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Dad, la maggior parte dei genitori si lamenta: i nostri figli distratti e isolati

Solo 3 famiglie su 10 sono contente di come è stata gestita la didattica a distanza. I risultati in un'indagine dell'Istituto Demopolis che ha coinvolto anche gli insegnanti e che mostra cosa non ha funzionato, dal punto di vista degli adulti, negli ultimi dodici mesi di scuola

coronavirus scuola casa online
Afp

Oltre un anno di pandemia e la parola Dad, che fino a qualche tempo fa appariva come un acronimo incomprensibile, è diventata parte integrante del nostro vivere quotidiano. Nonostante ciò molti bambini e ragazzi e, di riflesso, le loro famiglie hanno ancora parecchi problemi a familiarizzare con le nuove modalità d'apprendimento; spesso per ragioni 'strutturali' (limiti tecnologici in primis), ma non solo. Per questo, a distanza di oltre dodici mesi dalla prima 'campanella digitale', solo 3 genitori su 10 promuovono la didattica a distanza vissuta dai propri figli. A dirlo un'indagine condotta dall’Istituto Demopolis, per l’impresa sociale "Con i Bambini", su un campione composto da 2.004 intervistati, all’interno del quale troviamo, genitori con figli minorenni, insegnanti e rappresentanti del terzo settore.

Famiglie e insegnanti dicono la loro sulla Dad

Perché la ricerca - come sottolinea il portale Skuola.net, che ha sintetizzato i dati principali dello studio - ha voluto indagare l'effetto Dad in modo sistemico, coinvolgendo tutti i co-protagonisti del fenomeno (i protagonisti sono ovviamente gli studenti). Tutti quanti costretti, seppur in misura diversa, a mettersi in discussione e a portare avanti una storia che fino a quel momento non aveva fatto parte della propria vita. Quel che appariva scontato e quasi banale, come il suono della campanella, le relazioni tra compagni e con i prof o un’interrogazione faccia a faccia con gli insegnanti, sono diventate situazioni difficili da trasportare nel digitale. C’è chi ha dovuto iniziare a scrivere e a leggere da dietro lo schermo di un computer, chi - con tutte le difficoltà del caso - ha promosso nuovi metodi di insegnamento e ha cercato di reinventare il mestiere dell’insegnante. Senza dimenticare il ruolo fondamentale e indispensabile della famiglia, del suo apporto e della capacità che ha dovuto sviluppare per organizzare una nuova vita nel bel mezzo della pandemia da Covid-19.

 

Dad, un anno dopo: da parte degli studenti disuguaglianze e disaffezione

Secondo lo studio condotto dall’Istituto Demopolis, emerge un dato fondamentale su cui concorda gran parte degli intervistati: la Dad non ha garantito un apporto omogeneo a tutti gli studenti. Troppe le disuguaglianze e le difficoltà riscontrate nel corso dei dodici mesi scorsi, che hanno portato a un notevole disaffezionamento degli studenti nei confronti dell’istituzione sociale primaria. L’esperienza è stata valutata in maniera negativa da tutte le categorie prese in considerazione. In particolare, come detto, è evidente che i genitori di figli in età scolastica hanno percepito la situazione data dalla Dad in maniera decisamente ostile: il 60% giudica negativamente l’esordio della didattica a distanza, solo il 34% la valuta in maniera positiva.

 

I dati cambiano sensibilmente se prendiamo in considerazione la risposta date dagli insegnanti: il 48% ha infatti guardato alla Dad con positività, avendo dato un apporto costruttivo alla didattica. Rimane, comunque, alta la percentuale di maestri e professori che reputano non adeguata l’esperienza dell’ultimo anno (42%).

 

Il campione, però, si ricompatta sull'analisi della Dad nella sua seconda fase di sviluppo. Dopo la traumatica risposta all'emergenza, l'organizzazione sembra essere nel tempo migliorata. Tra i genitori, a pensarla così è il 67%; tra gli insegnanti il dato sale ancora e si attesta al 79%. L’opinione rimane positiva anche riguardo alla realizzazione di una maggiore autonomia nell’uso delle tecnologie da parte dei ragazzi: il 57% dei genitori, ad esempio, reputa l’esperienza come un accrescimento importante delle conoscenze dei figli.

 

Genitori vs. insegnanti: criticità a confronto

Notevoli criticità, invece, sono state riscontrate su due fronti in particolare: la durata dell’orario scolastico e il reale accesso alle lezioni. Se, in generale, il 31% dei genitori (comunque non pochi) l’orario scolastico è stato eccessivamente ridotto, tra le mamme e i papà degli alunni delle scuole elementari si arriva al 42%. Diverso il pensiero degli insegnanti, che reputano adeguata la durata delle lezioni.

 

Mentre è ben il 51% dei genitori a giudicare non sufficienti le possibilità di accesso alla Dad da parte di tutti gli studenti. Una problematica che, per gli insegnanti, è da imputare nella scarsa dotazione tecnologica da parte delle stesse famiglie (68%). Per le famiglie, invece, ciò è causato soprattutto dalla poca padronanza tecnica degli insegnanti nella gestione di piattaforme e sistemi d'insegnamento (48%).

 

I genitori, inoltre, lamentano situazioni che, a distanza di un anno, non sono ancora state prese in considerazione e che, a loro avviso, hanno portato gli studenti alla disaffezione totale nei confronti della scuola. Tra queste viene messe in cima alla lista la distrazione dei ragazzi durante le lezioni a causa di chat, social e altre attività che è possibile svolgere in concomitanza con la Dad (la riporta il 73% del campione). Ancora più incisiva nel contribuire a vivere in maniera negativa l’esperienza della didattica a distanza è stata l’assenza totale delle relazioni con i compagni (citata dall'83%). Una vita sociale che con i vari lockdown è stata quasi totalmente azzerata e che nello studio porta a un bassissimo livello di attenzione e a una grande fatica nel seguire le lezioni (è così per il 65%).

 

SOS disuguaglianza e isolamento

Tutti fattori che, presi assieme, hanno portato i protagonisti della Dad, specie gli studenti, a vivere in maniera complessa e disagevole l’ultimo anno di scuola. Secondo il vicepresidente di "Con i Bambini", Marco Rossi-Doria, la responsabilità di questa triste avventura è di tutta la comunità: “Occorre implementare e consolidare patti educativi, alleanze nel tempo tra scuola, famiglie, civismo educativo e istituzioni locali, per uscire da questa crisi ma soprattutto per costruire una società più equa, matura, responsabile”. Perché, alla fine, dai dati emersi dalla ricerca di Demopolis emerge una consistente frattura nel Paese, fatta di disuguaglianze e difficoltà a reperire gli strumenti fondamentali per un approccio congruo allo studio in Dad. Una situazione a cui nessuno può rimanere indifferente, soprattutto se pensiamo agli effetti che l’isolamento e l’abbandono della vita sociale avranno sui nostri studenti nel medio-lungo periodo.

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