentati
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Cosa lasciano i miliardi di euro previsti del PNRR al sistema scolastico e universitario? A pochi mesi dalla scadenza prevista per l’attuazione dei progetti - fissata a giugno 2026 - è possibile tracciare un bilancio sulla base del report “Il PNRR per l’Istruzione: a che punto siamo?”, realizzato da Fondazione Agnelli, attingendo ai dati pubblici più recenti (ottobre 2025).
Ad analizzarlo nelle sue principali evidenze è il portale Skuola.net, che rileva come di sicuro avremo (molti) più posti di quelli inizialmente previsti nei servizi educativi della fascia 0-6: 180 mila contro l’obiettivo di 150 mila, ridotti di quasi 100 mila unità rispetto a quello iniziale ma comunque centrato. Al contrario sui posti letti per gli studenti fuorisede si è verificata una autentica sconfitta: l’obiettivo di 60 mila nuovi posti letti è stato dimezzato ma non sarà comunque raggiunto entro i prossimi mesi.
Tuttavia, i ritardi nell’impiego dei fondi è preoccupante su tutta la linea: ad oggi la spesa effettuata per il comparto è pari al 36,6% dei finanziamenti europei previsti, un dato leggermente inferiore alla media generale del PNRR (38,9%).
Già questo basterebbe per entrare in allarme. Ma, entrando più nel dettaglio dei vari “capitoli” in cui si dovrebbe sviluppare il Piano, in molti casi la delusione per quello che sarebbe potuto essere, ma non è stato (almeno per il momento), è palpabile. Se, infatti, da un lato le cose sembrano aver funzionato sul fronte dell’edilizia scolastica e del diritto allo studio (specie se sotto forma di sostegni economici), lo stesso non si può dire per l’innovazione della scuola. Con un “buco nero” rappresentato dall’edilizia universitaria.
I progetti che viaggiano veloci e quelli che procedono a rilento
Analizzando i traguardi raggiunti sinora, emerge un'Italia, ma soprattutto dei settori, che procedono a velocità molto diverse a seconda dell'ambito di intervento. I livelli di avanzamento più elevati si registrano nelle Borse di studio per l’accesso all’Università, che hanno raggiunto il 97,7% della spesa. Seguono la misura Scuola 4.0 (scuole innovative, nuove aule e laboratori) con il 61,6%di completamento e la Messa in sicurezza e riqualificazione dell'edilizia scolastica, al 44,8%.
Al contrario, osservando le percentuali di avanzamento meno elevate, si vedono arrancare soprattutto lo Sviluppo e la riforma delle ITS Academy, fermo al 4,7% (anche sebbene la rete ITS Italy - fanno sapere da Fondazione Agnelli - stimi una spesa reale vicina al 30%) e il potenziamento di Nuovi linguaggi e nuove competenze (8,9%).
Anche la Didattica digitale integrata presenta una spesa modesta, pari al 12% del totale previsto, nonostante il 65% dei finanziamenti riguardi progetti già conclusi o in via di conclusione, suggerendo quindi possibili ritardi nella rendicontazione.
Il “buco nero” degli studentati universitari
Il dato più critico riguarda, però, gli alloggi universitari, dove la spesa PNRR risulta ufficialmente pari a zero. Ma, sebbene non questi numeri disastrosi, forse tutto ciò era prevedibile. La misura dedicata agli studentati, infatti, rappresenta un caso a sé stante per le difficoltà incontrate.
Il provvedimento è progredito con estrema fatica, principalmente a causa della difficoltà iniziale del sistema pubblico nel realizzare strutture abitative per studenti. Questa carenza ha portato a una forte sbilanciamento verso il settore non pubblico: ai privati è stato infatti attribuito l'83% dei finanziamenti, lasciando solo il 17% ai soggetti pubblici.
Alla luce di questi ostacoli, con la revisione del PNRR di novembre 2025, la misura ha subito trasformazioni radicali. Innanzitutto, l’obiettivo finale da raggiungere entro giugno 2026 è stato dimezzato, passando da 60.000 a 30.000 nuovi posti letto.
In secondo luogo, il target non consiste più nella realizzazione fisica degli alloggi, bensì nel trasferimento delle risorse a un gestore finanziario (Cassa Depositi e Prestiti) e nella firma della concessione dei contributi ai beneficiari finali. Infine, sono state aggiunte due nuove misure per la creazione di un Fondo ad hoc per sostenere questo nuovo schema operativo.
Scuola dell’infanzia: più posti, ma con l'incognita dei tempi
Per gli universitari, specialmente se con minori possibilità economiche, negli anni a venire il percorso potrebbe, dunque, continuare a essere in salita. Tutt’altra prospettiva, invece, sembra avere chi sta per entrare nel sistema d’istruzione, ossia gli alunni della scuola dell’infanzia.
Secondo le previsioni del Governo, infatti, i 3.777 progetti specifici per i più piccoli approvati dovrebbero portare alla creazione di 183.804 nuovi posti per la fascia 0-6 anni, superando l'obiettivo target del PNRR fissato a 150.480. Nello specifico, ci saranno: ben 108.950 posti dedicati agli asili nido (fascia 0-2 anni), 32.131 posti per le scuole materne, 42.723 posti in centri polifunzionali.
Il Piano, inoltre, vuole rispondere a una forte esigenza di equità territoriale. Cosicché, nelle regioni del Mezzogiorno si concentra quasi il 58% dei progetti e il 56% del finanziamento PNRR (pari a circa 2,4 miliardi di euro su un totale di 4,3 miliardi). Regioni come Campania (598 progetti), Sicilia (371), Calabria (413) e Puglia (328) sono le principali beneficiarie di queste risorse per colmare i divari infrastrutturali storici.
Ma, anche qui, c’è comunque un però. Perché, nonostante l'ampia assegnazione di fondi, la maggior parte dei progetti risulta ancora in una fase intermedia. A ottobre 2025, solo il 13% circa delle risorse PNRR riguarda progetti già conclusi o in fase conclusiva. Mentre la stragrande maggioranza dei finanziamenti (78,2%) è legata a progetti ancora nelle fasi di affidamento o esecuzione.
Il rischio, perciò, è che i tempi medi per la realizzazione di opere pubbliche di questa entità (circa 2 anni e 1 mese) possano sforare la scadenza di metà 2026, lasciando incompiuta una parte significativa degli asili previsti.
Nei mesi a venire, dunque, se la sfida per il mondo dell’università sarà quella di saper sfruttare il ridimensionamento degli obiettivi per portare a casa almeno un risultato accettabile, quella per l'infanzia si tradurrà in una corsa contro il tempo per trasformare i cantieri aperti in posti reali per le famiglie italiane.