BASTA VIOLENZA

Decreto Sicurezza: 8 giovani su dieci approvano le nuove misure

Un instant poll di Skuola.net su oltre 1.000 ragazze e ragazzi evidenzia un consenso quasi plebiscitario verso le norme proposte dal governo per il contrasto alla violenza. Stanchi di bullismo e baby gang, i giovani chiedono più severità. Tra i commenti spopola “Era ora”

09 Feb 2026 - 13:06
 © agenzia

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Altro che ribelli o insofferenti alle regole. Di fronte all’escalation di violenza che sta attraversando il nostro Paese, e che purtroppo include sempre più anche le scuole, la Generazione Z si scopre, a sorpresa, grande sostenitrice dell’ordine.

Il nuovo Decreto Sicurezza, varato dal Governo per contrastare (anche) la criminalità giovanile, incassa infatti un’approvazione schiacciante da parte dei più giovani: a rivelarlo è un instant poll condotto da Skuola.net, che ha coinvolto oltre 1.000 ragazze e ragazzi della community, chiedendo loro un giudizio “a caldo” sul provvedimento appena presentato.

Il risultato non lascia spazio a interpretazioni: l’84% dei partecipanti si dichiara d’accordo con la stretta. Solo una minoranza - pari al 16% - ritiene le misure eccessive o sbagliate.

Cosa cambia per i giovani: la stretta su armi e presidi

Ma cosa prevede il pacchetto che ha convinto così tanto i ragazzi? Il Decreto tocca nervi scoperti della quotidianità giovanile.

Si va dall’inasprimento delle pene per chi detiene armi o oggetti atti a offendere (anche coltellini o strumenti impropri, spesso protagonisti di fatti di cronaca scolastica), alla resistenza a pubblico ufficiale, fino al potenziamento del cosiddetto “Daspo urbano”, anche per i minori sopra i 14 anni, e a misure più severe contro le occupazioni abusive e i blocchi stradali.

Un giro di vite che punta a disarmare – metaforicamente e letteralmente – le “baby gang” e i violenti, che spesso terrorizzano i coetanei. A tal proposito, il risultato dell’instant poll conferma quanto tra le nuove generazioni ci siano più vittime che carnefici e quindi, comprensibilmente, si percepisca l’esigenza di essere tutelati.

Infatti, secondo lo studio Espad - realizzato dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr - sono circa 87 mila gli studenti tra i 15 e i 19 anni che l’anno scorso hanno usato coltelli e in certi casi altre armi “per ottenere qualcosa da qualcuno”. Il 3,5% dei 2,5 milioni di ragazzi e ragazze che frequentano le scuole superiori italiane.

Il sentiment sui social: in tanti dicono “Era ora”

A riprova di questo atteggiamento votato al rigore, basta dare uno sguardo ai commenti lasciati dagli stessi studenti sui canali social di Skuola.net.

Da cui emerge chiaramente come la richiesta di sicurezza superi di gran lunga il desiderio di libertà assoluta. La paura di essere vittime di aggressioni, a scuola o fuori, sembra così spingere i ragazzi a chiedere allo Stato l’adozione di una “linea dura”.

Non a caso, tra le reazioni più frequenti spicca un liberatorio “Era ora”, ripetuto da moltissimi utenti, segno dell’attesa per l’arrivo interventi concreti contro l’impunità. C’è chi scrive, poi, un lapidario “Tutto giusto”, approvando in blocco il pacchetto. E chi si lascia andare a manifestazioni di soddisfazione più colorite - come “Godo tanto”- interpretando le nuove norme come una rivincita della legalità contro i bulli.

Non c’è traccia, dunque, almeno nella parte più consistente del campione, di una solidarietà generazionale verso chi commette reati. Al contrario, prevale la voglia di distinguersi: la stragrande maggioranza dei giovani "per bene" non vuole essere confusa con la minoranza rumorosa e violenta che riempie le pagine di cronaca nera. E per farlo, chiede che le regole siano certe e, soprattutto, rispettate.

Il coro del “No”: repressione inutile senza educazione

Non mancano, però, le voci fuori dal coro. Per qualcuno, infatti, la “linea dura” rischia di trasformarsi in uno specchietto per le allodole. Tra i commenti critici raccolti da Skuola.net emerge soprattutto il timore che la scuola e le città si trasformino in contesti militarizzati, senza però risolvere le cause profonde del disagio.

“Punire e basta non serve a niente se non ci insegnate a stare al mondo”, scrive uno studente, sintetizzando il pensiero di chi avrebbe preferito investimenti in psicologi e prevenzione piuttosto che in metal detector e sanzioni.

Altri, invece, puntano il dito contro il rischio di una deriva autoritaria: “Così si crea solo paura, non rispetto. La violenza si combatte con la cultura, non con il carcere facile”.

Un monito che arriva forte e chiaro: per questa minoranza, la sicurezza imposta con la forza è destinata a durare poco se non accompagnata da un vero patto educativo.

Dietro il rigore c’è una richiesta di aiuto

Secondo il portale studentesco, comunque, il dato dei favorevoli è talmente netto da rappresentare un caso sociologico. “Siamo abituati a pensare ai giovani come a una categoria che soffre l’autorità”, sottolinea il direttore di Skuola.net, Daniele Grassucci, “ma questi numeri ci raccontano un’altra storia. I ragazzi sono le prime vittime della violenza minorile: sono loro a subire le prepotenze dei coetanei in classe, sui mezzi pubblici o il sabato sera. Appoggiando misure così severe, ci stanno dicendo che non si sentono sicuri e che, pur di avere protezione, sono disposti ad accettare limitazioni e controlli più rigidi. È una richiesta di aiuto che le istituzioni non potevano più ignorare”.