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Borsa di studio: a bocca asciutta 40 mila studenti in difficoltà

Dal 2009 al 2013, 1 su 4 degli aventi diritto non ha ricevuto la borsa di studio: mediamente circa 40 mila studenti.

-  La borsa di studio pesa sempre meno. Tra il 2009 al 2013 sono stati migliaia gli studenti che, pur avendone diritto, non hanno usufruito di sussidi economici da parte delle università italiane. Nel Rapporto sulla Condizione Studentesca 2015 del CNSU risulta che in questo periodo si è generato uno squilibrio tra gli idonei alla borsa e gli effettivi “borsisti”, creando una profonda disparità tra vincitori e idonei e generando la singolare figura, tutta italiana, dell’”idoneo non vincitore”, lo studente con i requisiti per accedere all’aiuto economico ma tagliato fuori per mancanza di fondi. E se solo nell’anno 2011-2012 si è registrata una caduta a picco nel numero di beneficiari, in questi anni il trend non è stato positivo anzi, il contrario. Lo segnala Skuola.net.

Borsa di studio: a bocca asciutta 40 mila studenti in difficoltà

Dall’a.a. 2009/2010 al 2013/2014, 1 su 4 degli universitari in difficoltà economiche non ha ottenuto la borsa di studio. In media 40mila studenti sono stati tagliati fuori dagli interventi per il diritto allo studio. Escludendo l’anno nero 2011/12 in cui si è riscontrato un picco negativo comune in tutta la penisola, nel corso degli anni in esame le regioni italiane hanno garantito agli studenti una copertura media di borse tra il 70-80%. Tra le regioni più virtuose la Toscana, l’Emilia-Romagna e la Basilicata: tra il 2009 e il 2013 infatti hanno mantenuto un trend positivo con una copertura dei sussidi pari al 100%. Ad attestarsi invece come le regioni peggiori la Calabria (48,8%) e la Campania (44,2%) che negli ultimi 3 anni hanno sfiorato a malapena una copertura media del 50%.

Le regioni del Sud, solitamente indicate come realtà con un welfare studentesco basso, confermano il dato. Qui prendendo in esame l’anno accademico 2013/14, mediamente il 42% degli aventi diritto, quasi la metà, è rimasto a bocca asciutta. In Campania la copertura della borsa ha interessato 1 idoneo su 2. Solo 2 su 5 hanno ricevuto il supporto tra gli idonei della Calabria. Addirittura, in Sicilia 2 su 3 hanno dovuto rinunciarci. Va leggermente meglio per le regioni del centro-nord. Il Lazio ha garantito la copertura delle borse al 77% .In Lombardia per il 90%. Nell’analisi totale, in Italia si è corrisposta la borsa al 75% degli idonei.

Ma se la media delle coperture delle borse è questa, quanto si spende per sostenere gli studi nelle varie realtà regionali? I dati disponibili prendono a riferimento l’a.a. 2012/13: l’importo medio elargito è stato di 3.422 €. Per uno studente fuori sede sono investiti 5.053 € a fronte della copertura delle spese per una vita al di fuori delle “cure familiari”, 2.785 € per un pendolare e infine 1.904 € per uno studente in sede. Questi i dati medi calcolati dall’Osservatorio Regione Piemonte, su elaborazione dati Miur. Anche in questo caso, di regione in regione i numeri variano. Emilia Romagna, Lazio e Lombardia sono quelle che hanno investito di più spendendo oltre 50 milioni di euro, mentre le regioni del Sud arrancano, sebbene il numero di iscritti sia abbastanza alto. Non si può dire lo stesso del fondo cassa destinato all’aiuto economico, che si aggira sui 20 milioni di euro.

Dal rapporto emergono due ulteriori dati allarmanti, legati tra loro: la diminuzione del numero di idonei alla borsa di studio e il crollo del numero dei studenti borsisti. «Grave è il numero di studenti idonei non beneficiari: negli ultimi 4 anni il numero di idonei è diminuito del 4,16% mentre quello dei borsisti è crollato del 9,17%». Di fatto una nota dolente per il welfare studentesco. Come si legge sul rapporto, infatti, uno dei problemi del sistema del diritto allo studio in Italia risiede nei bandi regionali. In alcuni casi, si basano solo su coefficienti di merito senza tenere in considerazione l’ISEE. A questo si aggiunge inoltre la tempistica di uscita dei bandi associata ai tempi dell’erogazione dei sussidi, che spesso coincidono con gli abbandoni degli studi per mancanza di interventi economici al tempo necessario.

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